Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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Il Raid Pechino-Parigi

Post n°84 pubblicato il 21 Marzo 2012 da nye.oldham

Il grande viaggio che affrontarono, da Pechino a Parigi nel 1907, ben cinque equipaggi con altretttanti vetture fu una vera gara sportiva. E se qualcuno avesse nutrito qualche dubbio residuo, sulla versatilità e il grande avvenire dei veicoli a motore, questo sarebbe stato confutato dall'evento-competizione in modo irreversibile sanzionando definitivamente l'efficienza e l'utilità di quella eccezionale recentissima invenzione. E più ancora, e a buona ragione, il Raid venne considerato il "grande collaudo" dell'automobile che si stava affermando nel mondo come indispensabile e diffuso mezzo di trasporto. L'equipaggio italiano viaggiava a bordo dell'Itala una vettura torinese, prodotta dai fratelli Ceirano, che sarebbe arrivata unica e vincitrice al traguardo il 10 agosto 1907. I concorrenti italiani erano il principe Scipione Borghese, Luigi Barzini (1874-1947) già affermato giornalista del "Corriere della sera" e lo chauffeur Ettore Guizzardi. Barzini si occupò di annotare in un diario di bordo, tradotto poi in undici lingue, il resoconto giornaliero dell'impresa di cui, peraltro, rendeva conto telegraficamente giorno per giorno al suo editore. L'onere e l'onore di guidare l'Itala andò a Ettore Guizzardi, eccellente conoscitore di macchine, che in più occasioni avrebbe rimesso in sesto la vettura sottraendola, perfino, dal disastro irreversibile di un tragico incidente. Il contributo maggiore al successo e alla propaganda dell'automobile lo dette, indiscutibilmente, l'Italia. E l'anno 1907 fu considerato una sorta di spartiacque fra la " preistoria" e la storia delle vetture a benzina dal momento che, finita la fase della sperimentazione, la gara della Pechino-Parigi mise in evidenza le grandi potenzialità dei motoveicoli. Fu altresì evidente che ormai urgeva l'allestimento di un adeguato e comodo apparato viario. Infatti i cinque equipaggi, che oltre all'Itala occupavano vetture francesi della De Dion Bouton e della casa olandese Spyker, partirono il 10 giugno 1907 e furono ostacolati dalle enormi difficoltà del percorso tanto che solo la squadra italiana  lo completò  arrivando vittoriosa a Parigi il 10 agosto 1907. L'Itala era una vettura di tipo normale. Ma il principe Scipione Borghese, già parlamentare, sportivo appassionato e finanziatore dell'impresa, preferì portare delle modifiche alla sua auto. Le molle e il telaio vennero rinforzati così come altri elementi della carrozzeria. La macchina, poi, fu montata su ruote molto più alte e forti costruite su misura dallo stabilimento milanese della Pirelli. La carrozzeria venne, inoltre, munita di spaziosi alloggiamenti e enormi scomparti per le voluminose  provviste di derrate alimentari, carburante e acqua. Furono tutti accorgimenti opportuni e molto efficaci. L'equipaggio ne beneficiò e percorse 16000 chilometri di cui ben 12000 senza strade massicciate. E soltanto per 200 km si ricorse all'utilizzo di barche, animali da soma o altri sistemi per trasportare di peso l'Itala, a causa della complessità del terreno. Fu raggiunta spesso la vertiginosa e "supersonica" "velocità" di 40-50 chilometri orari. Mentre l'andatura media non superava i 30-35 km orari. L'Itala 35/45HP viaggiò attraverso la Siberia, la Russia, l'Europa centrale e fra le varie tappe le maggiori furono Mosca, Berlino, Parigi. La vettura divenne l'orgoglio d'Italia. Oggi, anche se  per puro caso è stata salvata dalla distruzione, fedelmente restaurata è esposta al Museo dell'automobile di Torino. E stava crescendo, ormai, più velocemente che in passato, il patrimonio di conoscenze tecnico-scientifiche che avrebbe portato alla motorizzazione di massa di fine secolo, anche se in quel 1907 si era ancora lontani dalla eccellenza delle vetture che da li a venti anni avrebbero popolato le strade del mondo. E Barzini comprese che i progressi tecnologici si sarebbero succeduti, ormai, a ritmo serrato e sempre più speditamente. Egli era consapevole che la velocità di 50 km orari e tutte le altre prestazioni dei veicoli a benzina non costituivano che una fase del processo di perfezionamento delle automobili. E mentre il principe Borghese ribadiva che il Raid Pechino Parigi era stato "....una prova e un collaudo senza precedenti". Barzini rincarava le dosi di ottimismo scrivendo: "....nel complesso il viagio Pechino Parigi ha dimostrato ai tecnici che l'automobile in genere è una macchina molto più resistente e robusta di quanto poteva immaginarsi...Al presente stato dell'automobilismo si può quindi dire che l'industria è arrivata vicino alla sua perfezione, e che nuove e infinite applicazioni pratiche dell'automobile sono possibili, per servizi regolari, per comunicazioni in regioni lontane, per trasporti su strada". 

 
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