Nel 1715 la Francia l'Inghilterra e l'Olanda costituivano le realtà più progredite e dinamiche di quel movimento di rinnovamento storico che interessò globalmente l'Europa. Il Seicento era stato caratterizzato da un'epoca considerata universalmente una delle più fervide e creative anche se fu attraversata da numerosissime guerre. Dalle autorità di governo alla borghesia e fra gli intellettuali la scienza godette dell'interesse maggiore e riservò importanti scoperte grazie ai contributi di filosofi, ricercatori e scienziati come Galilei. Keplero(1571-1630) perfezionò il sistema copernicano rivelando al mondo che i pianeti disegnano orbite ellittiche, attorno al sole, e non circolari. Si affermarono, sulla accettazione incondizionata delle fonti, la libertà di indagine, l'analisi critica sistematica e la sperimentazione. Cartesio(1596-1650)fondava la geometria analitica nelle discipline matematiche. Harvey(1578-1657)nel 1619 enunciò un'adeguata teoria del sistema della doppia circolazione sanguigna. E sempre in anatomia Marcello Malpighi(1628-1694), qualche tempo dopo, rilevò i capillari che collegano i grandi vasi sanguigni, vene e arterie, nel sistema circolatorio dei mammiferi. L'olandese Leeuwenhoek(1632-1723)scoprì i globuli rossi. E Hooke(1635-1703) identificò e chiamò cellule le più piccole unità materiali viventi che compongono anche gli organismi più complessi. Nella seconda metà del secolo, poi, ben maggiori furono i successi acquisiti grazie al metodo scientifico fondato sulla ricerca critica e sulla sperimentazione. Per le discipline statistiche Pascal(1623-1662)poneva le basi per il calcolo delle probabilità. Ossia si cercava di coordinare e schematizzare la confusa casualità dei fenomeni con l'elaborazione di leggi matematiche. Newton(1643-1727)enunciò la legge di gravitazione generale. E ancora Newton e il tedesco Leibniz(1646-1716) giunsero, separatamente, dopo l'impegno già speso anche da altri matematici; giunsero ad una prima fondazione del calcolo infinitesimale o differenziale. Ossia, esso si rivelò l'unico strumento matematico adeguato nel computo della dinamica dei fenomeni naturali. Fra il 1670 ed il 1680 il danese Ole Roemer riuscì a scoprire che la luce ha una sua velocità. E confutò la convinzione, sostenuta persino da Cartesio, secondo cui la luce si diffonde istantaneamente nello spazio con una velocità infinita. Con i suoi risultati, molto vicini a quelli che oggi si attengono con strumenti ben più sofisticati, egli inaugurò una delle più affascinanti e utili ricerche della fisica moderna. Venne, poi, acquisito definitivamente lo stretto legame fra la scienza e la tecnica. Laddove la prima opera nella sfera del conoscere e la seconda si occupa di dominare la materia. E fu chiaro che il progresso non è solo un dato di fatto ma un ideali da perseguire come programma esistenziale.