Il Decadentismo indica quel periodo che, dalla fine dell'Ottocento fino ai primi decenni del Novecento, segnò la "crisi" della cultura e dell'arte. Il termine Decadentismo, lungi dall'essere una censura moralistica o un monito spregiativo, trae origine da una rivista " Le Decadent" cui facevano capo le avanguardie francesi dal 1880 e per quasi tutto il decennio successivo. Il movimento, portatore di una critica provocatoria verso le culture dominanti e conservatrici, di fatto si connotava come entità di stimolo e di riflessione. E, in realtà, come già l'Illuminismo ed il Romanticismo avevano messo in discussione di volta in volta elementi delle culture che li avevano preceduti così il Decadentismo dava rilievo ad altri valori e soprattutto paventava e criticava la perdita di riferimenti certi, di identità e di prospettive. In Italia le maggiori figure di intellettuali si proposero con peculiarità proprie e affatto omogenee. Carducci (1835-1907) vagheggiava le stagioni eroiche e positive del passato. D'Annunnzio (1863-1938), fautore della età tardorinascimentale e barocca trascurava la " Roma dei Cesari". Pascoli (1855-1912) vagheggiava l'età alessandrina del mondo greco o l'ultimo periodo dell'Impero romano. Il Decadentismo, quindi, si trovava ad abbracciare molti aspetti sovente anche contraddittori della cultura europea di fine Ottocento. Cadevano la fiducia nella scienza e l'illusione che da essa potessero venire certezze ottimistiche . Conviveva accanto al protagonismo un senso di abbandono. Il malessere e la rinuncia si trovavano a coesistere con un'ansia di ricerca problematica. Infine, la rievocazione mitologica esasperava un'analisi sofferta della quotidianità e della sua pochezza. Eppure il languore crepuscolare di molti autori si rivelava pieno di carisma grazie allo slancio alla fiducia e al vitalismo che l'impegno creativo stesso conferiva.