Nel 1928 l'architetto e designer Giò Ponti (Milano 1891-1979) fondò la rivista Domus. Il giornale acquistò subito un grande consenso e rappresentò poi uno dei più importanti centri di dibattito culturale dell'architettura e del design italiani della seconda metà del Novecento. E in un articolo, apparso sulla rivista nel 1935, Giò Ponti scriveva: " Questo è il momento nel quale la produzione italiana può imporsi definitivamente sul mercato italiano. Le sanzioni inducono ad un salutare ripudio di molte produzioni estere. Ma questo non deve significare un fatto negativo, una rinuncia...... Deve significare invece una alacre e accorta sostituzione di produzioni italiane a produzioni straniere e di qualità italiane a qualità straniere. I migliori produttori italiani debbono lanciare coraggiosamente la produzione italiana, proprio oggi che le sanzioni ci proteggono dalla concorrenza straniera". Questo discorso obbediva ad un interesse economico-strategico, a una nuova consapevolezza della importanza del design e del valore aggiunto conferito alle produzioni industriali e derivato dalla creatività, dallo studio e dalla ricerca di artisti e professionisti. Lo scritto rivela, altresì, la crescente attenzione riservata al prodotto italiano e la necessità di promuovere presso il pubblico sia gli articoli legati alle arti minori, decorative e d'arredo che i prodotti industriali come automobili e oggetti di più largo uso quotidiano. Le parole di Ponti, condite di un salutare patriottismo, cadevano opportune perchè l'Italia, dopo l'embargo stabilito da una risoluzione della " Società delle Nazioni", si trovava a dover affrontare un periodo di austerità. Le sanzioni, causate dall'intervento italiano in Etiopia, entrarono in vigore dal 18 novembre del 1935 e vennero, in realtà, applicate poco seriamente. Furono osservate con una strategia, peraltro, poco correttta solo dalla Gran Bretagna che ne ottene infine una grande perdita di prestigio. Gli Stati Uniti e la Germania hitleriana si schierarono a favore dell'Italia garantendo un flusso pressoché regolare di merci. Anche l' URSS e la Polonia rimasero aperte all'Italia. La Stampa italiana giudicò " inique" le sanzioni che tuttavia non contemplavano il blocco per materie di primaria importanza. Si giunse, invece, ad a una maggiore solidarietà e compattezza del tessuto sociale del paese rinvigorendo l'orgoglio nazionale. In questo contesto attecchì il pensiero e l'attività di uomini come Giò Ponti. E per quanto Mussolini avesse proposto un " piano di economia autarchica" che sfruttasse solo le risorse reperibili sul territorio nazionale per le industrie metallurgiche, chimiche e meccaniche fu il mondo delle piccole e medie imprese e più in generale della industria leggera a sviluppare quel design precursore del " Made in italy" così apprezzato dai mercati internazionali. Allora innumerevoli e prestigiose figure di alta professionalità e creatività, nei settori più diversificati, s'imposero con le loro idee e con grande intrapendenza. Utile ricordare, fra i tanti, l' ingegnere Alfonso Bialetti che nel 1919 aveva fondato a Verbania la " Bialetti&C.", specializzata nella produzione di semilavorati di alluminio, che arrivò a portare sui mercati nazionali ed esteri oggetti d'uso comune frutto di alta progettualità. Dante Giacosa (1905-1996) ingegnere e designer, uno dei maestri della scuola motoristica italiana, progettò la FIAT 500. Era il 1936 e la vettura, subito chiamata " Topolino", divenne una delle utilitarie più diffuse e longeve della industria automobilistica del nostro paese. E nel 1939 fu la volta della FIAT 508 Balilla. Dante Giacosa si laureò in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Torino nel 1927. Entrò alla FIAT come disegnatore progettista e raggiunse gradualmente i massimi livelli dirigenziali conservando sempre tutto il suo entusiasmo che, per la gioia dei suoi collaboratori e delle nuove generazioni di disegnatori, non mancava di esplicitare: " Dirigere gli uffici tecnici della FIAT non significa per me, semplicemente, fare il direttore ma sviluppare in proporzioni di gran lunga maggiori il " mio" lavoro, ideare, pensare a tutta l'attività che è peculiare del progetto....Progettare è anche valutare le difficoltà, individuare i problemi essenziali, ricercare le diverse soluzioni possibili e selezionare quelle che appaiono in grado di risolverli nel modo più semplice e completo".