Creato da: nye.oldham il 19/06/2011
storia, arte, letteratura e scienze

 

 
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Arte e giardini

Post n°106 pubblicato il 23 Settembre 2012 da nye.oldham

Nei secoli passati la cura dei giardini ha goduto, in gran misura, del prezioso contributo di architetti, scultori e perfino della consulenza e della guida di illustri pittori. Perché se ora il giardinaggio è più che altro un passatempo in altre epoche è stato ritenuto un'arte molto importante. Tracciarne una storia dettagliata e continuativa fino dalle origini risulta poco agevole. Tuttavia in molti casi é stato possibile stilare ricostruzioni particolareggiate di quei luoghi ameni e idilliaci che sovente hanno fatto da sfondo allo scorrere della esistenza dei nostri antenati. Talora scritti e dipinti, molto rappresentativi, ce ne hanno narrato dandocene una impagabile memoria e perpetuando il gusto e la sensibilità di antichi cultori di botanica. Si può dunque comporre un percorso, pressoché sistematico, del giardinaggio inteso come arte a partire dall'età rinascimentale. Quando da questo contesto storico l'organizzazione delle aree verdi antropizzate prese ad essere considerata una effettiva ed esclusiva espressione artistica. Leon Battista Alberti(1404-1472),nei suoi trattati, ipotizzò un modello di giardino che emulasse l'antichissima villa di Plinio il Vecchio(I sec. d.C.).Il giardino rinascimentale doveva essere allestito con cura scrupolosa.La posizione elevata e panoramica consentiva di spaziare e dominare con lo sguardo il paesaggio circostante. I viali "...sempre rettilinei e fra loro ortogonali, suddividevano le aiuole in forme geometriche". Il fogliame fitto e minuto del "bosso" e dell' "alloro" ispirava cospicuamente le fantasie di ogni "topiarius" che, da questi arbusti onnipresenti, modellava figure antropomorfe, di animali o forme geometriche e prospetti architettonici. I fiori erano raccolti nel "giardino segreto" per lo più prospicente le abitazioni. Non mancavano le acque di laghetti e fontane. Se dapprima gli elementi di arredo in pietra e in marmo componevano statue e sedili poi furono destinati anche alla messa in opera di scaloni, logge e portici. Con queste soluzioni ricche e versatili la villa, non più solo struttura abitativa, diveniva un insieme di giardino e dimora capace di conferire una fresca e rinnovata suggestione alla quotidianità. E ci furono anche  grandi giardini pensili, di stampo e sensibilità cinquecentesca, come quelli dei Duchi di Urbino e di Montefeltro. Ma l'uomo che, fino dalla sua comparsa sul pianeta Terra, ha dovuto più volte ricominciare e recuperare e perfezionare tecniche già acquisite e perdute e ritrovate ora portava o meglio riportava l'arte dei giardini anche in città. E come già la tecnica dei terrazzamenti babilonesi e di altri popoli lontani aveva plasmato centri urbani e oasi minacciate dai deserti; così ora agglomerati urbani come Mantova e Bologna inauguravano i primi giardini pensili cittadini cinquecenteschi. Vennero dunque architetti ed esperti giardinieri dalle maggiori nazioni europee per conoscere ed emulare i modelli di giardino italiano che trovarono nel "Belvedere", progettato da Bramante(1444-1514), il primo esempio fra i grandi giardini artistici di sentire umanistico della città di Roma. Infatti Giulio II ottenne di congiungere, attraverso orti e giardini, le residenze papali con la villa già appartenuta ad Innocenzo VIII. Più tardi Raffaello, su commissione di papa Clemente VII, avrebbe progettato Villa Madama ispirandosi allo stesso Bramante che fu  apprezzato e imitato anche da Vignola per gli Orti Farnesiani(1520-1580). Con Raffaello prevalsero le forme geometriche come quadrati, archi e tracciati ellittici. Comparivano scalee curvilinee.E e imponenti figure di pietra e di marmo presidiavano i camminamenti. Non mancavano le aiuole a rosone ormai frequentissime nei più bei giardini italiani. Piscine, laghetti, ruscelli e suggestivi giochi d'acqua offrivano frescura nelle giornate estive e preannunciavano i meravigliosi  e fiabeschi giardini delle maggiori città europee del XVIII secolo: come sarebbero stati quelli di Versailles, della Reggia di Caserta o San Pietroburgo. Che avrebbero conservato il primato artistico fino all'avvento degli stupendi, e in un certo senso esotici, giardini paesaggistici inglesi ispirati alla natura libera.   

 
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