Tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento la Russia, geograficamente inserita nel comparto europeo centro-orientale, fu coinvolta definitivamente nelle relazioni politiche del contesto europeo grazie alle grandi riforme attuate dallo zar Pietro I il Grande(1672-1725). Questo sovrano, considerando il contesto storico dell'intero continente europeo e la realtà sociale e politica del suo paese, conseguì un insperato risultato di emulazione e avvicinamento al trend degli altri paesi continentali. Egli cercò di realizzare ciò che riteneva utile per il suo popolo sforzandosi di adeguare le strutture dell'apparato statale ai modelli politico-amministrativi d'oltre confine affrontando numerosissime difficoltà. Non di meno assecondò le sue proprie tensioni alla modernità. Il processo storico della nazione russa, che sempre ha vissuto di una sua forte identità, non può essere analizzato in funzione dell'Occidente ma per la sua relazione ed il suo rilievo nel divenire stesso di tutto il continente. Pietro I apparteneva alla dinastia dei Romanov che, salita al potere nel 1613, avrebbe governato il paese fino alla rivoluzione del 1917. Divenne zar nel 1689 e restò in carica fino al 1725 quando morì a soli 53 anni. Lenin, oltre un secolo dopo, avrebbe sostenuto, con impeccabile chiarezza, che lo zar aveva ereditato dai suoi predecessori una Russia "debole e barbarica e lasciava ai suoi successori un paese più moderno, avviato a ulteriori progressi e forte di un grande prestigio internazionale". Anche la città di Pietroburgo servì per consolidare i suoi rapporti politici con l'Occidente e per aprire la cultura russa ai modelli europei. Essa era una finestra sull'Europa occidentale oltreché un ponte sul Baltico.Voltaire la descriveva come "...la più bella e la più nuova città dell'Impero, costruita dallo zar nonostante gli enormi problemi che si opponevano alla sua fondazione"."E invero la città, che sorge sull'estuario della Neva offre al visitatore una visione molto suggestiva per l'eleganza dei suoi edifici e per le numerose vedute d'acqua dal momento che ben nove bracci del fiume dividono e attraversano i suoi quartieri. Un magnifico castello occupa il centro dell'abitato. E ancora canali e corsi d'acqua bagnano le mura dell'Ammiragliato, di manifatture e altri edifici. Vi sono molte chiese, più di 35. E più di cinque sono i palazzi reali. Il Palazzo d'Estate, poi, rivela una delle più belle architetture d'Europa. Mentre alcune ville di campagna offrono alla vista giochi d'acqua perfino biù belli di quelli della reggia di Versailles". Per realizzare queste opere eccezionali fu necessario mobilitare un gran numero di lavoratori e, addirittura, venne imposto il lavoro coatto. Ma Pietro il Grande ottenne di realizzare il suo progetto di gravitazione russa nel Baltico conquistando un accesso vitale e strategico ai mari settentrionali del pianeta. In ambito culturale molte furono le iniziative promosse dallo zar. Fu adottato il calendario giuliano che, per quanto fosse stato ormai sostituito dalla riforma gregoriana, era osservato ancora in Inghilterra. Fu imposto l'uso dei numeri arabi, l'adozione e la traduzione di libri stranieri. Ogni provincia, poi, doveva allestire scuole primarie per le giovani generazioni rurali. Si procedette al potenziamento della marina mercantile e militare. Sul fronte internazionale Pietro I aveva guadagnato un peso maggiore che in passato. La Russia del 1725 aveva rapporti diplomatici con le maggiori nazioni europee e sedi di rappresentanza nelle più importanti capitali. I risultati della sua opera furono imponenti e a lungo termine avrebbero garantito più ampi e proficui sviluppi. Eppure Pietro I aveva avuto una istruzione " inefficientissima". Il suo precettore Zotov non gli insegnò a scrivere nemmeno correttamente. A 17 anni apprese l'aritmetica. Fu autodidatta per lo più. E appassionato di tecnica militare cercò gli inseganmenti di esperti della materia come Francesco LeFort che oltre ad istruirlo ebbe su di lui una grande influenza. Si sforzò con tenacia di sviluppare il commercio estero tanto che non esitò a collegarlo al monopolio governativo. Nonostante le opposizioni incontrate in alcuni strati della popolazione venne attuata anche la riforma ecclesiastica che contemplava l'istituzione del Santo Sinodo: un collegio di religiosi posti a capo della Chiesa Ortodossa. Lo zar, inoltre, si premurò di scegliere personalmente consulenti e amministratori che chiamava " discepoli" e non necessariamente provenivano dalla nobiltà. L'accesso alle gerarchie militari non fu più solo prerogativa nobiliare ma vi potevano essere ammessi anche giovani di umili origini selezionati in fede delle loro qualità. Avvenne che anche i militari nobili dovessero sostenere esami, corsi di studio molto impegnativi e obbligatori e nomine certificative delle effettive competenze. Mentre per i militari meritevoli, anche se non blasonati, era prevista altresì l'assegnazione di un titolo nobiliare. Queste trasformazioni travolsero la società russa arcaica e conservatrice. L'aspirazione al cambiamento dello zar non fu compresa fino in fondo tanto che sorsero delle leggende fantastiche sul suo conto. Per esempio si diffuse la voce che durante un suo viaggio all'estero egli fosse stato sequestrato e che al suo posto fosse venuto a governare il paese un tedesco. Secondo alcuni ambienti religiosi, poi, era addirittura l'anticristo a guidare la Madre Russia. Erano lagnanze e timori privi di fondamento, certo, perché le personalità più avvedute e lungimiranti accolsero di buon grado le riforme del sovrano. Che come ultimo atto di governo, nel 1724, fece incoronare imperatrice sua moglie Caterina. Perché egli era contrario alla legge della primogenitura. E perché riteneva che lo zar in persona dovesse designare un sucessore di sua fiducia: una personalità degna e capace di guidare un popolo.