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SEGNALIBRO
Quando il ricordo del tempo passato mi assale, ho quasi timore di ricordare, come se il vedere e rivedere i pochi giorni lieti vissuti fra i petali di una rosa possa alla fine seccarne la memoria e diventare triste rimpianto
Eppure niente nella mia mente è così vivido come quegli anni in cui ho diviso il mio cammino con te, pensando di averti ancora al mio fianco stamattina, mentre percorrevo le solite stradine di campagna, invano ho cercato la tua ombra che si accompagnava alla mia.
Fra le ginestre e i fiori di campo, nel silenzio irreale di un giorno volato via insieme ai miei pensieri mi son lasciato ferire da un roseto in cui non sboccia più nessun fiore.
Quante foglie abbiamo raccolto insieme, Nadia e quante ancora sono qui, fra le pagine dei miei libri e chissà se anche tu ne conservi qualcuna fra i tuoi. Dubito che tu ne abbia ancora, però mi piace pensare che quando ti capita di aprirne qualcuno, una foglia si stacca come stella dal cielo e, cadendo fra le tue mani, ti porta un po' di me.
Cerco quasi per istinto quei libri, li sfoglio per il mio tormento, vorrei fugare i dubbi e i fantasmi, vorrei trovare la traccia del tuo passaggio, a volte stento quasi a credere di averti incontrata.
Foglie secche come segnalibri, non più verdi proprio come le mie speranze cristallizzate fra le pagine di un diario che vorrei non aver mai scritto.
Rileggo quelle pagine, ritrovo il tuo respiro; ogni parola, ogni gesto, ogni avvenimento rivivono nello spazio di un pensiero e la solitudine che mi accompagna sembra quasi un prisma che distorce la luce che da quelle righe ancora nasce e a malapena rischiara la penombra dei miei giorni.
Un giorno ho cercato al di là degli occhi del mare e della voce della terra e ho trovato un cuore che con il mio giocava e si nascondeva e insieme al mio sembrava battere. Affinità elettive, qualcuno le ha chiamate, corrispondenza d'amorosi sensi qualcun altro le ha definite, anch'io per un po' sono stato parte di un miracolo che, lo avrei capito molto più tardi, si verifica una sola volta nella vita.
La ferita dei non amati è come un marchio che ti segna per sempre, ti pone ai margini dell'esistenza e lì rimani nell'attesa dell'improbabile, con la paura quasi di ascoltare il ritmo di qualche altro cuore ferito che batte in armonia con il tuo passo stanco.
Non so perché scrivo ancora di me e di te, forse lo faccio per liberarmi dalle sabbie mobili di una clessidra che sembra risucchiarmi nella rassegnazione più cupa e per questo mi aggrappo allo stelo di una rosa che altri hanno colto lasciando per me solo le spine.
La vita che passa dentro i giorni si confonde con le ombre della sera e fra quelle vago seguendo un filo che si perde fra le stelle del mio piccolo universo della memoria.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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