Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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IOR: OGGI COME IERI

Post n°259 pubblicato il 19 Maggio 2006 da bargalla
Foto di bargalla

La "cupola" affaristico-pallonara  non poteva scegliere che l'ombra protettiva "der cuppolone" per depositare al riparo da occhi (e da orecchi) indiscreti i proventi del malaffare e della corruttela.
Calciopoli-Oltretevere è un altro capitolo che si apre della saga dei chiacchierati banchieri di dio e della finanza in odore di incenso all'aroma di zolfo e di pecunia che puzza così tanto al cui confronto il comune sterco del diavolo profuma di fresco bucato.

Dopo Calvi, Sindona, Gelli e Marcinkus, di nuovo lo Ior, l'istituto per le opere religiose già in odor di mafia, di riciclaggio e di bancarotta, torna in prima pagina non per aver finanziato le opere pie di cui si favoleggia in certi santuari della finanza clerico-borsistica, ma per avere nel suo caveau i fondi neri di una società nata per lucrare e condizionare il mercato che ruota intorno al dorato mondo del calcio.
Dopo il crack del fu Banco Ambrosiano, l'istituto per le opere poco pie, viene nuovamente tirato in ballo per una storia di soldi sporchi da lavare in riva al biondo Tevere: altro che i famosi trenta sicli d'argento di un Iscariota qualsiasi, anche stavolta il sinedrio dei sommi sacerdoti di sempre, è accusato di gestire "i risparmi" di un'associazione a delinquere che con le finalità del suddetto Istituto per le opere religiose, non dovrebbe avere niente a che fare.    
C'è il fondato sospetto che milioni di euro, illecito provento di spregiudicate operazioni di compra-vendita del calcio-mercato, siano spariti dai bilanci della società di collocamento-calciatori presieduta dal figlio dell'ex re...moggio della pelota truccata e drogata e siano poi per miracolo comparsi nella sacra gran cassa dei reverendi, a disposizione di quei figli di buona donna che finalmente sono riusciti a fare la fine di tutti i palloni gonfiati.
E' bastata la puntura di qualche "cimice" per intercettare e far esplodere uno scandalo la cui onda d'urto fa ora tremare anche i cosiddetti sacri palazzi apostolici.  
La scuderia dei figli di papà coltivava con profitto il business del guadagno facile, forti dei loro ascendenti avevano messo su una società di intermediazione per giocare al monopoli del calcio truccato e parlato: una rete nella quale sono rimasti invischiati per aver forse preteso troppo da un ragno che passava più tempo al cellulare che con se stesso.
Con il consenso di qualche spirito per niente santo, hanno fatto presto ad imparare come riciclare quella montagna senza passare dalle maglie di un fisco ingordo; niente di meglio che riciclarla all'estero, magari a due passi dal vicolo Barberini sede della Gea del piccolo Moggi, meglio, in quella città del Vaticano in cui si garantisce non solo il segreto bancario, ma anche quello professionale e confessionale.  
Voglio proprio vedere come se la cavano: useranno il vecchio metodo dei "frati neri" o adotteranno quelli riveduti e corretti della Santa Inquisizione?
In attesa di qualche rogatoria internazionale e della santa perquisizione, sempre che diano il placet, parleranno di santa persecuzione e si affideranno con fiducia (sempre così dicono) alla giustizia degli uomini.

In attesa di quella, ben più tremenda, di quel Dio che loro dicono di rappresentare.

 
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