Gli architetti ellenistici trovarono nell'edilizia civile quella libertà di espressione che l'arte sacra, per quanto sontuosa e altamente celebrativa, non consentiva. Questa doveva osservare rigidamente i canoni legati allo spirito religioso e alla tradizione profonda del popolo e della cultura di quelle città e delle colonie cui appartenevano. E l'essenza dell'Ellenismo fondava le sue radici nella più antica cultura greca. L'architettura civile era vieppiù suscettibile di innovazioni e consentiva elaborazioni libere, talora legate al talento individuale di ciascun artista. Così in Età ellenistica (323a.C.-30a.C.) vi fu un particolare incremento dell'edilizia civile che utilizzava anche e più liberamente forme e motivi dell'edilizia sacra. Furono introdotte e adottate gradualmente in maniera diffusa nuove strutture come l'arco. Questo elemento architettonico con il suo tratto curvilineo rispondeva al gusto del tempo e assicurava maggiore solidità alle costruzioni in cui veniva impiegato. E per quanto gli edifici avrebbero conservato per secoli e molto diffusamente la fondamentale struttura portante costituita da colonne e architrave, l'arco era stato adottato dagli architetti ionici già dal IV e III secolo a.C. Quando questa soluzione tecnica aveva trovato spazio in edifici pubblici e privati e prevalentemente nell'edificazione delle porte delle mura perimetrali di fortezze e città. Ne sono giunte fino a noi numerosi esempi sparsi in alcune regioni dell'Asia Minore e perfino nella Magna Grecia. Qui nella città di Elea, già colonia greca fondata dai focesi nel 540a.C. e oggi conosciuta con il nome di Velia ( nel comune di Ascea in provincia di Salerno), eccelle fra le antiche rovine la Porta Rosa scoperta e definitivamente classificata intorno alla metà del XX secolo. Si tratta di un arco che risale al IV secolo a.C. e rivela, perfettamente conservata, una tecnica elaborata seppure armoniosa e lineare di costruzione e allestimento dei massi di pietra locale dal caratteristico colore rosa. I conci radiali con arco di scarico superiore presentano un rapporto preciso e calcolato di assemblaggio. Dove le proporzioni rispettano il valore di m 1,35 del raggio dell'arco stesso che si prolunga in un tunnel breve ma formato, in tutta la sua lunghezza, con lo stesso sistema di disposizione radiale di conci cuneiformi. La solidità della struttura è tale da sopportare ancora oggi un battuto di terreno consistente che doveva ospitare, presumibilmente, il camminamento per i militari di vigilanza e forse anche giardini panoramici e adeguatamente protetti riservati alle eleganti passeggiate pubbliche favorite dall'amenità e dalla bellezza dei luoghi. Dove una natura rigogliosa sembra tuffarsi negli specchi di mare dei litorali antistanti. La Porta Rosa di Velia rappresenta un prezioso e raro documento della influenza che la Grecia e il mondo ellenico ebbero nella penisola italica ed in particolare fra le popolazioni etrusche e romane. Cristina Ametrano