
Area personale
Ultimi commenti
Cerca in questo Blog
Menu
I miei Blog Amici
Chi può scrivere sul blog
| « IPSE DIXIT | TANTO CALDO, UN PO' DI ... » |
LA MAGIA DI UN VERSO

L’incipit di ogni favola non può essere che il classico “C’era una volta…” ma la mia, per quanto la fantasia o, l’immaginazione, continui ossessivamente a considerarla tale, ha ben poco di fiabesco; oggi però è bastato sfogliare un libro di poesie per riascoltare l’eco di un verso e, insieme, la magia venata di nostalgia per quello che poteva essere e non è stato: una favola in cui Qualcuno ha dimenticato di scrivere il lieto fine, un romanzo incompiuto, non suggellato dall’usuale “E tutti vissero felici e contenti”.
Forse, chi vive grandi e coinvolgenti storie d’amore, non ha bisogno della poesia per sognare, ma chi si ritrova ad esser solo, si rifugia volentieri nell’immaginazione e idealizza un rapporto, una relazione fatalmente interrotta per motivi che alla ragione sfuggono e che il cuore fatica ad accettare, trovando quindi nei versi, nella musica, in un film o fra le pagine dei libri, il modo di alleviare la propria solitudine e vivere con un piede nel sogno e l’altro nella realtà.
C’era una volta una ragazza che con me divenne donna: scrivo al passato remoto come se fossero passati chissà quanti anni, eppure se chiudo gli occhi rivedo ogni cosa di me e di lei, perfino i particolari più insignificanti, come se tutto stesse per accadere nuovamente in questo immoto presente che si dilata in un tempo in cui, però, manca il futuro, perché il futuro era lei, la mia Nadia.
Continuo a dire “mia” anche se lei, ormai è di un altro, un senso di possessione e di esclusività che rifugge da ogni altra reale considerazione, il desiderio di un povero illuso al quale non è rimasta che la fantasia per rivivere e raccontare la “sua” favola.
Domandai, non fui paziente io, non seppe attendere lei e rovinai un’intesa che sembrava dovesse sfidare il tempo. Ci amammo con intensità e quando, per le segrete ragioni del cuore, il sogno svanì e l’incantesimo si ruppe, mi ritrovai prigioniero di un incubo in cui il solito terzo incomodo arrivò con le sembianze di un baro che amico pensavo a giocare con i sentimenti, a turbare l’idillio e a modificare per sempre il finale della favola.
Deluso e illuso, forse incapace d’amare, mi rifugio tuttora in quel mondo in cui basta chiudere gli occhi per continuare a volare.
Stamattina ho letto alcune poesie di William Butler Yeats, poeta e drammaturgo irlandese, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 e ho ritrovato ne
“Il vento tra i roseti” un verso che ti dedicai quando i sogni e le speranze erano tutto ciò che avevamo: “Cammina con passo leggero, perché è sui miei sogni che cammini”.
Stasera il mio sguardo vaga e si perde all’orizzonte: da una parte il mare, il faro e le lampare, dall’altra la lunga scia di mille luci a segnare un paesino posto uno accanto all’altro e una di quelle luci, chissà quale, indica il cuore della mia Nadia che ora batte senza più ascoltare l’eco di questo splendido verso: “Cammina con passo leggero, perché è sui miei sogni che cammini”.
Lo dedico ugualmente a lei che sa che continuo a pensarla e agli innamorati impazienti che bruciano il tempo e devastano nidi segreti di felicità.
Lo dedico agli innamorati narcisi e impenitenti che, accesi dal gioco dell’amore e dalla vertigine dei sensi, seducono e abbandonano, accendendo, ogni volta, sogni di luce da bruciare al tramonto del giorno come foglie morte nel falò delle facili conquiste.
Lo dedico agli innamorati traditori, perché lentamente asfissiano l’amore, uccidono i sogni dell’altro e il suo futuro, creando ferite profonde che nessuno saprà rimarginare.
Lo dedico agli innamorati solitari che hanno paura a sognare da soli e quando ci riescono si ritrovano più soli di prima.
Lo dedico agli innamorati passionali e impulsivi che piombano sui sogni degli altri come sciacalli famelici pronti a sbranare vittime avvelenate dal loro stesso amore.
Lo dedico agli innamorati scontenti che si amano con intensità diversa per insondabili ragioni del cuore e poi si distruggono in rimpianti e accuse reciproche: non sanno aspettare che l’altro intuisca e assapori quell’unico sogno che li porterebbe a volare.
Lo dedico agli innamorati testardi e zucconi, analfabeti d’amore, che credono che i sogni dell’altro siano roba per femminucce o una malattia da curare.
Lo dedico agli innamorati distratti che non sanno ascoltare l’erba che cresce o un cuore che batte.
Lo dedico agli innamorati “cotti” di droghe che non credono più alla bellezza dell’Amore e consumano il cuore, l’anima e il cervello rifugiandosi in paradisi d’effimera illusione dove l’emozione della gioia muore.
Lo dedico agli innamorati adolescenti, travolti dall’ansia di sentirsi grandi che non danno tempo ai sogni di crescere e sbocciare e vivono il ripetersi ossessivo della seduzione come fuga da ogni piccola morte.
Lo dedico a due ragazzi delle mie parti, poco più che ventenni, che hanno affidato ad un nodo scorsoio la loro fragile vita, bruciati dal tempo concitato delle cose e dalla vertigine muta che li ha ammaliati, non hanno nemmeno avuto l’opportunità e il modo di sapere che il tempo del cuore è lento e dilatato rispetto al passo accelerato della passione e dei sentimenti non corrisposti.
E quando il diniego è d’impulso percepito e assecondato, d’improvviso tutto rabbuia, il tempo del cuore è coartato dalla disperazione, finisce in un ritmo sincopato, nel Nulla scompare e si accascia, esanime, mentre il ritmo veloce della follia d’amore brucia in pochi istanti il mistero della vita offrendo l’ultima nota di un canto alla morte.
A tutti gli innamorati incapaci di amare, dedico questi versi lievi e dolcissimi di William B. Yeats suggerendo loro di riservare qualche momento della giornata, alla poesia, lasciando ai sogni la via del cuore e alle favole la dolce mestizia dei ricordi più belli.
“Se avessi il drappo ricamato del cielo
intessuto con luce d’oro e d’argento
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno
e della notte e il chiarore e il mezzo chiarore
dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
ma, essendo povero, ho solo i miei sogni
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina con passo leggero
perché è sui miei sogni che cammini…”
|
|


Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33