" Studiare la storia dell' Arte Greca è fare la storia dell'arte dell'umanità". Questo il motto di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768) che è stato, per molti, il fondatore della storia dell'Arte Classica o meglio del nuovo e moderno sistema di studiare la storia dell'arte.Certo, ebbe molto seguito la sua formulazione della dottrina estetica del Neoclassicismo. Egli in realtà poté arricchire le proprie conoscenze analizzando e ammirando solo copie romane di reperti del Tardo Ellenismo. La sua solida preparazione letteraria e una passione autentica e smisurata per le antichità gli permisero, comunque, di ottenere acquisizioni importanti e tali da poter stendere eccellenti opere come la " Storia delle arti del disegno presso gli antichi" ( in tedesco);" I monumenti antichi spiegati e illustrati" ( in italiano); " I pensieri sull'imitazione dell'arte greca nella pittura e nella scultura". Visitò Roma e dal 1758 fu al servizio del Cardinale Alessandro Albani (1692-1779) uno dei maggiori collezionisti del tempo. Nella sua " Storia dell'arte nell'antichità" per la prima volta prendeva vita la tecnica archeologica di valutazione secondo cui le opere venivano studiate con criteri cronologici oltreché estetici. Inoltre diveniva categorico rilevare i valori formali e qualitativi di ogni reperto. L'amore di Winckelmann per l'arte greca e il suo monito a imitarla fedelmente furono accolti e diffusi dal Neoclassicismo che segnò una eccezionale e meravigliosa stagione artistica e culturale. Tuttavia i principi di imitazione celebrati dall' illustre studioso indussero nell'errore che bisognasse solo imitare le espressioni artistiche del mondo greco per realizzare la vera grande arte. Ma imitare è ben diverso che copiare. Imitare vuol dire ispirarsi ad un modello. L'atto sterile della copiatura è limitativo e per certi aspetti mortifica la peculiare creatività del genere umano. Winckelmann inaugurò una nuova epoca per le ricerche archeologiche fondata su una rigorosa metodologia di studio analitico e di catalogazione. In seguito, le scoperte dei secoli XIX e XX avrebbero rivelato che vieppiù l'artista della Grecia antica oltre il talento e la bravura possedeva una sua originalità e libertà creativa. Quando la Grecia, emancipata dalla egemonia turca, consolidò la sua autonomia e si aprì alle ricerche archeologiche fu conosciuta e visitata dagli studiosi d'arte di tutto il mondo e apparve chiaro il nobile e acuto pensiero dello studioso tedesco. Perché l'attività degli artisti antichi non rispondeva ad un vuoto bisogno d'arte replicata e seriale bensì ad una profonda, viva e pulsante spiritualità. E il grande archeologo tedesco non fu mai stanco di ribadire che "... la principale e generale caratteristica dei capolavori greci è una nobile semplicità e una quieta grandezza, sia nella posizione che nell'espressione... che per quanto agitata da passioni mostra sempre un'anima grande e pacata". Cristina Ametrano