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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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GIACOBINO POST LITTERAM

Post n°295 pubblicato il 07 Luglio 2006 da bargalla
Foto di bargalla

L'ex ministro del tesoro, l'erremosciante commercialista di Silvio, specialista in paradisi e concordati fiscali, nel commentare in un'intervista al Corsera, i provvedimenti adottati dall'attuale governo in tema di liberalizzazioni, ha evocato il clima del "terrore" instaurato da Robespierre dopo la Rivoluzione Francese, definendo assolutista e giacobino l'indirizzo dato dall'esecutivo di Prodi alla lotta all'evasione e all'elusione fiscale.
Con un piede nella Vandea e l'altro nella Gironda, con una arditezza degna del più funambolico degli acrobati del pensiero liberale, ha finito dottamente col citare, a sproposito, l'immancabile Robespierre accomunando "il terrore e la virtù" del Triunviro alla voglia del bofonchiante Romano, di combattere e di vincere la guerra contro i privilegi, i privilegiati e gli evasori fiscali.

"Generalizzare la paura. Imporre la Virtù con la paura" questo in sintesi il programma del prode Giacobino Romano, a leggere il contro-pensiero di Giulio, il vandeano del rigore liberista, quello che in cinque anni di malgoverno delle destre non ha saputo altro che inventarsi l'autogol della finanza creativa,i condoni e gli scudi fiscali, le liberalizzazioni annunciate dall'esecutivo prodiano sono coercitive, estorte con la forza e per decreto e la lotta all'evasione fiscale altro non è che una premessa di "sudditanza civile".
In linea con quanto brillantemente espresso dal suo commercialista, Sua Impunità, il redivivo Luigi XVI, sopravvissuto alle cure (elettorali) di monsieur Guillotin, ha rincarato la dose, uno strale lanciato da chi si è appena fatto l'aereo nuovo, verso quel "pezzente" di professore che usa le liberalizzazioni e l'evasione per fare "oppressione fiscale e burocratica".
Certo uno che si può permettere un aereo tutto per sé su cui di solito trovano posto 400 passeggeri e cambia casa, pardon maestà, volevo dire castello come se fosse un paio di calzini e in un anno spende "solo" e dico solo, la miseria di 12 milioni di euro per l'ordinaria manutenzione di una sua magione, non può certo inneggiare alla pretesa del "mortadella" di ridistribuire il reddito con una adeguata e giusta imposizione fiscale.   
Quando si colpiscono giustamente le rendite di posizione e gli interessi corporativi e consolidati di lobbie che dall'alto di una non derogabile esclusiva di stampo medievale, condizionano la crescita generale e l'economia di un Paese fatto ancora di Corporazioni di Arti e Mestieri, è normale scontentare proprio quelle camarille che vorrebbero autoperpetuare un sistema in cui il mercato genera capitale senza produrre lavoro.
Come dire, i poveri devono essere sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi!  
Era perciò più che scontato che fosse proprio la destra più nostalgica dell'economia in camicia nera a cavalcare la protesta delle categorie interessate dalle liberalizzazioni.

Per tornare al fine fiscalista di cui sopra, che ha dimostrato di essere più votato al mercantilismo che al liberismo, sarà bene che si aggiorni un tantino sfogliando, oltre ai datati libri di storia, anche il "Robert" diffusissimo vocabolario francese che così definisce il sinonimo moderno di giacobino: "repubblicano ardente e intransigente".
Se essere "giacobini" significa essere anche intransigenti, ebbene io sono contento che Prodi & C. lo siano specialmente con quel mondo di furbi riccastri e fiscalisti furbastri  che pensano che "non pagare le tasse sia moralmente accettabile".

 
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