Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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L'ASSERITO SILENZIO DI DIO

Post n°265 pubblicato il 29 Maggio 2006 da bargalla
Foto di bargalla

L'assordante silenzio di Dio: sembra essere questo il tema dominante  del viaggio del pastore alemanno ad Auschwitz.
Sarebbe facile ma oltraggioso dire che Chi tace acconsente, però trattandosi del Buon Dio, la saggezza popolare dovrebbe fare i conti con l'Imponderabile e  con gli imperscrutabili disegni di Chi, a sentire il pastore alemanno, non ha fatto abbastanza per impedire l'orrore della Shoah. 
Fosse stato detto da un ateo nessuno avrebbe avuto da ridire, ma pronunciate da un papa, quelle parole sembrano quasi sacrileghe.

Come se fosse nell'indole di un Dio, Buono per definizione, la volontà di impedire ad un branco di belve assatanate di sbranare il suo gregge.
Il determinismo, il liberum arbitrium che spesso diventa soltanto brutum, insieme ad una massiccia dose di follia che nessuno seppe o volle in tempo fermare, potrebbero essere le giuste apodissi per annullare il vacuo grido di dolore dettato più dalla insulsa retorica di un magistero che nella Storia, anche recente, ha avuto ben più di una semplice chiamata di correità, che da una vero esame di coscienza.
Non vorrei sembrare più "blasfemo" di quanto il mio essere anticlericale mi porterebbe a fare, ma sento di poter dire che anche stavolta più che il papa (non dico Pontefice, nel senso di Pontifex, perché questa già sarebbe un'altra cosa), ha parlato il teologo abituato ad addomesticare il Divino e a conformarLo alla realtà contingente.
Confesso di essermi sentito a disagio dinanzi al vacillante defensor fidei, che non riusciva a trovare e ad ascoltare il suo Dio in quel campo di concentramento in cui l'uomo (e solo l'uomo) ha aperto le porte dell'inferno per scaraventare un'umanità che non aveva i caratteri della "pura e superiore razza ariana".  
Il papa-filosofo nato nel Terzo Reich, dinanzi al muro della morte doveva restare in religioso silenzio per ascoltare il grido e il lamento di Dio,  invece si è prodotto in un'analisi di parte, ancorché riduttiva, di quelle che furono le responsabilità non certo di Dio, accusato di aver taciuto, ma di quegli uomini (arbitrium brutum) che permisero il compiersi del disegno antisemita.
Dio non abita nei campi di concentramento, non abita ad Abu Graib o a Guantanamo, Dio non abita nelle chiese e nei templi degli uomini; Dio abita nei campi profughi, nelle baraccopoli, Dio ha scelto di abitare fra gli ultimi della terra, perché dove c'è carità (non quella dell'otto per mille!) e amore, lì c'è Dio.
Ecco santità, se vuole trovare Dio, deve frequentare di meno i potenti della terra che spesso vestono i panni del Caino di turno per sopraffare l'inerme Abele, magari con il complice silenzio (questo si) di chi veste come Lei "di porpora e di bisso" con i gemelli d'oro ai polsi e spesso siede alla mensa di quel ricco Epulone che non lascia cadere più neanche le briciole per il povero Lazzaro.
Ho imparato a vedere Dio in chi ha la pelle di un colore diverso dal mio e parla una lingua che la mente non comprende, ma il cuore si.
Ho imparato a vedere Dio in un filo d'erba, in una goccia d'acqua, nell'immensità del mare, fra le stelle del cielo, ho imparato a sentirLo nella pioggia e nel vento; per questo trovo esecrabile chi Lo accusa di non farsi sentire, né vedere e Gli attribuisce un male che rimane per sempre il frutto perverso della meschinità umana.

Mi è stato insegnato che Dio parla nel silenzio dei cuori, basta essere in pace con sé stessi e con il prossimo e forse coltivando l'arte del silenzio si riuscirà a percepire, prim'ancora della voce, la sua volontà.

 
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