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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« L'ONOREVOLE FARISEUMEUN PRETACCHIONE TIRA L'ALTRO »

UN ALTRO PRETE NELL'OCCHIO DEL CICLONE

Post n°462 pubblicato il 07 Agosto 2007 da bargalla

              

Fra un “onorevole” deputato che va a puttane e si appella all’immunità parlamentare per impedire che si faccia piena luce sugli eventuali risvolti penali di un festino a base di sesso con contorno di alcool, droga e relativo, imprevisto, malore di una bella di notte assoldata per la bisogna e un prete della chiesa cattolica, dalle chiare simpatie destrorse, ampiamente ricambiate dai boss clerico-fascisti, un pretacchione già ospite delle patrie galere, che ha scoperto il “business” del recupero dei tossicodipendenti ed è finito giustamente sulla gogna mediatica perché accusato di molestie sessuali da alcuni ragazzi-ospiti della sua comunità, il quale prete prima parla di “vendetta…estorsione” di quei ragazzi espulsi perché sorpresi a rubare, poi di “complotto” politico e anticlericale ordito dai giudici e da un “coordinatore” della controparte politica e poi ancora di “un’offensiva scatenata dalla lobby ebraico-radical-chic che mira a screditare la chiesa cattolica” e successivamente rettifica, precisando che “la lobby” alla quale voleva riferirsi era quella “massonico-radical-chic” provocando le giuste, risentite proteste della Comunità Ebraica e della Massoneria Italiana, ebbene, fra donpierinogelmini e il deputato cosimomele, NON c’è nessuna differenza.
Il deputato e il prete finiti in prima pagina per vicende nient’affatto edificanti sono più uguali di quanto a prima vista potrebbe sembrare, entrambi sono plasmati della stessa pasta lievitata dalla montante ipocrisia, ambedue fanno parte di quel “cimitero di sepolcri imbiancati” eretto a sua maggior gloria da un mondo che prospera sul falso lascito di un certo Costantino, una “donazione” per loro, una “dannazione” per questa povera (serva!) Italia, mai abbastanza laica, indipendente e sovrana da affrancansi dalla condizionante dominazione “psico-sociologica” che permette il perpetuarsi di comportamenti umanamente riprovevoli, ma “cattolicamente” consentiti e tollerati nel nome di una reciprocità di interessi consolidati nel tempo (collusione “trono e altare”) e incancreniti da una posizione di dominanza-sudditanza, altrove combattuta e regolarizzata, ma che nel regno italo-pontificio, viene tollerata se non favorita da un’alleanza scellerata sottoscritta dai sedicenti rappresentanti di dio e da quelli di un cesare privato, evirato, dall’attributo “Stato”.
I politici italioti, inebetiti dalle continue ingerenze clericali nella vita pubblica, spesso sono più papisti dello stesso papa e della sua corte di preti, vescovi e cardinali, legiferano sotto traccia vaticana in modo da non urtare la suscettibilità clericale, si stringono a corte per concedere la scorta ad un generale di brigata travestito da prelato che prima sparla, offende e poi pretende protezione e rispetto, concedono esenzioni ed esazioni fiscali ad una multinazionale che evade le tasse, accordano l’uso gratuito degli aerei della compagnia di bandiera per scarrozzare in lungo e il largo il monarca assoluto di uno stato estero, garantiscono, gratis et amore dei, tutta l’acqua che serve per abbeverare i parassiti d’oltretevere e i loro lussureggianti giardini.
In pratica, quella cattolica, è una religione a carico dello stato italiota e c’è ancora chi si meraviglia per le manifestazioni di sfegatata solidarietà espressa da una certa parte dello schieramento politico, quella più proclive a dare di sé l’immagine dello zerbino, verso un prete, buon amico dei guelfi, sospettato di molestie sessuali, manifestando dubbi e dissensi nei riguardi di quei magistrati che hanno messo sotto inchiesta il signor pierino gelmini “presunto innocente” che già in passato e per due volte è stato indagato per le stesse ipotesi di reato, magistrati prontamente tacciati di anticlericalismo e colpevoli di aver semplicemente adempiuto ai loro doveri d’ufficio.
