Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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UN AMICO MI HA CHIESTO

Post n°242 pubblicato il 26 Aprile 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Un amico che vive all'estero mi ha chiesto se vale ancora la pena di vivere in Italia. Non ho saputo rispondergli o, meglio gli ho risposto sforzandomi di non essere pessimista fino al punto da far trasparire il mio disagio per una situazione che ogni giorno di più rischia di assumere i contorni di un romanzo kafkiano.
Abbiamo un passato con tante anomalie, molte delle quali periodicamente ritornano sotto le mentite spoglie di un qualche improvvido omuncolo "della provvidenza" che di fatto ci impedisce di entrare nel futuro e di equipararci alle grandi democrazie occidentali.

Se, come scriveva qualche giorno fa il Financial Time "un cattivo perdente tiene il broncio e antepone gli interessi personali a quelli del suo Paese" c'è veramente poco di cui vantarsi con chi da lontano segue le vicende italiche quasi con una punta di commiserazione per chi è costretto a sentirsi più bue di quanto già non è costretto ad essere.
Dopo aver avvelenato la campagna elettorale, l'innominabile perdente passa il tempo alimentando i dubbi sul risultato delle elezioni con il preciso scopo, scrive sempre il FT,  di "destabilizzare fin dall'inizio la coalizione di Prodi e ridurne così la durata del governo. Se così fosse (a prescindere da quanto sia stato limitato lo scarto di voti) starebbe dando prova di un disprezzo arrogante per il verdetto delle urne".
D'altronde chi in questi anni ha brillato per le assenze nelle manifestazioni pubbliche in cui si celebrava la "Liberazione" non può certo esimersi dal mostrarsi sprezzante con il giudizio di una parte del Popolo Sovrano che, per fortuna, non si riconosce negli ideali suoi e in quelli della sua cricca di servi sciocchi quanto fedeli alla sua linea.
Uno dei quali l'altro ieri ha superato se stesso definendo il 25 aprile una "tragica festa di regime".
Bisogna avere non solo la classica faccia tosta ma a quella associare anche una mostruosa disonestà intellettuale per arrivare a sputare nel piatto in cui quel signore (uso un eufemismo) continua a mangiare a sbafo e proprio a spese di "Roma ladrona".
Di porcata in porcata, sono arrivati a deformare la Costituzione, la Bibbia laica di ogni italiano degno di chiamarsi tale, aver tentato di stravolgerla e di imbrattarla per un bieco calcolo di bottega non li salverà dal giudizio della Storia.
Disprezzare la sacralità di una giornata che ha dato i natali ai principi su cui si regge la nostra (ahinoi!) malferma democrazia è la prova evidente di quanto certi presunti costituzionalisti dell'ultima ora, siano lontani anni luce dallo spirito che animò i veri Padri Costituenti.
Uno di loro, Piero Calamandrei, a proposito della Costituzione scriveva: "Essa può apparire alla decrepita classe politica che lotta per salvare i propri privilegi come una inutile carta che si può impunemente stracciare, ma essa può diventare per le nuove generazioni il testamento spirituale dei morti che indicano ai vivi i doveri dell'avvenire".
Parole che inducono a meditare, pronunciate nel 1955, ma ancora di un'attualità tale da risultare ben più che profetiche. 

 
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