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| « ISTAT E DINTORNI | L'ASSERITO SILENZIO DI DIO » |
UNA FOTO IN BIANCO E NERO
Quando un'immagine riflette uno stato d'animo la si sceglie
perchè evoca insieme all'inesprimibile, l'assenza e il ricordo, la presenza
e il rimpianto.
Basterebbe da sola a dire quanto le parole spesso non siano che le
inutili sfumature di un bianco e nero che insieme alla luce diventano l'essenziale icona di uno spirito sempre inquieto e assetato.
Avere tanta di quell'acqua da non poterla bere, in questo mare di cocente solitudine arde rinsecchito dal sole dell'indifferenza, il desolato nonsenso
di un accecante lucore che corrode i giorni migliori e plasma di grigia materia la vita di sempre.
Chiedere tante di quelle volte da bere da morire di sete in un deserto cosparso di gente in cui ogni miraggio si perde fra le spire di un fatuo, ammaliante groviglio che annienta ogni reazione donando l'indolente fulgore dell'ozio.
Oasi rigogliose, tremule, nelle caligine di un torrido meriggio concedono
allo sguardo l'orma di un'ombra confusa, forse un ristoro sognato per l'assetato viandante, ma finiscono poi per svanire nel turbine accecante
di un vento che la mente corruga di altre rughe e riempie di onde le dune
di una terra senza più cielo.
Sale a piene mani sparso su ferite aperte, gocce di folle tormento spengono l'acredine del tempo raccolto come cenere ai margini di un cuore che brucia e si consuma senza più niente da offrire.
Un alone di luce adombra il chiaroscuro di una foto in bianco e nero:
dalle mani di una donna una pioggia d'argento fresca e vivida cade per bagnare la gola riarsa di chi da lontano sembra voler dissetarsi.
Acqua di sorgente che mai si inaridisce per spegnere un'arsura che brucia
il cuore e la mente.
L'acqua dalla fonte sgorga e sospesa nel tempo pare restare, l'inestricabile ordito di un'orrida pena sembra cristallizzare le ali di una bianca colomba.
L'Anima ugualmente palpita di bontà e il cuore trabocca di folle speranza, accostarsi alla fontana, chiedere di nuovo da bere, ma sempre con la paura di un altro diniego; sempre col timore che quella debba essere l'unica brocca grondante d'Amore alla quale le labbra accostai per assaporare il gusto amaro di un veleno che ammalia per sempre chi con brama lo beve.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33