Mi chiedo quale sarebbe stata la reazione di questi “garantisti” a senso unico se al posto del prete ci fosse stato un imam o un rabbino o un comune mortale che non ha santi in paradiso e, a fronte dell’asserita, presunta, innocenza, deve semplicemente dimostrare di esserlo, senza per questo gridare al complotto e attaccare i magistrati, così come invece fanno sistematicamente gli iscritti al partito dei vescovi e dei caimani, i quali, ritenendosi al di sopra di ogni sospetto, pensano anche di essere al di sopra della Legge, inveendo, a seconda delle circostanze, contro le “toghe rosse” e contro i giudici anticlericali. Ma quando di mezzo ci sono i preti, parlo per esperienza diretta, è meglio essere giacobini e giustizialisti al mille per mille e pretendere che la Giustizia faccia il suo corso, impedendo trattamenti di favore e quant’altro ci abbia disgraziatamente abituato il patto scellerato stipulato fra il trono e l’altare.
Siamo in presenza di un cesaropapismo all’incontrario, di stampo teocratico, tipicamente italiota, a doppio senso di marcia (leggasi “putrefazione”: processo essenziale per tenere in vita “i sepolcri imbiancati) che per il principio dei “vasi comunicanti” si alimenta a vicenda, rendendo impossibile stabilire, quando prevale la pressione osmotica e quando quella oncotica e chi fra i due si lascia “penetrare” senza opporre resistenza, essendo i due soggetti estremamente permeabili dalle rispettive forze-variabili, poiché sfuggono alle comunissime “leggi fisico-chimiche” che altrove impediscono che due vasi a compartimento stagno (Stato e Chiesa, ciascuno nel suo ambito, indipendente e sovrano…) si trasformino in vasi comunicanti, snaturando la funzione degli stessi fino a “debordare” dai loro compiti istituzionali e a mingere fuori dal vaso stesso con conseguenze facilmente immaginabili. 
La mia storia personale, i miei trascorsi in seminario, la formazione acquisita in seguito, hanno fatto di me il vituperato laicista e il fervente anticlericale che quelli del mio entourage conoscono bene, altrettanto nota agli occasionali lettori di questo blog è la mia avversione per i preti, non certo per Quello che rappresentano, ma per ciò che effettivamente sono: una teppaglia, una manica di furfanti che in duemila anni di storia hanno affinato l’arte di infinocchiare il prossimo, lucrando sull’intimo bisogno di Dio e facendo fruttare al massimo “quella dote che da te (Costantino) prese il primo ricco patre” e i proventi della cosiddetta “carità cristiana” senza la quale, a sentir loro e gli agiografi, beneficiari, di un mondo falso quanto intimamente colluso con il potere temporale, l’umana solidarietà perderebbe la connotazione del “dio che si fa prossimo”. Soltanto loro, i catto-vaticani, sono capaci di gestire il “banco del mutuo soccorso” con quello spirito solidaristico sconosciuto al resto del genere umano.  
Per non parlare di quello spauracchio paventato ed evocato a mo’ di crociata: lo scontro di civiltà e della presunta superiorità occidentale rivendicata da chi un giorno sì e l’altro pure passa il tempo discettando di relativismo etico e culturale, assolutizzando lo scibile umano e vantando un depositum fidei che sembra il pozzo di san patrizio.
Eppure è questo che i fiancheggiatori e i leccaculi di lormonsignori vorrebbero far passare come oro colato, dipingendoli come benefattori del genere umano, degni della massima stima e considerazione, anche quando, come nel caso del signor pierino di “nostra signora dei tossici” il reverendo ha avuto parecchi guai con la giustizia, finendo pure un paio di volte in galera, la prima per quattro anni durante i quali si rivela un detenuto insofferente alle regole e “costringe il direttore a isolarlo per evitare promiscuità con gli altri reclusi”, la seconda volta ci finisce per poco tempo insieme al fratello eligio, al…secolo “frate eligio” (meglio noto alle cronache rosa del tempo come “don perignon” a sottolineare la sua predilezione per lo champagne e la bella vita) per un giro di “presunte bustarelle legate all’importazione clandestina di latte e di burro destinati all’Africa”. Accusa poi rivelatasi infondata.
