L'arte cristiana aveva rinunciato volutamente, e anche per forza di cose, a quella che era stata la più grande conquista della civiltà artistica del mondo greco, ossia l'autonomia della forma.In compenso esprimeva un mondo nuovo e ricco che privilegiava il potere di evocazione fantastica. Infatti la partecipazione spirituale e il sentimento genuino della natura possono consentire di realizzare e ricreare immagini grandiose e opere splendide e varie anche se non riferite a precisi e tangibili soggetti. Così la solennità di un monarca o di una icona sacra non necessariamente deve essere legata ai tratti somatici del personaggio che evoca perché per ricordarlo sarebbe vieppiù sufficiente apporre il suo nome o il simbolo della sua funzione pubblica ad una figura qualsiasi. Perché un re o un sacerdote sono designati tali proprio per la loro spiritualità e per tutte le altre qualità carismatiche contemplate via via dalle dottrine e dalla collettività: equanimità, saggezza, pietà, dignità, senso del dovere e del sacrificio, incorruttibilità, magnanimità, forza, lealtà, coraggio, sapienza, umiltà. Così la funzione dell'arte non fu più esaltazione della bellezza materiale bensì edificazione della bellezza morale. E si moltiplicarono gli esempi di vita cristiana. Si procedette ad illustrarli. Venivano celebrati i precetti e i dogmi di fede. Vi fu una prima fase(I-IV secolo) dove l'espressione artistica della religione cristiana sfruttò le forme d'arte contemporanee. Poi dal IV secolo con la completa libertà di culto ( Editto di Tessalonica emanato da Teodosio nel 380 d.C.) si procedette al lungo e laborioso adeguamento di quelle forme ai nuovi contenuti, espressioni di rinnovati sentimenti. I greci ed i romani antichi ebbero il culto della natura e della forma. Magnificarono l'uomo come individuo libero. Talora la ricerca dell'armonia della materia e della forma stessa diveniva un esercizio sterile volto alla realizzazione di una mera bellezza ideale fine a se stessa e non veritiera. Ora il sentimento cristiano esigeva quasi di dare forma allo spirito, all'anima dell'uomo. E se di tecnica si può parlare allora tecnica fu la costruzione di forme irreali e di spazi indefiniti e di luce piena e diffusa. E se anche l'arte classica aveva spesso oltrepassato i confini del mondo reale pure non aveva mai trascurato del tutto l'obbedienza al proprio ideale umano di concretezza. Perché anche i soggetti di pura fantasia erano fedeli ad una pervasiva tangibilità.