In Italia l'architettura razionalista si affermò contestualmente all'evoluzione del fascismo. Aveva avuto importanti premesse nel Werkbund fondato a Monaco nel 1907. Gradualmente, a dispetto del primo conflitto mondiale, era stata importata in tutte le maggiori nazioni europee. Poi ebbe il suo apice nell'esperienza del Bauhaus (1919) di Weimar che fu una scuola e una grande palestra per intellettuali e molti giovani artisti europei. Il Razionalismo fu, dunque, una corrente artistica di ampiezza europea e riguardò soprattutto l'architettura. Il suo successo derivò dalla volontà di realizzare un'arte libera, utile e funzionale ai bisogni dell'uomo. Molteplici le premesse. Tutt'altro che omogenea la sua evoluzione con manifestazioni differenti da paese a paese. Univoca, invece, l'osservanza della semplicità e della linearità dei volumi. E il tema distintivo rimase sempre l'osservanza della corrispondenza tra forma e funzione, l'utilizzo prevalente delle moderne tecnologie, l'abolizione del decorativismo e lo studio e la ricerca della standardizzazione. Anche per il fascismo, la cultura politica predominante in quel momento storico in Italia, l'architettura doveva connotarsi di utilità sociale e fu, per questo, particolarmente incentivata rispetto alle altre arti. E per quanto non ci fosse una vera e propria arte fascista e le autorità tendessero a coinvolgere professionisti e architetti con allettanti progetti finalizzati all'acquisizione del consenso politico si giunse lo stesso all'idea di un'architettura unitaria di stato. Si arrivò ad osservare, uniformemente su tutto il territorio nazionale, alcuni fondamentali valori estetici. Le strutture architettoniche dovevano essere lineari, sobrie e insieme monumentali. Ci fu anche un esplicito richiamo alla classicità rinascimentale nel tentativo di perpetuare una " ideale continuità tra passato e presente". Allora il Razionalismo fornì il linguaggio idoneo da adottare nonchè le linee guida da seguire per una duplice coincidenza. In primo luogo il Razionalismo, in Italia, si era affermato quasi contemporaneamente al fascismo ed era stato ritenuto, spesso, il suo precipuo stile artistico. Inoltre molti giovani architetti italiani, che si erano formati alla scuola del Bauhaus, entusiasti delle promesse di rinnovamento e libertà artistica che tanto il pensiero razionalista quanto la giovane ideologia fascista sembravano garantire, aderirono con impegno e convinzione ai progetti del regime. Quindi rifiuto degli aspetti più monotoni delle tradizioni e voglia di cambiamento verso la modernità e l'uso delle nuove tecnologie furono il caposaldo della fiducia nella emancipazione del paese che sembrava in grado, ormai, di poter raggiungere anche economicamente una posizione paritaria con le altre grandi nazioni europee. Tuttavia l'Ecclettismo storicistico nazionale, ben lungi dall'essere scardinato, compromise e limitò la piena espressione dell'architettura razionalista. Col risultato che il panorama dell'architettura italiana fra il 1920 ed il 1940 fu talora molto vivace ma in generale complessa e contraddittoria. Fra il 1926 e il 1927 si riunì a Milano un consesso di professionisti di settore e giovani architetti per i lavori del " Gruppo 7" e per la fondazione del MIAR, " Movimento italiano per l'architettura razionale". Le ricerche portarono alla stesura del Manifesto per l'architettura razionale. Quindi si procedette con sistemazioni e interventi sul tessuto storico delle città. Vennero costruiti nuovi centri urbani come Sabaudia nel Lazio. Furono realizzati edifici pubblici come scuole, ospedali, uffici amministrativi. Nella città di Roma, per esempio, fra divergenze e contestazioni vennero rasi al suolo interi quartieri per fare spazio al tracciato di via della Conciliazione e agevolare l'accesso alla basilica di San Pietro. Va detto che interventi così radicali nel tessuto urbano delle città sono sempre avvenuti. Fra i più clamorosi ed incisivi si ricordano lo sviluppo ulteriore dei grandi Boulevardas parigini (1853-1869) ad opera di Haussmann e la costruzione nella città di Vienna del Ring (1858). Entrambi gli interventi comportarono la distruzione di interi caseggiati storici. A parigi, in particolare, venne rasa al suolo una vasta area di epoca medievale: sempre per ragioni igieniche e di sicurezza e funzionalità. Sempre la città di Roma beneficiò della realizzazione del grande quartiere EUR. Un altro esempio di architettura razionalista italiana è dato dalla stazione di Santa Maria Novella in Firenze. L' opera fu relizzata dall'architetto Giovanni Michelucci e il " Gruppo toscano". Michelucci partecipò al concorso bandito dalla città di Firenze e lo vinse grazie all'appoggio dei razionalisti e di Marinetti e Piacentini, esponenti della giuria, contro il disaccordo degli " accademici" che sostenevano un altro progetto. La stazione fiorentina, realizzata nel 1932, è realizzata nel totale rispetto del contesto storico che la circonda. La vicina basilica di Santa Maria Novella conserva intatta la sua suggestiva struttura gotica. Intanto nel nord Europa stava per concludersi l'esperienza del razionalismo del Bauhaus.