Nel frattempo si becca una sospensione “a divinis” che per un prete non è certo come avere il titolo di “monsignore” della cui qualifica il reverendo pierino amava fregiarsi, senza averne il merito e “i galloni” meritandosi perciò una reprimenda della Curia.
La biografia di questo pretacchione che certi politici hanno già elevato alla gloria dei loro altarini, ha dei capitoli piuttosto “edificanti” e racconta fra l’altro di un sanpierino inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto e truffa; dopo una serie di disavventure giudiziarie finisce nel cattolicissimo Vietnam del Sud dove colleziona una denuncia per appropriazione indebita, avendo il taumaturgo raggirato sia l’arcivescovo della cittadina di Hué, sia la moglie del presidente sud-vietnamnita.
Tra una disavventura e l’altra, donpierino trascorre qualche periodo da “prete” soggiornando nel rione “Infernetto” periferia chic della Capitale, dove occupa (equo canone?) una casa popolare, una modestissima villa: “due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina, due auto, una Jaguar e una Lancia Flavia, due cani, un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre, un autista, una cuoca di colore e una cameriera”.
Uno status e un modus vivendi secondo il vangelo di dongelmini che nel tempo ha mantenuto le buone abitudini, ha fatto carriera, diventando, finalmente, monsignore.  Ora si fa fotografare con la mitra di esarca greco-melkita cattolico, gira con un pesante crocefisso al collo, benedice i pierfurby, i silvi e i gasparri, si complimenta con i cicciobellici e i kossighi, si circonda delle amicizie giuste, come quelle che fanno capo al diversamente “caritatevole e pio” silvio d’arcore, il quale, da bravo fariseo, gli “ha già dato 100 miliardi di lire, ed è pronto a darmene 200, 300 alla faccia di chi mi vuole fermare”.
E chi sono quelli che vogliono fermare monsignorpierino?
Forse sono i giudici definiti dal medesimo “anticlericali…mascalzoni che pur di finire in prima pagina fanno soffrire ad arte la gente” e sono approdati in Magistratura “dietro ad una scrivania, perché non sono diventati grandi avvocati”.
Ed è sarcastica la replica della sezione umbra dell’Associazione nazionale magistrati: “L’anticlericalismo? Possiamo solo augurare a noi stessi e ai nostri colleghi di trovarci di fronte, in futuro, solo imputati senza appartenenze politiche, fedi religiose, militanze ideali, non orientati in politica estera, fuori dalle lobby e senza neppure una squadra del cuore, per stare proprio tranquilli”.
Più che smontare le accuse o porgere “evangelicamente” l’altra guancia, osservando un religioso silenzio, costui, forte dall’avere alle spalle…la coda di paglia, l’esercito del clericalume imperante e i suoi ufficiali di collegamento fra i quali si distingue il guardasigilli mastella, si atteggia a vittima e nel suo delirio appare per quello che non potrà mai essere: un perseguitato dalle lobby ebraiche, massoniche e anticlericali.
Lui, per ora, è un indagato e tutto lascia pensare che verrà rinviato a giudizio, ci sono tutti gli elementi perché ritorni sul banco degli imputati. Lo stesso gelo curiale e l’invito ad autosospendersi dal suo incarico “per motivi di opportunità” rivoltogli da un cardinale, lasciano intendere che oltre il portone di bronzo, si attendono un rinvio a giudizio del “santino” pierinogelmini.  
Leggo che molti non credono alle accuse e metterebbero volentieri “la mano sul fuoco”. Invito costoro a ripensare ad un certo Caius Mucius Scaevola e alla fine che fece la sua mano destra, se saranno coerenti con quanto affermato, prepariamoci ad omaggiare un esercito di monchi.

 
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