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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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NON SONO SOLO CANZONETTE

Post n°277 pubblicato il 13 Giugno 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Ho ascoltato e riascoltato un'antologia di Luigi Tenco, uno dei poeti che seppe mettere in musica in modo semplice e originale le sue intense emozioni e i suoi profondi sentimenti.
Qualcuno lo annovera fra i "poeti maledetti" forse per quel suicidio  che segnò drammaticamente l'ultimo festival sanremese al quale partecipò, ma le sue note e i suoi versi sopravvissuti ad un tragico destino rivelano una sensibilità d'animo rarissima da trovare nella pletora di quelli che poi divennero "i cantautori" più o meno impegnati ad imitare uno stile che ha fatto scuola.

La canzone d'autore spesso è sinonimo di impegno civile e politico, difficilmente si ritrova la rima "cuore-amore" ma le "canzonette" sovente sono la colonna sonora di un'esistenza e alcune in particolare sono legate ai ricordi più belli.
Del suo repertorio conoscevo i brani più noti e più "passati" dalle scalette della programmazione radiotelevisiva, penso per esempio a "Ciao amore, ciao" o a "Vedrai vedrai" oppure a quel brano pubblicato postumo che è diventato un vero tormentone, anche per i tanti interpreti che ha avuto, ovvero "Se stasera sono qui".
E poi c'è quell'aria "triste che tu amavi tanto".
Soltanto a scrivere i titoli di questi pezzi viene voglia di accennare qualche accordo al pianoforte, ma accanto a brani che sono diventati dei veri e propri classici, ce ne sono altri, poco o per niente noti, che manifestano il carattere di un artista sensibile, inquieto e disarmante con quel suo ingenuo tentativo di cantare una realtà paradossale che resiste immutata con tutte le sue contraddizioni a caratterizzare anche il momento presente e per il verismo di un certo disincanto che fra le sue note diventa semplice poesia. Una in particolare sembra di una preveggenza tale da far pensare alla frequenza con la quale certi argomenti tornino periodicamente con la loro irresoluta determinazione a segnare in negativo la storia di sempre.
Si intitola "Cara Maestra" tre semplici efficacissime strofe, che cantano le antinomie di una società restia ad applicare quei principi etici e morali cui tutti dicono di richiamarsi, ma buoni ormai solo per essere oggetto di mera speculazione filosofica e di inutile dibattito politico. 

                                CARA MAESTRA

                Cara maestra un giorno mi  insegnavi che
                a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali,
                ma quando entrava in classe il direttore
                tu ci facevi alzare tutti in  piedi
                e quando entrava in classe il bidello
                ci permettevi di restar seduti.

                Mio buon curato dicevi che la chiesa
                è la casa dei poveri, della povera gente,
                però hai rivestito la tua chiesa di 
                tende d'oro e marmi colorati
                come può adesso un povero che entra
                sentir si come fosse a casa sua.

                Egregio sindaco mi hanno detto che un
                giorno tu gridavi alla gente: vincere o morire.
                Ora vorrei sapere come mai, vinto tu non hai 
                eppure non sei morto e al posto tuo è morta
                invece tanta gente che non voleva
                               né vincere e morire.

                                                                     Luigi Tenco  1967

 
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