Il Simbolismo pittorico
Post n°39 pubblicato il 28 Novembre 2011 da nye.oldham
Alla fine degli anni Ottanta del XIX secolo si affermò, in Francia , il Simbolismo. Era una corrente artistica che, legata al pensiero filosofico e letterario contemporaneo, si propose come movimento antitetico all' Impressionismo e agli altri modelli pittorici naturalistici. Per i Simbolisti l'arte doveva essere l'espressione di un'idea astratta desunta dal connubio fantasioso tra esperienza e stato d'animo. L'intimo sentire individuale, dunque, le regioni profonde della coscienza umana potevano essere indagate e rappresentate. Ne venne, per la prima volta, una pittura raffinata epperò ricca di simboli mitologici, religiosi e di suggestivi elementi sospesi tra la realtà ed il sogno. La natura oggetto di straordinarie esperienze L'ultimo decennio del XIX secolo vide l'affermarsi, in tutta Europa, di un disagio e di un malessere verso le culture dominanti che trovò espressione nella ricerca di argomenti insoliti segnati, tuttavia, dalla indagine introspettivaa e da una visione schietta della realtà. Giovanni Pascoli nella prima edizione di Myricae ( 1891) proponeva la riscoperta di un quotidiano intessuto di suggestioni simboliche. Allo stesso modo il pittore Plinio Nomellini caricava di lirismo e musicalità le sue rappresentazioni della natura. E questa ricerca di spiritualità, l'appassionarsi alle manifestazioni del mondo naturale lontano dal chiasso dei grandi centri urbani accomunava molte figure di artisti. Lo stesso Nomellini collaborò dal 1903 al giornale lo " Svegliarino", già dato alle stampe dal 1896, diretto dal Ceccardi e utilizzato da Pascoli, che già preferiva la vita di campagna, e da altri autori che esprimevano con malinconia riflessioni e tristi presentimenti sull'avvenire dell'umanità. Ma più ancora, uomini come Puccini, Mascagni, Eleonora Duse, D'Annunzio, Sem Benelli e lo stesso Nomellini, che solevano riunirsi a Torre del Lago fino dal 1902, crearono uno stile poetico e artistico particolare nelle arti come nella musica che parlava ad un universo più grande e stimolava alla riflessione e alla elaborazione lirica dei temi dell'esistenza e della natura. Nomellini superò le grandi esperienze dei decenni precedenti e con la tecnica Divisionista ricca di improvvise accentuazioni di colori secondo uno stile personale, che egli autodefinì " idealista", conferì spiritualità alle sue opere. Con la Crisi dell'Impressionismo, che si era affermato nel 1874 e che proponeva una pittura fatta all'aria aperta " en plai air" per riprendere la luce naturale e le sue infinite variazioni di intensità e di effetti, si aprirono nuove possibilità di ricerca. E all'ultima mostra Impressionista del 1886 arrivarono anche opere di Gauguin, di Signac e Seurat causando la defaillance ed il ritiro di Monet, Renoir e Alfred Sisley. Tuttavia il critico Fenix Feneon non solo apprezzò ma coniò il termine di Neoimpressionismo per l'opera di Seurat " Una dimanchè d'etè a' la Gande Jatte ( 1884-1886). Seurat fu portatore della tecnica chiamata " Pointillisme" realizzata sugli studi ottici di Helmholtz e Rood. In efetti il colore veniva applicato sulla tela accostando infiniti puntini di colori primari evitando di miscelare le paste cromatiche sulla tavoloza dal momento che la compattazione dell'immagine si sarebbe verificata negli occhi dell'osservatore. Questa tecnica, rispetto all' Impressionismo, venne ritenuta fredda e distaccata. In Italia il Neoimpressionismo divenne Divisionismo. L'artista traduceva in pittura la riflessione ed il messaggio spirituale stimolato dalla visione della natura. Vittore Rubicy de Dragon avrebbe affermato che "....l'artista ha per obbiettivo di esprimere quelle entità assolute che si chiamano idee...gli oggetti che concorrono ad esprimerle non devono avere altro....che il valore di oggetti". Tramontava, per molti aspetti, la predilezione naturalistica a vantaggio dell'esaltazione della luce vista come l'elemento più consono per l'espressione della spiritualità insita nel mondo materiale. Con Giuseppe Pellizza da Volpedo il Divisionismo raggiunse un carattere particolarmente suggestivo dove la quotidianità si stemperava fra realtà e immagine ideale.
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