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NO PROFIT, NO TAX E COSI' NON SIA
Molti, credendo di offendermi, mi bollano come anticlericale e laicista, ma non sanno quanto mi lusinga il fatto di essere definito tale, stante la mia storia personale e il conseguente odio viscerale che provo nei riguardi del clericalume imperante e dei farisei che orbitano intorno all’immonda pretaglia catto-vaticana: inarrivabili sepolcri imbiancati di un cimitero eretto, giorno dopo giorno, menzogna dopo menzogna, per celebrare la monumentale ipocrisia cattolica, dove basta sollevare appena qualche pietra tombale per accorgersi del putrido verminaio che brulica e si moltiplica nutrendo la loro invereconda falsità fertilizzata da quello sterco del diavolo nel quale i reverendi rappresentanti di se stessi si rotolano come porci spacciando per “carità cristiana” quello che è soltanto il simoniaco commercio di una chiesa in cui è impossibile scorgere il carattere “no profit” che, per statuto, dovrebbe caratterizzare la mission della multinazionale catto-vaticana.
E’ bastato, infatti, che qualcuno fingesse di sfiorare il nervo scoperto dei privilegi e delle congrue prebende elargite dallo Stato italiano alla chiesa cattolica, per provocare la loro furente e risentita reazione, ma così facendo lormonsignori hanno dimostrato di esser nati con la proverbiale coda di paglia che in questo, come in altri frangenti in cui il fariseume dei preti maschera volentieri l’umano squallore, è andata facilmente a fuoco e in una stagione come l’attuale, solo Dio sa, quanto avremmo volentieri fatto a meno dei piromani, dei preti pedofili, depravati e del “concetto ipocrita della pedofilia” (sue testuali parole) tranquillamente espresso dallo scribacchino cattolico vittorio messori per giustificare il comportamento sui generis del signor pierino gelmini, di altri suoi reverendi consimili, senza provocare neanche un ruttino da parte del giornaletto dei vescovi (edito con i contributi dello Stato Italiano) e della furia incendiaria e dissacratrice che taluni hanno attribuito al sacro fuoco di Vesta col preciso, folle intento di distruggere l’ambiente e, nel caso di un prete senese, le prove delle sue malefatte.
Il mio personale dossier sui preti da sbattere in prima pagina, da qualche settimana si è arricchito di un nome nuovo e così accanto a tanti altri tonsurati finiti in cronaca nera e giudiziaria, fra i quali cito a caso quello di don cesare lodeserto, pretacchione lombrosiano della chiesa leccese, già condannato in primo grado e ora imputato in altri due processi per reati che vanno dal sequestro di persona, alla truffa aggravata allo stato, dalla violenza privata alla calunnia, dalla simulazione di reato alla violazione della legge sull’immigrazione clandestina, accanto a quei nomi, come dicevo, fa la sua porca figura il nome e il cognome di tale giuseppe acampa, di professione prete della chiesa dei papi, nonché economo della diocesi di Siena, rinviato a giudizio per incendio doloso e calunnia.
Secondo gli inquirenti, il reverendo giuseppe acampa, sarebbe l’autore dell’incendio scoppiato il 2 aprile del 2006 nei locali dell’economato ubicati all’interno del palazzo arcivescovile di Siena; accusato del rogo è, infatti, l’economo che inizialmente fece di tutto per far cadere i sospetti sul responsabile “laico” dell’archivio dell’arcidiocesi, un professore di lettere del locale Liceo, il quale è stato poi scagionato dai magistrati che hanno invece richiesto il rinvio a giudizio per don giuseppe acampa, accusato oltre che per incendio doloso, anche per il reato di calunnia.
