Carlo Emilio Gadda (1893-1973) conseguì la laurea in Ingegneria Elettronica nel 1920 presso la facoltà di Ingegneria dell'Istituto Tecnico Superiore, poi Politecnico, di Milano. Vi si era iscritto già dal 1912. Ma gli anni fra il 1915 ed il 1918 lo avevano visto prima combattente del Corpo degli Alpini poi, dopo la Disfatta di Caporetto, prigioniero ed internato a Rastatt in Austria e a Celle lager nell'Hannover. Nel 1918 aveva sofferto la perdita dell'amato fratello Enrico, coraggioso aviatore, anch'egli impegnato nel Primo Conflitto Mondiale. Gadda lavorò per società elettriche e chimiche in Argentina prima e dal 1925 al 1931 a Roma. La sua professione lo impegnò e lo portò a viaggiare molto ma , non smentendo ciò che sempre aveva sostenuto "...più che la matematica, amavo il latino, il greco, la filosofia...", riuscì anche ad intraprendere studi più intensi di filosofia. Preparò quindi una tesi di laurea, non presentata, su Leibniz. Nel 1931 pubblicò una raccolta " La Madonna dei filosofi, la sua opera prima. Il lavoro era stato curato dalle edizioni solariane. Giunse quindi il tempo di poter coltivare la sua forte inclinazione per la scrittura e più tardi avrebbe abbandonato definitivamente l'attività di ingegnere. In particolare il suo talento trovava condivisione e apprezzamento nella redazione fiorentina di " Solaria ". Qui lo scrittore, deluso dalle politiche e dal clima per certi aspetti surreale del Fascismo cui pure aveva aderito con entusiasmo e convinzione, trovò una atmosfera amicale e di confortante affinità intellettuale con persone come Saba, Bonsanti e Montale. Dal 1931 al 1940 fu impegnato più nell'attività di letterato che di ingegnere. Nel 1935 arrivò il " Premio Bagutta" con " Il castello di Udine". E fu il suo primo vero successo letterario. La prova decisiva della sua grandezza di narratore sarebbe venuta nel 1946 con " Quer pasticciaccio brutto de via Merulana". L'opera è "...la prova più cospicua della sua abilità narrativa e della sua tecnica espressiva..." benché tanti altri lavori di saggistica e giornalistici e prestigiosi riconoscimenti avrebbero via via gratificato il suo impegno di studioso e letterato. Infatti molteplici e diversificate attività lo avrebbero coinvolto anche nella stesura di saggi notevolissimi, come per Alessandro Manzoni, o nella cura e nell'allestimento di programmi culturali per la Rai. La letteratura fu per lo scrittore milanese, "...indicato sempre come l'Ingegnere nella consuetudine affettuosa dei letterati e dei critici", una sorta di aggressione della realtà nonché una forma di conoscenza approfondita del divenire storico. Perché la contingenza dell'esistere gli sembrava incompatibile con ogni possibilità di sintesi. Perché troppe e molteplici erano le voci della moltitudine perché si potesse organizzare una armoniosa coesistenza tra le istanze contrastanti e tra le infinite individualità. Inconciliabili e perfino contraddittori si rivelavano, infine, i punti di vista di una umanità intenta a seguire prospettive e scopi che sembravano essere condizionati più dalla natura e dalla storia che dalle razionali volontà di ciascuno. Allora Gadda ricorre ad una lingua certo manipolata ma specchio della realtà o meglio delle profonde crepe e delle contraddizioni della vita e della società. La sua lingua letteraria è come un "pasticcio" che però si rivela efficace in funzione narrativa e rappresentativa. Corrobora la polisemia dialettale gaddiana l'afflusso impetuoso di una moltitudine di ingredienti tali da conferire ai suoi lavori il tono di uno spregiudicato sperimentalismo espressionistico dove viene ridotto o, a tratti, escluso volutamente solo il linguaggio erudito per fare posto ai contributi espressivi più diversificati che la realtà offre. E quindi il ricorso ai dialetti diventa serrato e imprescindibile. "I dialetti...e il linguaggio letterario medio... si dividono perennemente il lavoro. Gli uni dicono dell'esperienza vissuta, del male patito, del lavoro eseguito, della speranza, del sogno perennemente frustrati o avvelenati dalla realtà...mentre il linguaggio letterario medio comprensibile e praticabile da tutti potrà essere utilizzato a scuola... dagli ascoltatori di programmi nazionali della Radio.." Carlo Emilio Gadda non era capace solo di grandi aperture verso il mondo accogliendo le sue infinite e eterne contraddizioni. Egli poteva condurre con acume anche indagini introspettive tanto sulle menti sofisticate che sugli animi dei più semplici. Il senso gaddiano del "barocco" si rivela allora con estrema linearità: Esso è il " tormentoso groviglio di mali e di contraddizioni di cui sono implicate le vicende umane..." Il "barocco" è la metaforica definizione dell'eccesso di anomalia sociale ed esistenziale "...è senso angosciante della violazione e del disordine". Talora è magnifica suggestione pittorica e visiva. Per Gadda il "pasticcio" inteso come "mescolanza" e "combinazione" è momento peculiare del divenire reale. Il disordine è insieme attività, creatività che contiene anche il germe di un ordine possibile e che può essere realizzato. E tutto questo non è altro che il pulsare della vita stessa. Cristina Ametrano