La scienza sperimentale è anche una rielaborazione o teorizzazione della esperienza. Essa passa attraverso l'interpretazione individuale di ciascun osservatore. Quindi ogni scienziato o chiunque voglia condurre degli esperimenti, mirati allo studio delle cose, deve necessariamente porsi prima delle domande. Ossia, è necessario che sappia cosa deve o vuole cercare. La fase iniziale di ogni ricerca, o studio sull'ambiente o sugli esseri viventi, è data dall'osservazione diretta che per sua stessa natura è legata alle sensazioni individuali e alla capacità che ciascuno ha di cogliere e interpretare i dati. Segue la fase dell'invenzione dell'ipotesi. E si tratta di invenzione perché l'ipotesi non può essere ricavata dalla esperienza. L'invenzione dell'ipotesi scaturisce dall'osservazione della realtà e dalla curiosità e dall'interesse che le cose stesse stimolano nell'individuo. La formulazione dell'ipotesi è legata alla fantasia dello scienziato.E' un dono che tuttavia è universalmente attribuito agli artisti. Invece anche nei ricercatori è necessaria una forte componente creativa e fantasiosa. Infatti l'ipotesi contiene le relazioni, i modi presunti con cui si verificano gli eventi esaminati. L'ipotesi, dunque, è l'invenzione delle domande e della programmazione di quei procedimenti necessari per conseguire quelle risposte attese, certo, dagli scienziati ma solo supposte. Quando le risposte arrivano, si verificano e si ripetono sempre con le stesse caratteristiche ad ogni esperimento(con procedimenti controllati), secondo le grandezze e i modi previsti da chi osserva,possono essere assunte come leggi della natura. Così gli esperimenti sono quei "particolarissimi eventi causati dagli scienziati i quali non attendono solo le risposte spontanee della natura ma spesso la costringono a rispondere alle loro, talora inverosimili, suggestive e azzardate domande. E se l'ipotesi è convalidata la verifica viene promossa al rango di legge della natura se non è confutata da nuove scoperte.Talora avviene che più scienziati approdino contemporaneamente alle medesime acquisizioni. Per esempio l'inglese Newton (1643-1727) e il tedesco Leibniz(1646-1716), separatamente, giunsero ad una prima fondazione del calcolo infinitesimale. Era la fine del Secolo d'Oro, il Seicento, e i due illustri studiosi avevano affrontato con rinnovato interesse un problema che aveva già impegnato le menti di altri matematici prima di loro. Il calcolo infinitesimale o differenziale si rivelò subito come l'unico strumento matematico in grado di esprimere "la complessa dinamica dei fenomeni naturali imbrigliandoli in una rete numerica". Già Zenone di Elea, nel V secolo a.C., aveva affrontato questo argomento. Il problema fu dunque grandiosamente superato, ben duemila anni dopo, con il nuovo strumento di calcolo che interviene " su infinitesimi piccoli a piacere ma pur sempre diversi da zero". Il '600 che era stato inaugurato dalle grandiose ricerche di Galileo si concludeva con ulteriori progressi. Per cui era lecito avere fiducia nel progresso stesso. E un diffuso ottimismo induceva a confidare nel fatto che l'umanità, grazie ad un sapere sempre maggiore, avrebbe avuto in futuro condizioni di vita migliori.