I reperti scultorei tardoromani del IV e V secolo rivelano un evidente abbandono non solo della forma bensì della altissima tradizione tecnica antica. Tuttavia, benché le testimonianze giunte fin qui non siano molte, le opere a disposizione della modernità indicano una diffusa e compensatrice acquisizione di nuovi valori. In esse vive già la sostituzione dell'ideale figurativo ereditato dall'antichità classica che era basato sulla grande valorizzazione fisico-anatomica del corpo umano. La "metamorfosi" o meglio il cambiamento va a favore di una maggiore intensità dello sguardo, del volto e della maestà e grandezza dell'immagine. Si tratta di una evoluzione dell'espressione artistica che obbedisce allo spirito celebrativo del tempo. Dove la rappresentazione del potere e della autorità deve essere astratta e simbolica. Non può, secondo la mentalità del tempo, essere legata alle prerogative storiche individuali del soggetto riprodotto. Il timbro di scuola esclusivamente romana si stempera poco a poco negli elementi tardo-ellenistici e nella nascente arte bizantina. E non mancano le influenze orientali codificate dalla "frontalità" e dal timbro ieratico dell'immagine stessa, dalla rigida immobilità e quindi dal valore squisitamente simbolico della figura. Gli esempi più rappresentativi ed eloquenti sono la statua bronzea di Barletta del V secolo che ritrae presumibilmente l'imperatore Valentiniano I. E ancora si può ammirare "Testa di Teodora" conservata al Museo del Castello Sforzesco di Milano che è indicativa dell'uso di modelli stereotipi convenzionali che valevano sia per soggetti femminili che maschili. La consuetudine della statuaria onoraria continuò nel V e nel VI secolo a Costantinopoli. Molti, in questo caso, sono gli esempi giunti fino a noi ed il Museo di Istanbul ne custodisce numerosi reperti. Nella scultura cristiana si affermava, dunque, la nuova forma antiplastica e antinaturalistica determinando il passaggio, seppure lento e per alcuni aspetti diversificato, dall'arte classica all'arte altomedievale. Era modernità e schematismo; era mutamento e insieme evolutiva acquisizione di nuovi valori. Il carattere profondo dell'estetica cristiana si fondava sulla sublimità e l'astrattezza dell'immagine nell'intento di fissare e trasmettere la sua sacralità. Cristina Ametrano