Il prete giuseppe acampa è personaggio notissimo nella città del palio, riveste parecchie cariche “pastorali” fra cui quello di “correttore” della contrada della Selva e dal 2004 è “amministratore unico” dei beni diocesani, con poteri amplissimi su tutte le operazioni di compravendita di terreni e immobili. Sarebbe in queste operazioni poco chiare, il movente che avrebbe spinto il reverendo a provocare l’incendio negli uffici dell’economato: tra le carte distrutte ci sono i testamenti di moltissimi fedeli che avevano lasciato i lori beni all’arcidiocesi, insieme ad altri documenti riguardanti affitti, vendite e appalti. Documenti in gran parte distrutti, ma che i magistrati stanno cercando di ricostruire attraverso le copie depositate in altri uffici: pure in questo caso “il diavolo ha fatto le pentole, senza riuscire a fare i proverbiali coperchi”. Dai primi riscontri, il loro contenuto, getterebbe più di un’ombra sulle attività del prete-economo, la Procura vuol fare chiarezza sulle operazioni economiche e immobiliari della curia senese e si appresterebbe a contestare all’economo anche il reato di truffa aggravata.
Sulla stampa locale sono trapelati, ad esempio, i dettagli della vendita curata da acampa per conto della curia arcivescovile, di un complesso immobiliare di prestigio sito sulle colline senesi, ceduto nel 2003 ad un imprenditore veneto per un prezzo, considerato il valore dell’immobile, di puro realizzo e di favore: 1.250.000 euro. In cambio, l’imprenditore veneto, avrebbe acquistato per l’economo diocesano, pagandola in contanti, un’Audi da 30.000 euro. E’ emersa anche la vicenda di un’anziana signora della nobiltà senese, che aveva lasciato tutti i suoi beni all’arcidiocesi con il mandato di venderli e di dividere poi il ricavato tra cinque beneficiari: uno dei quali però, prima dell’apertura delle indagini, non aveva ricevuto neanche un centesimo dalla curia di Siena e, anzi, ignorava del tutto l’esistenza dell’eredità.
Episodi di cronaca nera e giudiziaria che si inquadrano nel più generale quadro dei benefici fiscali concessi alla chiesa cattolica esente, fra l’altro, dal pagamento di imposte riguardanti successioni e lasciti testamentari di beni mobili e immobili da parte dei fedeli a favore di parrocchie ed enti ecclesiastici.
L’ICI è soltanto una delle tante imposte che i preti “evadono” con il beneplacito dello Stato che poi si rivale sui lavoratori dipendenti a reddito fisso per rimpinguare l’erario e recuperare il miliardo di euro “rubato” dalla chiesa cattolica “ici-esente” alle casse comunali insieme agli altri miliardi, sempre di euro, che uno Stato sfacciatamente prodigo con i ricchi, concede agli eredi clericali di Costantino, i quali da duemila anni vivono di rendita lucrando interessi parassitari a spese di Cesare e di un certo Gesù di Nazareth che i “sommi sacerdoti” di sempre continuano ogni giorno a crocifiggere, sfruttando i poveri e gli ultimi nel cui nome bussano a denari, proprio perché hanno capito che così facendo incrementano gli introiti: per loro quella croce è una inesauribile fonte di reddito.
Prelati dandy e fricchettoni, cardinali boriosi, allampanati e segaligni della setta cattolica e un generale di corpo d’armata nominato capo dei vescovi italioti, ogni giorno si esibiscono inanellati e ingioiellati di tutto punto, sfoggiano gemelli d’oro ai polsi inamidati e indossano fruscianti tonache in lino e cachemire, si coprono di preziosi paramenti come vecchie baldracche rosse di porpora, ma non di umana vergogna per il modo col quale quotidianamente si affacciano dal pulpito mediatico per respingere le accuse di evasione fiscale e di elusone tributaria e, nel mentre negano l’evidenza delle cifre e dei codicilli ad ecclesiam, annegano miseramente nell’evidenza del loro immenso patrimonio accumulato sfruttando la gallina dalle uova d’ora che la chiesa dei papi alleva Oltretevere, grazie al becchime gentilmente concesso dalla ditta “Pantalone & figli”.
