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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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L'ONOREVOLE FARISEUME

Post n°461 pubblicato il 01 Agosto 2007 da bargalla

Un deputato dell’uddiccì, una succursale della premiata ditta “dio, patria, famiglia, politica & affari” notoriamente schierato nella strenua difesa del fariseume imperante e dei “valori non negoziabili” spacciati come tali dai pusher dello spirito catto-clericale nelle sacrestie delle segreterie politiche frequentate dai vari casini, fini, berluskoni, maroni, ruini, bagnasco e betori, è andato a puttane.
Nel suo infimo status di indegno rappresentante del popolo bue, l’onorevole bagordo e crapulone, riproduce il quadro più generale della politica italiota che, per l’appunto, è andata a puttane, senza offesa, naturalmente, per chi esercita l’arte più antica del mondo, contribuendo, come in questo caso, a sputtanare i papponi di una casta di intoccabili baciapile che si pregiano del titolo di “onorevoli”. 
Il marcio comportamento del deputato mele, andato a male come le classiche mele che si ritrovano, guarda caso, nel suo patronimico, è la metafora antropologica di un’italietta avariata, falsa e godereccia che contemporaneamente va e manda a puttane quella che rimane la repubblica delle “pere” e delle banane, adeguandosi, forse per interesse, di certo perché a corto di educazione civica, ad un modo di fare in cui quasi tutti si prostituiscono o vengono circuiti e infinocchiati, seguendo l’esempio loro fornito da uno scellerato prosseneta italiota, il quale per difendere i suoi interessi e la sua idea di libertà, ha insegnando come svendere quel residuo di dignità rimasta al foro boario dei cervelli portati all’ammasso, trasformato, per l’occasione, nella discarica della suburbia dell’illecito riciclato come lecito, il trionfo dell’arroganza, dell’impunità, dell’apparenza e dell’inganno placcato similoro (simile a…loro) lo squallido immondezzaio dove si applicano “le strane regole di mister b.” per il quale ciò conta non è l’essere, ma l’apparire.
Il meretricio, il puttanesimo è ormai diventato una religione e sono davvero molti i fedeli che “si vendono” per uno scipito piatto di lenticchie e si assidono al desco di una nazione che inneggia alla politica spazzatura, ai suoi celebranti che ritualizzano l’illegalità trionfante e celebrano l’ipocrisia di una mala-etica che lorsignori contrabbandano per morale.
In pubblico si comportano in un certo modo, un comportamento più virtuale che virtuoso tendente a mostrarli immuni da qualsivoglia vizio, se anche qualcosa di sconveniente trapela, ne sminuiscono la portata o, al più ne mutano il carattere da vizio a virtù; montano campagne di stampa e sfilano in difesa della famiglia, loro, i divorziati, i fedifraghi, i gran puttanieri della bella vita italiota, si sottopongono a test antidroga-farsa, dopo che in quelli veri sono risultati positivi, proprio loro i tossici allucinati dal potere mistificante dell’antipolitica, convinti che il popolo bue continuerà a farsi intossicare dalle loro “pere” mediatiche. 
Questi qui sono i parrocchiani di montecitorio, quelli che se ne vanno in crociera in Grecia, pardon, in pellegrinaggio sul monte Athos al seguito del loro parroco, che da bravo teologo catto-vaticano, non avrà mancato di catechizzarli sul modo di essere ipocriti senza apparire farisei.
Non è solo il comune senso del pudore a mancare, quel che difetta grandemente è l’assenza di senso civico che permea il comportamento di un ceto politico incapace di vergognarsi delle proprie malefatte, facendo passare il concetto ben radicato ormai nel comune sentire, che il tutto (puttane, puttanopoli, interessi privati, evasione fiscale, corruzione, malaffare, privilegi, immunità) rientra nella normale prassi quotidiana: infrangere dignità violate, leggi e regolamenti, è lo sport preferito degli iscritti al partito del chissenefrega se poi una ragazza sta male in una stanza d’albergo dopo aver assunto una dose di cocaina sniffata perché così ha legiferato seduta stante “l’onorevole” di turno, o se tramo e ordisco intrallazzi vari per distruggere il buon nome dei pochissimi galantuomini rimasti sulla scena politica e faccio carte false con gli amici degli amici per acquisire banche e imprese editoriali.
L’onorevole ha ingaggiato non una, ma due squillo d’alto bordo, per fare le cose in grande ha sparso anche un po’ di “neve” senza immaginare che qualche fiocco di troppo di quella che continua ad essere la droga dei ricchi annoiati e a corto di argomenti avrebbe di lì a poco collassato una delle sue avvenenti accompagnatrici e coperto di schifo e vergogna proprio lui, un deputato già inquisito per una storia di gioco d’azzardo e di tangenti, il quale, invece di essere in aula a votare, come da impegni assunti con i suoi turlupinati elettori, se la spassava allegramente con due puttane alla facciaccia proprio di quegli stessi elettori che ora si staranno chiedendo se non sia il caso di aderire in massa al “vaffanculo day” la giornata di liberazione dai politici come l’onorevole cosimo mele, organizzata da Beppe Grillo, il “tribuno della plebe” che avrebbe tanto da insegnare ad una casta politica parassitaria, incoerente e inguardabile, piena di pregiudicati, una di “casta di bramini” da liquidare con un sonoro e corale “VAFFANCULO”.
