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ISTAT E DINTORNI
Nel giorno in cui l'Istat pubblicava il Rapporto 2006, una messe di dati ricca di chiaroscuri che evidenzia tutte le contraddizioni economiche e sociali in cui versa il nostro Paese, il portiere della nazionale italiana di calcio veniva convocato in procura come testimone, per una presunta storia di scommesse che insieme al Moggigate stanno terremotando il mondo pallonaro.
Si sapeva che in Italia il divario esistente fra ricchi e poveri, tende sempre più a sprofondare nell'indigenza per i secondi e nell'opulenza per i primi; non era certo necessario sfogliare il rapporto Istat per provare un minimo di indignazione verso coloro che, ostentando una ricchezza più che sfrenata, volgare e spesso sospetta, prendono letteralmente a calci quanti con estrema dignità cercano di sopravvivere con un salario che se non è da fame poco ci manca.
Nel cosiddetto Belpaese un milione e mezzo di persone secondo l'Istat, guadagna circa ottocento euro al mese e vive in un contesto familiare economicamente disagiato.
Il rapporto dell'Istat alla voce "indice della concentrazione dei redditi" stabilisce che in Italia il 20% delle famiglie dei soliti noti, detiene il 40% della ricchezza totale.
Negli ultimi anni una più che sciagurata e iniqua politica sociale e dei redditi ha portato all'ingrasso una mandria di nullafacenti e tuttotenenti, i furbetti sono spuntati come funghi, l'humus dell'impunità ha fatto da concime al guadagno facile con il risultato che i ricchi sono diventati spregiudicatamente sempre più ricchi e i poveri semplicemente più poveri.
Certe incongruenze diventano quasi oscene al pensiero che c'è chi, non avendo la benché minima cognizione di cosa sia il lavoro, fisico e intellettuale, trova il modo di sottoscrivere contratti, che la folle vertigine di un mercato "drogato" da se stesso porta poi qualcuno di questi "buffoni" di corte a scialacquare in un anno in scommesse e dintorni, quanto guadagnerebbe un comune mortale in chissà quante vite.
Mentre scorrevo il rapporto sentivo che quel portiere di calcio (che sarebbe bene leggesse "Il Giocatore" di F. M. Dostoevskji, sempre che sappia anche leggere oltre che scommettere), veniva ascoltato dagli inquirenti per chiarire una presunta puntata di euro diecimila; briciole in confronto alla somma dallo stesso movimenta e bruciata per alimentare il vizio del gioco e che, secondo quanto accertato, ammonta alla bellezza di due milioni di euro. E così accanto a chi vive con appena ottocento euro al mese, ma c'è anche chi sopravvive con la metà, ci sono dei personaggi che per uno scherzo del destino si sono trovati a prendere a calci un pallone che li ha scaraventati sulla scena di una notorietà in cui il facile guadagno va di pari passo con la più totale dabbenaggine di quanti purtroppo contribuiscono, con il loro consenso, ad alimentarne la discutibile fama.
"Campioni" li chiamano, ma quel termine è un'offesa per la lingua italiana e per quanti, in passato hanno onorato una maglia, che gli attuali manichini della pelota non dovrebbero indossare neanche per provarne la taglia.
Chi ha tanto, troppo, da permettersi di buttar via quei soldi dei quali non ne ha mai conosciuto il valore e chi, invece, con quei pochi soldi che guadagna deve fare i salti mortali per arrivare a fine mese.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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