La mia storia personale mi impone di essere ideologicamente schierato contro i preti e ogni occasione è buona per vomitare loro addosso tutto il mio astio e il mio livore.
Non credo ad un solo “iota” della loro dottrinaria, supponente sicumera e meno ancora credo alle insulse motivazioni addotte per giustificare l’evasione fiscale, la riprovevole condotta di vita in perfetto stile anticristiano, le crapule e le copule con il ricco Epulone, il falso perbenismo clerico-borghese, i gaudenti esibizionismi in puro stile papale, le plateali e farisaiche esibizioni di una fede sfoggiata e non vissuta, l’esistenza stessa dello “stato vaticano” (ci vorrebbe una nuova Porta Pia!) e la diuturna, invadente ingerenza clericale nella vita pubblica italiana assecondata dall’atteggiamento proclive degli ufficiali di collegamento doppiogiochisti, i sedicenti “parlamentari” della Repubblica Italiana, i quali si fanno volentieri “sodomizzare” dal clero pagando anche le marchette.
La città del vaticano, esempio di esproprio clericale, è considerata come uno stato estero, ma geograficamente è parte integrante di Roma Capitale e forse dell’Italia, Nazione che per i preti è un vero paradiso fiscale. Per questo gli “assetati” sudditi del regno pontificio si sentono in dovere di esentarsi dal pagare la fornitura idrica, accollando al comune di Roma l’onere di provvedere per loro conto al pagamento annuo di 25-30 milioni di euro, l’ennesima prebenda elargita ad uno “stato estero” ricchissimo e parassitario al quale l’acquedotto di Roma farebbe meglio a chiudere i rubinetti per morosità così come accadrebbe ad ogni comune mortale. Ma gli “immortali” residenti Oltretevere e quelli domiciliati nelle mille e mille dependance sparse sul suolo italico, beneficiano di altri trattamenti di favore, l’Ici evasa o elusa è soltanto la punta dell’iceberg, elencarli tutti servirebbe solo a dire quanto masochista sia diventato lo Stato italiano che per quanto riguarda, ad esempio, la sola Irap, stabilisce che gli stipendi e i proventi di religiosi che operano negli enti ecclesiastici, non costituiscono base imponibile: ovvero sono esentasse.
Ah! Già, dimenticavo, la chiesa cattolica è un cosiddetto ente “no profit” ma definire “no profit” la chiesa cattolica suona di offesa per gli altri Enti davvero “no profit”.
Come può essere “no profit” una multinazionale che solo in Italia possiede: 100 mila e passa immobili?
Come può essere “no profit” una multinazionale che nel settore istruzione e cultura possiede 8.779 scuole, fra cui: 5 grandi università, 135 strutture universitarie e parauniversitarie, 1.280 scuole elementari, 1.136 scuole secondarie, 6.220 scuole materne e 2.300 musei e biblioteche?
Come può essere “no profit” una multinazionale che nel settore sanitario e assistenziale possiede 4.712 centri di assistenza medica, di cui: 1.853 ospedali e case di cura, 10 grandi ospedali, 111 ospedali di media dimensione, 136 ambulatori e dispensari, 399 nidi per l’infanzia, 534 consultori familiari, e 1.669 centri di “difesa della vita e della famiglia”?
Come può essere “no profit” una multinazionale “dello spirito” che possiede 26.296 strutture ecclesiastiche, di cui: 118 sedi vescovili, 12.314 parrocchie, 12.000 oratori, 360 case generalizie di ordini religiosi, 504 seminari, e 1000 conventi maschili e femminili?
Del conteggio non fanno parte gli istituti bancari e le agenzie d’affari riconducibili alla longa manus del vaticano: l’argomento è classificato top secret.