D’altronde, un deputato in crisi di astinenza concubinaria, in overdose di solitudine forzosamente celibataria, che incassa 18 mila euro al mese deve anche dare libero sfogo ai suoi bassi istinti, perciò, aspettando “l’indennità di astinenza” richiesta da tale cesa, o la riapertura delle case chiuse e il conseguente libero accesso concesso ai parlamentari infoiati, ha preferito regolarsi di conseguenza, prenotando, per la modica cifra di ottocento euro (la mesata di un suo potenziale elettore devoto a san precario) una notte di folli scopate con l’intento di scalare non uno, bensì due monti di venere, scaricando in tal modo la tensione accumulata nelle defatiganti sedute in quella “casa di tolleranza” che per certi versi è la camera dei deputati. 
E così, dopo la cena di rito con una delle due falene, un tete à tete, preludio di una partouze à trois, per evitare prevedibili cadute di tono e ammosciamenti vari, per rendere cioè più “stupefacente” l’atmosfera ed essere sempre all’altezza della situazione, l’onorevole uddiccino ha preparato la “pista” nella suite di un noto albergo della dolce vita romana trasformata per l’occasione in alcova invitando quindi la sua partner a farsi un tiro,  ma il festino a base di sesso, alcool e coca, ahi lui, è finito malissimo poiché una delle due belle di notte assoldate per spegnere i furenti bollori dell’onorevole in calore, ha avuto un deprecabile malore.
Infatti, la cocaina ha “tirato” un brutto scherzo, prima alla malcapitata comparsa di una notte brava che poteva avere conseguenze ben più serie e poi all’onorevole cosimo mele, protagonista di un dramma nel quale ciò che maggiormente colpisce non è tanto la bassezza morale del personaggio, le disavventure giudiziarie, le corruttele o i carichi pendenti, peraltro comunissimi negli “onorevoli” bassifondi della politica italiota, quanto il suo ruolo da vigliacco opportunista, un essere abietto, più preoccupato dello scandalo, delle conseguenze che quella “avventura” poteva avere per la sua carriera politica, che non per le condizioni di salute in cui versava la squillo in crisi collassiale e allucinatoria, che col senno di poi avrebbe di sicuro fatto a meno di una marchetta offerta da quel gran pezzo di merda che si fa chiamare “onorevole”.
Secondo il racconto della ragazza, il deputato cosimo mele “traccheggiava” sulle richieste di aiuto, in quei momenti di angoscia e disperazione, lei stessa provvedeva con difficoltà a contattare un amico che ha quindi allertato il 118 per i soccorsi e le successive cure del caso in ospedale.
Sarebbe fin troppo facile continuare a fare del moralismo gratuito infierendo sul malcostume del politicume italiota che ogni giorno di più dimostra il suo vero volto di imbelle fariseo al soldo di sua maestà l’ipocrisia, ma ciò che in questo caso dovrebbe far più riflettere è l’eventuale omissione di atti d’ufficio e più ancora quella di soccorso, per non parlare della cessione di sostanze stupefacenti, reato per il quale la procura ha aperto un fascicolo a carico del parlamentare.
Il signor cosimo mele, invece di adempiere ai suoi doveri d’ufficio che in quel preciso lasso di tempo, venerdì sera-notte, prevedevano la sua presenza nell’aula dei deputati per la votazione della riforma della Giustizia, se ne stava tranquillamente a gozzovigliare a spese del contribuente nella capitale, concedendosi una notte da sballo.
Chissà quanti parlamentari fanno come l’onorevole cosimo mele!
Ecco perché l’aria di Roma è satura di cocaina, ecco spiegato il motivo per il quale le aule di Camera e Senato sono quasi sempre vuote, fra una “tiratina” e una “sveltina” è poi umanamente difficile trovare il tempo per una seduta stressante fingendo di legiferare per il bene del popolo bue.
Non solo, dopo aver tirato di coca, una delle squillo ha avuto un malore e che cosa fa il nostro “onorevole”?
Prende tempo, evita di soccorrerla con sollecitudine e di esporsi per il timore di uno scandalo che, grazie a Dio, è ugualmente scoppiato mandando a puttane lui e la sua miserrima reputazione.
Naturalmente l’onorevole ha dato una versione completamente diversa da quella fornita dalla ragazza, ma fra i due chi è più degno della massima fiducia è proprio la ragazza che in quanto a dignità, non può avere nulla ad invidiare ad un componente del “partito dei falsi buoni cristiani che si battono contro i peccati, per il trionfo del vizio”.  

                                    
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