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| « UN SENTITO...RISENTIMENTO | PACS E DINTORNI » |
"...MA NON VI DANNO UN PO' DI DISPIACERE QUEI CORPI IN TERRA..."
Da un lato si assiste all'orrore senza fine che ogni giorno offre le sue vittime sacrificali sull'altare dell'inettitudine e della follia umana, dall'altro bisogna coartare la propria coscienza per cercare di comprendere le ragioni che ancora impongono la presenza dell'esercito italiano sul suolo iracheno.
Quella che con una ipocrisia tutta italiota si continua a definire "missione di pace" si rivela essere una vera e propria chiamata alle armi, un appoggio più nemmeno tanto velato, ad una coalizione che ha voluto ad ogni costo esportare manu militari la democrazia, salvo accorgersi poi di aver fallito risucchiando anche il nostro esercito nelle sabbie mobili di un conflitto dal quale non sembra più tanto agevole uscirne senza versare altro sangue.
Era stato detto che il contingente italiano era in Iraq per scopi umanitari e di peace keeping, la qual cosa già di per sé suonava alquanto stonata in un contesto in cui la guerra non è mai finita, se non nella mente bacata di chi l'ha voluta e pianificata.
In un Paese dilaniato dalla guerra interetnica il cerino acceso dallo sceriffo texano ha innescato un incendio ormai incontrollabile che nessuno sembra più in grado di domare.
Con la guerra civile, la spirale del terrore genera altra violenza, il sangue chiama altro sangue, il tribale spirito vendicativo ha un certo che di atavico in popolazioni che "sentono" l'odio e lo fomentano nel tentativo di prevalere una sull'altra e considerano comprensibilmente come nemico, da cacciare con ogni mezzo, lo straniero che occupa la loro terra.
Era stato detto che le truppe italiane erano lì per scortare convogli umanitari e prodigarsi per rendere meno doloroso per la popolazione civile quello che nelle intenzioni dei signori della guerra doveva essere un "dopoguerra".
Mai avrei però immaginato di dover leggere di un altro soldato italiano morto e di altri rimasti feriti, per scortare un convoglio militare di sua maestà britannica.
In testa alla colonna militare inglese c'è il nostro famigerato Vm 90, un mezzo cosiddetto blindato in dotazione al contingente italiano che è già stato la bara di altri soldati morti in missione di...pace; un ordigno rudimentale esplode al passaggio del veicolo e squarcia la pancia del mezzo che, guarda caso, non è corazzata.
Ecco, morire così per shock termico in una scatola di latta, che gli stessi militari definiscono "scarafone" è la più assurda delle morti, assurda come la guerra che l'ha generata, assurda come la decisione politica di mandare in guerra un contingente male equipaggiato e perciò più esposto ai rischi di una guerra guerreggiata che sfugge ad ogni regola d'ingaggio.
I coccodrilli, i caimani nostrani e i farisei dell'ultima ora si preparano a versare altre insulse lacrime sul feretro dell'ennesimo caduto di Nassiriya, si affannano per esprimere il loro sentito cordoglio alle famiglie dei caduti e alle Forze Armate e, nell'attesa di un altro morto, discutono per "rimodulare il nostro impegno in Iraq".
Come dire "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur".
Dai tempi di Tito Livio, a Roma non si fa altro che discutere, mai che si prendano decisioni così tempestive da evitare il ripetersi di altre tragedie, mai che si prendano provvedimenti tali da permettere a questo Paese di essere solo e soltanto un Paese "normale".
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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il 06/07/2014 alle 17:07
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il 03/11/2010 alle 08:33