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CARTOLINA DAL SALENTO
Saluti da Porto Selvaggio, una delle zone più belle e incontaminate della costa ionico-salentina, la meta ideale per chi vuole il mare, nient'altro che il mare. Uno degli "approdi" delle mie vacanze "mordi e fuggi".
Situato grosso modo fra Santa Maria al Bagno, un borgo di pescatori e Porto Cesareo, è caratterizzata da una costa molto frastagliata, bassa ma a tratti a picco sul mare, alcune grotte del periodo neolitico, ancora oggetto di studio e ricerca, altre sottomarine di notevole interesse speleologico, un paio di calette sabbiose, alcune sorgenti di acqua dolce e varie torri costiere di avvistamento, che raccontano ancora di Saraceni e di invasioni più o meno barbariche.
Ce n'è una molto ben conservata, si chiama "Torre dell'Alto" e da lì si gode uno stupendo panorama.
Nei giorni in cui il cielo è particolarmente limpido si può scorgere al di là del Golfo di Taranto, il profilo montuoso dell'Appennino Calabro-Lucano; d'inverno si vedono le vette innevate, l'unico modo, da queste parti, per vedere la neve, sia pure col binocolo.
Per arrivare al mare bisogna scarpinare parecchio, ci sono dei sentieri in terra battuta da percorrere rigorosamente a piedi o in bicicletta.
Visto che si tratta di un Parco Regionale, è necessario osservarne le disposizioni ma ne vale la pena e a giudicare dall'affluenza che ogni anno aumenta sempre più, questo posto è ormai la meta privilegiata di quanti cercano un mare limpido, una scogliera fra le più belle e la salubrità di una pineta di pini di Aleppo e di altre varietà vegetali autoctone che si estende per centinaia di ettari.
Un paradiso che ogni tanto qualche pazzo piromane cerca di trasformare in un inferno.
Non manca il divertimento che io chiamo "alternativo" almeno per me lo è, vale a dire discoteche e quant'altro, ma bisogna spostarsi verso le località più rinomate, come appunto Gallipoli che d'estate diventa una piccola Rimini con tutti i pregi e i difetti che il divertimentificio comporta.
Difficile annoiarsi, il mare da solo ripaga gli inevitabili disagi sopportati per raggiungere il punto in cui l'Italia guarda più a Oriente, ma forse è ancora questo relativo isolamento insieme al dilettantismo di chi si improvvisa, per soli tre mesi, imprenditore turistico a rendere più avventuroso e ruspante un soggiorno in questa terra rossa e arida in cui per un miracolo di Madre Natura crescono rigogliosi gli ulivi secolari.
P.S. Da non perdere un tour turistico-ferroviario "fai da te" a bordo delle caratteristiche "littorine" della Sud-Est.
Si viaggia su binario unico, in vagoni con doppia motrice diesel incorporata per andare su e giù nei due sensi di marcia, in un Salento che purtroppo o per fortuna, è ancora fuori dal tempo e dai circuiti internazionali.
Adesso la chiamano pomposamente "metropolitana di superficie" così per darsi un'aria da terzo millennio, ma a bordo di quei trenini a scartamento ridotto che attraversano i paesini dell'entroterra, sembra ancora di essere nel periodo in cui tutto andava più piano per permettere all'occasionale viaggiatore di ammirare un paesaggio in cui insieme agli ulivi crescevano e ancora crescono i sogni e le speranze.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33