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IL PALLONE AL CENTRO DELL'ATTENZIONE
Oggi per me è uno di quei giorni lavorativi in cui l'imprevisto può trasformare una tranquilla giornata nel più convulso dei turni di reperibilità, per questo non so se riuscirò a vedere la prima partita della nazionale italiana di calcio ai campionati mondiali in Germania.
La cosa mi lascerebbe del tutto indifferente se non fosse per il marcio contorno servito insieme al piatto forte di un calcio difficile da digerire in un contesto in cui non si parla più di sport, ma di business, di combine e di personaggi dal dubbio pedigree etico e morale.
Il clima extrasportivo di certo condizionerà il rendimento degli undici supervalutati calciatori nostrani schierati contro la meno quotata squadra del Ghana che non è certo da sottovalutare, come ha già fatto qualcuno, considerando che i componenti la rosa ghanense giocano quasi tutti in club europei.
Mi auguro che l'ansia di prestazione sia tale da far miseramente capitolare gli azzurri già al primo appuntamento e che termini prima possibile il delirio pallonaro italiota che sembra comunque lontano dal riprodurre il clima dei precedenti campionati del mondo.
Una eliminazione già al primo turno sarebbe quantomai salutare, un bel bagno di umiltà servirebbe a ridimensionare il superbo tatticismo di una casta che ha sfruttato il gioco più bello del mondo per costruire un muro di gomma dietro cui trincerarsi nello smaccato tentativo di uscire indenni dall'ennesimo scandalo similfinanziario che ha investito il nostro Paese. Perché dovrei tifare per degli stapagatissimi nullafacenti gellati che scialacquano tanto di quel "grano" da sfamare delle città intere?
Perché dovrei tifare per undici puponi e pupetti lessicalmente disastrati che si atteggiano a maestri di vita e di virtù?
Perché dovrei tifare per dei nababbi nati per prendere a calci un pallone di cuoio infarcito di inconiugabili congiuntivi che nella peggiore delle ipotesi li condannerà a vivere di rendita?
Meglio tifare per qualcun altro, magari per quella squadra del Ghana che ancora sa esprimere un calcio agli antipodi dai garretti griffati dei nostri insopportabili, supponenti, manichini perennemente esposti nell'inguardabile vetrina dell'effimero teledipendente.
Anche il calcio italiota è parte integrante di quella spregiudicatezza gestionale e finanziaria che ha investito il Belpaese, è la metafora di un'italietta in cui conta di più l'apparire che l'essere.
Non riesco proprio ad entusiasmarmi per una nazionale espressione di uno sport che non esiste più, hanno dimostrato che nel bengodi del calcio quel che conta è la frode sportiva, l'aggiotaggio e l'insider trading.
Di questo calcio e di questa nazionale non me ne frega niente.
I destini di una nazionale si incrociano con le inchieste della giustizia sportiva e ordinaria, gli interessi economici di alcuni potentati hanno rotto il proverbiale giocattolo, riattaccare i pezzi è ormai impossibile, devono solo raccogliere i cocci e tentare di salvare almeno la faccia.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33