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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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PACS E DINTORNI

Post n°272 pubblicato il 07 Giugno 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Ho letto un abstract dell'ultimo documento partorito dai fertili lombi del pontificio consiglio per la famiglia: una condanna senza appello per pacs, aborto, fecondazione assistita, staminali, contraccezione, omosessualità e femminismo.
In tema di sessualità e di argomenti correlati, la pruderie degli eminentissimi (e oscurantissimi) cardinali pretende di dettar legge, ciò che per loro è peccato, anche per la dottrina dello Stato, deve essere tale e di conseguenza sanzionabile.

O ci si adegua ai loro principi e determinazioni, o si è fuori dalle loro grazie e dallo loro chiesa, un aut aut che quando tocca il sesso rasenta la più morbosa e interessata delle loro attenzioni.
O si accetta per fede quello che scrivono o è meglio leggere certi arzigogoli filosofeggianti, cercando di separare il grano dal loglio per riflettere e meditare "sull'uso che di Dio fanno" una indegna pezza di appoggio per una teologia da basso medioevo.
Qualche giorno fa ad Auschwitz il pastore teutonico, dando prova di una saldissima fede a prova di umana debolezza, si spinse oltre fino a chiedersi dove fosse Dio quando in quei luoghi si consumava l'olocausto del "popolo eletto".
Un altro campione di fede, un cardinale di santa romana chiesa che presumo celibe et casto, pubblica un documento di sessanta pagine in cui parla di "Famiglia e procreazione umana".
A suo dire pacs, aborto, fecondazione e tutto ciò che sfugge alla morale catto-vaticanista diventa "l'eclissi di Dio".

Meno male che c'è il loro sole che surroga il divino e illumina le menti traviate di quanti laicamente escono dall'orbita di una morale bacchettona
e farisaica.  

Ora, se io sono celibe, casto, impegnato a curare le anime e a   "religere" dovrei occuparmi delle cose di Dio e invece no, devo pontificare sul preservativo, sulle coppie more uxorio e monoparentali, devo condannare i gay e le lesbiche, devo congelare la ricerca scientifica per evitare che la creatura superi il Creatore. 
Di più, devo impedire che a scuola si parli di educazione sessuale, insegnando la castità e la continenza; devo condannare il femminismo perché "la donna è diversa dall'uomo".
Ancora di più, devo sottolineare quanto: "L'unione carnale, di carattere individualista, diventa essa stessa occasione di disputa e di guerra, nella misura in cui uno dei due partner non si considera soddisfatto sul piano del piacere o su quello dell'utilità".
Niente di nuovo sotto il sole, già i primi padri di questa chiesa erano pieni di pregiudizi e affrontavano il sesso con una distorsione da far paura, Sant'Ambrogio considerava il matrimonio come un "fardello irritante" Taziano era convinto che i rapporti sessuali fossero un invenzione del diavolo e pensava che la vita cristiana fosse "impensabile al di fuori dei vincoli della verginità".
Agostino di Ippona, sosteneva che niente "svilisce il pensiero umano più di una carezza di una donna e di quella unione di corpi senza cui non è possibile avere una moglie".
Per restare più terra terra, l'ex rettore degli anni miei più bui, quelli trascorsi in un seminario, diceva che "chi dice donna, dice danno".
Sessuofobia allo stato puro, misoginia a ventiquattro carati, peccaminosa intrusione in un ambito in cui, come dice il proverbio, è meglio non mettere neanche un dito.
E invece no, lor monsignori, quel dito vogliono metterlo eccome, vogliono anche sindacare sul numero degli orgasmi, perché se si gode "ad libitum" e fuori dal matrimonio si pecca, tutto deve tendere alla procreazione, tutto deve avere il loro placet.
Evoluzionismo e creazionismo non si escludono a vicenda e possono essere due facce della stessa medaglia.
Attribuire alla "catastrofe morale e culturale" i "tassi di fecondità troppo bassi in Occidente" significa riconoscere la decadenza di una civiltà che si vorrebbe superiore alle altre, ma che alla prova dei fatti si rivela debole e succube di oligarchie che per esclusivo tornaconto pretendono di imporre i propri diktat e con essi un'idea del "bene" che quasi mai supera la prova dei fatti.

 
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