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UN FURTO DI STAGIONE

Sembra una storia d'altri tempi con una venatura quasi buonista, deamicisiana, il cui retrogusto agrodolce si perde rincorrendo il vento della mitologia fra le polverose stradine in terra battuta che segnano di bianco il rosso della terra e il verde argentato degli alberi d'ulivo.
La raccolta delle olive è ormai entrata nel vivo, più o meno tutti dalle mie parti, hanno un piccolo podere con qualche albero di ulivo e un lavoro paziente e faticoso attende quanti ogni giorno si dedicano anche per poche ore, come faccio io nel dopolavoro, alla raccolta delle preziose drupacee, con la certezza di ricavarne poi dell'ottimo olio extravergine.
Una faticaccia se si considera che mediamente dalla molitura di cinque chilogrammi di olive raccolte si ottiene, quando va bene, un litro d'olio appena, ma la soddisfazione di avere qualcosa di naturale e genuino con cui condire per esempio d'inverno le bruschette appena tolte dalla brace, ripaga di quel mal di schiena che resta come ricordo e dice di quanto duro sia ancora lavorare la terra e rivaluta un mestiere, quello del contadino, che continua con sacrificio a far germogliare dalle aride zolle il frutto del suo lavoro.
D'estate ci sono le angurie, dolcissime e invitanti a far gola e a stimolare gli appetiti di chi approfitta dei campi incustoditi per farne incetta.
Nessuno bada quasi più a questo tipo di reato che andava di pari passo con l'abigeato, così legato ad un'agricoltura praticamente scomparsa in cui anche la pastorizia fra un furto di galline e di pecore, ci metteva del suo per rompere la monotonia di una civiltà arcaica e contadina fatta di povere cose e scandita dal ritmo lento delle stagioni.
I furti di olive si inseriscono di diritto in questa casistica, sono molto frequenti specie in questo periodo in cui la meccanizzazione ha sì ridotto "l'olio di gomito" ma ha per così dire agevolato anche la rapina, le scopatrici meccaniche in poche ore fanno il lavoro di giornate intere, altrettanto dicasi per gli scuotitori pneumatici, veri "spolverini" mossi da un compressore ad aria, che in pochi minuti alleggeriscono del loro prezioso carico un albero intero.
Chi di solito si dedica a questa "attività" di rapina, spesso lo fa per necessità e preferibilmente di notte, come da copione, per questo ha destato una certa meraviglia il trafiletto pubblicato da un giornale locale che raccontava di due ragazzi diciottenni, studenti modello, che hanno marinato la scuola per rubare le olive.
In pieno giorno, mentre attendevano ad un "lavoro" che solitamente, in quanto ruberia, gratifica grandemente chi vuol apparire onesto senza esserlo e chi pur facendo man bassa riesce ugualmente a non sporcarsi le mani conservando candidi "i colletti bianchi" sono stati letteralmente colti con le mani nel sacco (di olive) dalle guardie campestri e dai carabinieri che li hanno denunciati per furto aggravato.
Si sono "giustificati" dicendo che rubavano le olive perché avevano bisogno di soldi con cui comprare abiti griffati e andare il sabato sera con gli amici al cinema o in pizzeria.
Invece di sgraffignare scooter, cellulari e i-pod, come purtroppo fanno molti loro coetanei a corto di educazione civica e morale, questi ladruncoli in erba, hanno pensato che fosse più conveniente e meno dannoso rubare le piccole, preziose pepite vegetali, le quali una volta frante, avrebbero poi dato il prezioso "oro giallo".
In tempi in cui il bullismo, il becero edonismo berlusco-nato e la violenza giovanile provocano ben altri danni, questa appropriazione indebita, peraltro debitamente restituita al legittimo proprietario che ha comprensibilmente perdonato i ladri-studenti, sfrondata dagli inevitabili strascichi giudiziari, potrebbe inserirsi in quel filone romantico da vecchia economia agricola che ha fatto la fortuna di una certa letteratura popolare e di appendice che si romanzava attorno a storie di paesini e di briganti, che la tradizione orale ancor oggi tramanda e tiene viva nel racconto dei più anziani.
Certo, non sempre tutto fila liscio come l'olio, ai due studenti con l'hobby dell'olivicoltura è andata bene, ma non altrettanto bene andò la scorsa estate ai due mariuoli colti di notte in flagranza di reato, mentre trafugavano i meloni rimasti in un campo dopo il primo raccolto.
Uno dei due finì in carcere perché recidivo per reati specifici.
Finire in galera per quindici angurie! E rischiarla per un sacco di olive!
Non giustifico certo il furto in quanto tale, né il ladrocinio in sé per sé, ma un po' d'amaro in bocca rimane al pensiero che in Italia "chi ruba poco va in galera e chi ruba tanto fa carriera".
Se si pensa che nel Parlamento Italiano siedono onorati, riveriti e lautamente retribuiti, ben 24 parlamentari condannati in via definitiva per corruzione, alcuni di loro particolarmente "unti" e bisunti, allora anche questi spiccioli episodi di quella che fatico a definire cronaca nera, diventano paradigmatici di una Giustizia forte con i deboli e debole con i forti.
Per tornare agli ulivi, penso che abbiano contribuito anche loro, in quanto virgulti del primo albero di ulivo regalato agli uomini dalla dea Athena, (la "Mater Matuta" la Minerva dei latini) che ne fece spuntare uno come dono sull'acropoli di Atene, a far "graziare" i due studenti che ricorderanno quella ragazzata con la riconoscente sacralità che si deve ad un simbolo di pace che lega questa pianta alla dea eponima della capitale ellenica, alla quale dea, gli ulivi erano e sono consacrati.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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