Dicono: “la chiesa non è un soggetto politico” ma si comporta come se lo fosse a pieno titolo entrando spesso a gamba tesa nell’agone parlamentare senza esimersi dal dettare l’agenda politica e influenzando in tal modo le scelte dei suoi adepti, secondo la precettistica di una morale dogmatica che si arroga perfino il diritto di condizionare le scelte sessuali, familiari e riproduttive dei suoi affiliati, imponendo norme comportamentali tipiche della dottrina farisaica rivista e corretta dal magistero papale e così, di incongruenza in incongruenza, arrivano perfino a benedire la pena di morte, a predicare malissimo e a razzolare peggio. I gerarchi ecclesiastici, per esempio, dicono di difendere la vita fin dall’atto del concepimento, condannano l’aborto, anche quello terapeutico, anche se il frutto della colpa è il prodotto di una violenza sessuale e scomunicano a tutto spiano quanti applicano una legge dello Stato, ma il vigente catechismo della chiesa cattolica (al punto n. 2267) legittima la pena di morte: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri imani…”
Invece di coprirsi di ridicolo attaccandosi alle ragnatele della difesa della vita, del no profit e della “meritoria azione volta a lenire le condizioni degli indigenti, dei più poveri ” e altri bla bla vari intrisi di ipocrita retorica, dovrebbero leggere bene quanto stabilisce il vangelo in tema di “carità” poi dovrebbero spogliarsi dei loro averi e solo dopo prendere la croce e seguire il Nazareno cercando di imitarne lo stile di vita.
Il sudicio, tignoso pretume papista e i cortigiani pretaioli, nel nome della sbandierata carità, si sentono in dovere di reclamare un trattamento di favore, stipulando “pattizi leonini”, veri contratti capestro per lo Stato, il quale si comporta come chi paga la tangente, permettendo a quella “cupola” di gestire al meglio i suoi tentacolari interessi.
Se proprio vogliono “farsi prossimo” devono rinunciare a tutto quello che possiedono, ai tesori che hanno accumulato su questa terra “dove il tarlo e la ruggine” del quotidiano ladrocinio perpetrato “gratis et amore dei” impreziosiscono le loro rendite parassitarie.
E’ scritto: “Non accumulate tesori sulla terra…poiché dov’è il tuo tesoro, ivi è pure il tuo cuore”. Sfido chiunque ad affermare che la chiesa cattolica non possieda tesori su questa terra, sfido chiunque a contestare che la chiesa cattolica non sia una multinazionale, che spaccia il suo dio come un prodotto commerciale.
Per restare nella stretta attualità, alla “due giorni dell’Agorà” in corso di svolgimento a Loreto, dico solo che, se fossero davvero animati dallo spirito di carità, avrebbero fatto meglio a spendere quei 20 milioni di euro utilizzati per organizzare l’adunata giovanile, in favore dei soliti e dimenticati “poveri” i quali, come da copione, devono accontentarsi delle briciole che cadono dalla mensa imbandita del ricco Epulone.
Il mio pregiudizio anticlericale è grandissimo e, pur avendo in passato partecipato a certe riunioni oceaniche in cui la messa…in scena era paragonabile a qualsiasi “spettacolo” profano, non riesco proprio a comprendere la “papalatria” e certi eccessi, permessi, consentiti e fomentati solo per legittimare il fondamentalismo.
Sarà che ho avuto dei “cattivi maestri” che in altri tempi sarebbero diventati santi, ma non riesco proprio a capire le esibizioni muscolari di una setta religiosa che per rinvigorire la sua fede si concede bagni di folla, scampagnate, concerti e quant’altro contribuisce a rendere l’appuntamento dei giovani sudditi con il loro sovrano, una teatrale “messa…in scena” organizzata in pompa magna per omaggiare il papa re, fattosi aviotrasportare da un elicottero dell’aeronautica militare italiana.
Ah, dimenticavo! La chiesa cattolica italiana è un ente “no profit” e certe convention servono al creativo “ratzinger & associati” per lanciare la nuova campagna pubblicitaria e inaugurare l’anno sociale 2007-2008 all’insegna del “chiedete e vi sarà dato”. Ma, mi raccomando, fatelo con discrezione e, soprattutto, non esagerate.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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