Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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CAMBIO DI CONSONANTE

Post n°236 pubblicato il 18 Aprile 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Ho rivisto "Gli Onorevoli" un vecchio film in bianco e nero girato nel 1963 per la regia di Sergio Corbucci e interpretato fra gli altri dal grande Totò.
Uno specchio dei tempi che allora come ora riflette impietosamente un certo modo di fare e di intendere la politica nostrana.
"Castigat ridendo mores" si potrebbe ben dire, ma considerando quello che ci offre oggi la stringente attualità politica, c'è veramente poco da stare allegri.

Mi sembra che stiano un po' troppo tirando la corda, nessuna delle due squadre vuole cedere, una prova muscolare che non ha niente di ragionevole, ma il cui non troppo recondito fine è forse proprio quello di rompere la fune e  mandare tutto e tutti a gambe per aria.
"Non c'è rosa senza spine, non c'è governo senza Andreotti" si dice in quel film e oggi si potrebbe dire che forse si sta facendo di tutto perché non ci sia un governo senza...Silvio o senza chi per lui.
In quel film c'era un candidato editore, ricco sfondato, che aveva fatto i soldi pubblicando carta straccia e libri scritti da intellettuali  "comunisti".
A volte la realtà supera la fantasia.
C'era un altro candidato, un front man come si direbbe oggi, che faceva campagna elettorale per conto terzi, in puro stile...proporzionale, perché poi con i resti doveva garantire l'elezione di una lista collegata.
Memorabile il tormentone: "votantonio, votantonio".
Il candidato La Trippa cav. Antonio, alias un eccezionale Totò, alla fine manda all'aria i piani di una lobby affaristico-finanziaria che voleva usare il suo buon nome per una lottizzazione in grande stile e così facendo impedisce che i "papponi" poggino i loro "sporchi deretani sugli scranni della Camera".
Un altro candidato, per essere più telegenico e per bucare lo schermo, si sottopone ad un'estenuante seduta di dizione e di trucco e fra "cipria, fondotinta, rossetto e parrucca" finisce per assomigliare a quelle "persone molto più potenti" che finiscono per "sembrare Wanda Osiris".
Ogni riferimento all'odierno "cavaliere mascarato" è puramente causale.
In quel film c'era una banda di bambini armati di cerbottana che si facevano chiamare "coiotes" un nome, un'assonanza, una...  garanzia, recentemente sdoganata dal presidente del consilvio.
Uno di quei bambini, figlio del candidato della destra, ad un certo punto tira dal frigo, un panino con spinaci e...mortadella.
Di certo una premonizione!
I programmi elettorali di quel film di 43 anni fa,  sembrano quelli riecheggiati nella recente campagna elettorale: la sinistra disgrega le famiglie, i comunisti dicono fregnacce, la destra riempie le piazze e triplica gli stipendi.
Luoghi comuni? Mah!
Il candidato della destra arriva a dire: " quando si combatte per una giusta causa, ogni mezzo è buono" come dire: il fine giustifica i mezzi.
E ancora: " Non ho fondato un partito per romantiche nostalgie, ma perché mi deve fruttare...
Il partito del do ut des".

Alla faccia della sincerità!
Sembra quasi di sentir parlare qualcuno del quale mi sfugge il nome.
A distanza di una settimana da quelle che per il gergo da trivio usato saranno ricordate come le elezioni che, bontà loro, hanno elevato al rango di soggetto politico i "coglioni" rivedere gli onorevoli deputati e senatori azzuffarsi per la lotta per le investiture, fa quasi rimpiangere il medio evo e quegli anni sessanta che, mi dicono, furono gli anni del boom, gli anni in cui i due partiti più grandi se le suonavano si di santa ragione, senza mai però arrivare al punto da dileggiare e offendere gli elettori.
Penso alle ultime elezioni, al risultato prodotto, agli errori di comunicazione, alle mirabolanti supposte infilate per via telerettale al popolo ritenuto sempre più bue, all'ansia da prestazione che ha condizionato i due focosi amanti; all'abbondanza di zebedei e di cacchi finiti sulla bocca di tutti e al gran ricorso di estrogeni ( leggi, promesse e programmi) che si è fatto per dopare una performance che ha poi visto i due intraprendenti e vecchi satiri esibirsi nell'orgiastico amplesso esitato nella più inconcludente delle sveltine in cui nessuno dei due priapi ha raggiunto l'orgasmo.
Penso a tutto ciò e mi chiedo se a quelle "elezioni" non sia meglio cambiare una consonante e incidentalmente iscriverle d'ufficio alla voce: "erezioni".

 
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