Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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I primi venti anni del XX secolo

Post n°63 pubblicato il 11 Gennaio 2012 da nye.oldham

L' Europa del primo decennio del Novecento conservava ancora la sua centralità nell'economia mondiale. Tuttavia, in alcuni settori, acquistarono via via preminenza altre nazioni insediando l'egemonia europea. Gli Stati Uniti, da soli, arrivarono a produrre il 41% del carbone contro il 51% dato annualmente dall'Europa intera. Se nel 1890 l'estrazione del petrolio, elemento primario per la fuonzione dei motori a scoppio, raggiungeva i dieci milioni di tonnellate nel 1914 raggiunse i 50 milioni di tonnellate di cui 1/5 transcaucasico e rumeno e ben 4/5 americani. Inoltre, sempre americani erano il 40% del ferro e del rame di cui necessitava la sempre maggiore produzione di elettricità. Il XX secolo si affacciava su nuove e diversificate realtà. E oltre il crescente bisogno di energia e di materie prime si stava verificando un forte incremento della popolazione mondiale. Fra il 1890 ed il 1910 la Germania vide crescere i propri abitanti da 49 milioni a 65 milioni; gli USA da 63 a 92 milioni, la Gran Bretagna da 38 a 46 milioni, l'Italia da 28 milioni a 32 e la Russia da 65 a 115 milioni. Un nuovo scenario con riepercussioni planetarie venne determinato dalla politica imperialistica degli Stati Uniti e del Giappone ma varie furono le nazioni che pure esercitarono un tenace colonialismo. I paesi più industrializzati entrarono politicamente in concorrenza e da una rivalità economica si arrivò al primo conflitto mondiale che portò a gravissimi dispendi di energie e di vite umane. Paradossalmente il progresso tecnologico rese il conflitto molto più cruento moltiplicando tragicamente a dismisura la perdita di combattenti. Talora la sperimentazione di nuove macchine belliche non portava ai risultati sperati e finiva per compromettere le strategie invece già consolidate. E le conseguenze della guerra, che causò quasi dieci milioni di morti, furono enormi e vennero determinate dalle vicende stesse. Infatti crollarono, sfiniti e depauperati dal conflitto, gli Imperi Germanico e Austroungarico; l'Impero Zarista e quello Ottomano. La Russia esplose con l'insurrezione di ottobre 1917 e l'influsso ricadde immediatamente sulle sezioni socialiste dei paesi d'Occidente. E mentre i disagi e la penuria di derrate portò alla terribile epidemia chiamata "Spagnola" le necessità belliche avevano indotto tecnici, scienziati e inventori a progettare e sperimentare nuove macchine come i carri armati e insolite sostanze chimiche  come i gas tossici destinati anch'essi alle offese in battagglia. Ma si giunse anche al perfezionamento di macchine e strumenti che sarebbero stati, decisamente , utili al progresso dell'umanità come l'aeroplano. Uno dei primi esemplari venne messo a punto fin dal 1903 dai fratelli Wright. L'eccezionale velivolo era destinato ad un continuo ed incessante perfezionamento e, per la gloria dell'Aeronautica civile e militare, a regnare nei cieli del mondo e oltre fino ai giorni nostri. Inoltre la necessità di mobilitare sempre più persone portò all'impiego maggiore  di forza-lavoro femminile e alla conseguente professionalizzazione  e crescente emancipazione delle donne. Ecco che le necessità della guerra interessarono e condizionarono ogni aspetto della vita civile. Il conflitto stimolò altresì nuove e molteplici iniziative come la rigida regolamentazione degli esercizi pubblici e privati. Per esempio, l'adozione dell' ora legale, funzionale al risparmio energetico, fu proposta da Banjamin Franklin e venne osteggiata perchè i produttori di candele vi si opposero. Fu comunque sperimentata per 4 anni dal 1916 fino all'abolizione per le proteste dei lavoratori fra cui gli operai della FIAT. Oggi l'ora legale è adottata ogni anno dai paesi europei. In sintesi, dallo spaventoso travaglio della I Guerra Mondiale le nazioni uscirono con " attese e speranze contraddittorie". E se da un lato si avvertiva la necessità di una svolta e di intraprendere nuovi percorsi poi la riappacificazione era dura da realizzare: popoli e governi tendevano a colpevolizzare "gli altri" paesi per la responsabilità del conflitto. Arrivò, dunque, la inevitabile svolta  storica e determinò la fine del primato europeo. Il liberismo economico e il liberalismo politico, così come erano stati fino al 1914, entrarono in crisi. Le eredità e i lasciti della I Guerra Mondiale  furono molti di cui alcuni oltremodo significativi. Infatti in ogni paese si era rafforzato l'intervento delle autorità statali nella vita civile, politica ed economica. La stampa cominciò ad essere sottoposta a censura preventiva per scongiurare ogni disfattismo e col tempo venne soffocata ogni libertà di critica. Ma, in  guerra, appariva il male minore tanto che divenne una regola salutata, sovente, come guida utile, rassicurante e avveduta. Anche in Inghilterra le preoccupazioni belliche avevano indotto le autorità governative ad una capillare attività di controllo talchè alla fine del 1917 erano ormai pochi i settori pubblici e perfino privati a non essere oggetto dell'invadenza pressante dello Stato. Avvenne che cantieri navali, ferrovie, produzione carbonifera e oltre 200 fabbriche fossero nazionalizzate o venissero direttamente controllate dallo Stato. Sempre lo Stato provvedeva, inoltre, all'acquisto di ben 9/10 delle merci di importazione. Si trattò, quindi, per tutte le nazioni impegnate nello sforzo bellico, di mettere in atto una grande mobilitazione civile finalizzata al successo delle operazioni e al conseguimento della vittoria finale. Non a caso si parlò di "fronte interno" in riferimento alla massiccia partecipazione civile che ogni nazione mise in essere per sopperire alle necessità della guerra. Quindi si giunse a un rafforzamento degli apparati  statali con la creazione di nuovi ministeri e una serrata attività di controllo che se prima del 1914 sarebbe stata inamissibile dopo il conflitto divenne stabile per la sua forza rassicurante, l'efficienza organizzatrice e la capacità di aggregazione sociale. Rimase radicato, infatti, nell'immaginario collettivo dei popoli il timore di cadere ancora negli orrori di un conflitto e un diffuso, ancorchè relativo, bisogno di pacificazione.

 
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