Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
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La Reggia di Versailles

Post n°103 pubblicato il 21 Giugno 2012 da nye.oldham

Luigi XIV (1643-1815) aveva dato al modo di essere dei francesi un nuovo stile. Nella sede di Versailles egli aveva intessuto una nuova forma di vita intimamente connessa al passato e insieme gravida di uno slancio ambizioso verso la modernità. All'interno della corte vigeva un'etichetta antica, retaggio d'altri tempi, che  vigilava sulle attività della nobiltà e della borghesia ministeriale. Anche il popolo minuto trovava collocazione in questa rete di relazioni sociali fornendo servizi e assistenza giornaliera. Una intensa attività che oltrepassava i confini del castello fino a spingersi tutto intorno in una vita e un complesso di edifici che poco a poco diedero corpo ad una cittadina collegata e dipendente dalla reggia stessa per le molteplici necessità ordinarie e straordinarie. Era un universo finalizzato alla funzione celebrativa e di rappresentanza del Re. La struttura della Reggia fu edificata a partire dal 1661. Quando Luigi XIV, ereditato da suo padre il castello di Waux-le-Vicomte, fece trasformare il padiglione di caccia che era una piccola costruzione in mattoni rossi immersa in un parco boschivo paludoso e ricco di selvaggina. Il Re fruiva già delle residenze di Saint-Germain, del Louvre e di Fontainebleu ma qui intese realizzare un contesto, "uno scenario" più idoneo alle continue feste di palazzo. Versailles doveva essera il luogo speciale dei " Plaisirs de l'ile enchantee". E invero, dal 1664, al seguito del Re tutta la corte vi si trasferiva per onorare di volta in volta le splendide feste di corte. Poi dal 1682 divenne la residenza fissa di Luigi XIV e del suo seguito. E per quanto i lavori fossero ben lontani dall'essere completati anche la folta schiera di nobili e amministratori di stato  prese dimora in quella parte di edifici che già erano stati ultimati. I grandi lavori di costruzione e riadattamento della struttura furono seguiti personalmente da Colbert(1669-1683). Egli dovette bonificare gli acquitrini, allestire giardini e fontane. Gli ambienti interni come e più ancora di quelli esterni furono arricchiti di decori e opere d'arte costose e pregiatissime. Colbert si avvalse del lavoro di trentamila uomini e spese centinaia di milioni. E al termine il castello originario, collegato alle nuove opere, aveva assunto l'aspetto di un grande palazzo parigino. Che per funzionare in modo impeccabile necessitava, ogni giorno, dell'intensa attività di parecchie migliaia di persone oltre la servitù. E se lo scopo del sovrano fu quello di abbagliare, certo, egli riuscì nel suo intento. Anzi ottenne molto di più. Realizzò infatti il suo progetto politico: controllare quei settori della nobiltà avida e malfidata e le sue dannose e inconcludenti ingerenze nell'amministrazione dello stato. Luigi XIV con l'appoggio di Colbert non si occupò in prima persona solo di politica ma anche dei suoi eserciti e perfino di finanza, di arti e di lettere. Con vigile sorveglianza ma anche con lusinghe e favori ottenne che gli intellettuali del tempo non gli fossero contro. Così avvenne anche nelle Accademie che sorsero numerose e in varie discipline. Nei centri o Accademie d'arte, dove benché fosse controllata la creatività espressiva degli autori, mai fu inibita la libertà personale degli artisti stessi. Bene lo seppero architetti come Parrault o, per la drammaturgia, personalità come Racine. E se Luigi XIV aveva sovente speso più del necessario per le campagne militari o per opere, certo splendide e sublimi, come Versailles è pur vero che la Francia del Grande Secolo vinceva nell' Europa  di quel tempo con la sua cultura ed il suo fasto.

 
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