L'Arte Etrusca ebbe una tradizione propria di modesta entità e insieme di grande tenacia e originalità. Adoperò un linguaggio genuino privo di elaborati presupposti teorici e tipico delle popolazioni indigene dei territori italici. Nel suo complesso l'arte etrusca appare prevalentemente istintiva e poco razionale. Gli Etruschi abitarono i territori dell'odierna Toscana, del Lazio settentrionale e parte dell'odierna regione umbra. Già nel VI secolo a.C. si spinsero a nord fino a "Felsina" (Bologna), fondarono anche la città scalo di Adria. Scesero a sud fino a Cuma che fondarono nel 524 a.C. circa. E ben più ampia fu l'area d'influenza perché commerciarono con i Greci e fondarono delle basi anche in Corsica e in Sardegna. Si organizzarono come una nazione e una federazione di 12 grandi città tra cui persistono noti centri come Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Bolsena, Civita Castellana, Populonia. Fondarono via via altri agglomerati che poi nei secoli sarebbero cresciuti sotto l'egida della potenza romana perdendo l'antichissima impronta della cultura etrusca che non lasciò molti testi scritti e fu assorbita e si confuse con le culture successive. Gli Etruschi prediligevano gli effetti immediati e particolari mentre l'arte greca, che conobbero ed emularono in certa misura, rifletteva in tutte le sue attività artistiche una visione analitica costante e universale della realtà. Questo popolo altero e profondo non subì soltanto il fascino dell'arte greca, venne bensì sfiorato anche da altri modelli d'arte come quella siro ittita. Inoltre un gran numero di vasi e altri reperti greci di età arcaica sono stati rinvenuti in Etruria mentre manufatti e prodotti etruschi sono stati trovati in Francia e Spagna, Grecia e Asia Minore rivelando le intense relazioni commerciali del popolo etrusco. Sicché tanto l'architettura che la scultura e la pittura adottarono soluzioni e spunti compositivi e formali provenienti da altre culture. La profonda spiritualità legata al culto religioso ha favorito contestualmente una originale rielaborazione fantastica propria che ha raggiunto altissimi livelli di qualità. Così al di la delle sollecitazioni esterne ci sono stati ripensamenti e riadattamenti di inusitata originalità e indiscussa novità. Gli Etruschi raggiunsero eccellenti livelli di produzioni che si ponevano come tramite tra le culture indigene della penisola italiana e altri popoli del Mediterraneo. Le difficoltà di una conoscenza più approfondita sono legate alla perdita di una grande quantità di reperti. La causa precipua va imputata all'uso preminente di materie poco resistenti agli agenti atmosferici come legno e terracotta per le strutture pubbliche e private oltreché per i manufatti scultorei. L'usura del tempo ha invece risparmiato le tombe e i monumenti religiosi che sono allestiti in pietra e spesso coperti con tumuli di terreno o costruiti in posizione ipogea. Le tombe venivano decorate e arredate come vere abitazioni per il conforto della vita ultraterrena dei defunti. Il ritrovamento delle necropoli etrusche ha consentito l'acquisizione di una grande quantità di notizie. Poche sono invece le fonti storiche al riguardo tra cui riveste una grande importanza la documentazione di Vitruvio (80a.C.- 15 a.C. circa), uno dei più grandi trattatisti romani. Anche per l'arte plastica e pittorica gli archeologi si sono rivolti allo studio delle necropoli e degli edifici funerari in genere che hanno superato con relativo successo le dure prove imposte dal tempo. Costruttori e scultori prediligevano lavorare le pietre calcaree e arenarie, il tufo e soprattutto la terracotta. Un gradevole e significativo esempio è dato dai Canopi di Chiusi del VII e VI secolo a.C. Di terracotta sono le urne e i sarcofagi funerari sormontati dalle figure dei defunti cui erano dedicati i sepolcri. I prodotti in terracotta che venivano impiegati in gran misura anche nella decorazione plastica dei templi, e che hanno patito di più l'usura delle intemperie, e i manufatti in terracotta dunque costituiscono i documenti più originali dell'espressione artistica del popolo etrusco che sperimentò con successo anche la lavorazione dei metalli. Da antiche fonti giunge notizia della peculiare eccellenza etrusca nell' utilizzo del bronzo. Ne sono buoni esempi, per lo più, i reperti di età tardo arcaica come "la Lupa Capitolina" ( V sec. a.C.), cui l'età rinascimentale volle aggiungere anche i due gemelli, e ancora "la Chimera di Arezzo"(V a.C.). Le sculture bronzee più tarde, pur nella loro bontà, tradiscono già un gusto ed un costume di timbro romano. La pittura Etrusca è forse la documentazione più ampia e continua dell'arte di questo popolo che non avendo lasciato, fino ad epoca tarda, documenti scritti può essere conosciuto e apprezzato solo attraverso la testimonianza della sua espressione artistica. Allora le pitture parietali ritrovate nelle tombe etrusche danno notizie preziose sulla vita e di più della religione che era essenzialmente il culto di divinità autoctone acquisite per una sublime autorivelazione delle stesse ma che costituirono il fine e a un tempo il tramite per l'esaltazione e la celebrazione della profonda spiritualità delle popolazioni etrusche. L'assimilazione con le divinità greche sarebbe poi giunta in epoca tarda. Gli affreschi parietali delle necropoli sono una minima parte della mole originaria di reperti ormai perduti. Essi sono giunti alla posterità grazie alla loro destinazione ipogea. E con le pitture egizie costituiscono il patrimonio pittorico più ricco del mondo antico. Cristina Ametrano