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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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FRANCESCA E LA LEGGE 40

Post n°476 pubblicato il 26 Settembre 2007 da bargalla

                   
Vorrei ignorarli e riservare loro tutta l’indifferenza che meritano, ma per quanto mi sforzi, non riesco proprio dissimulare un malcelato disinteresse né a trattenere la mia rabbia e la mia indignazione dinanzi all’ennesimo diktat pronunciato dai gerarchi clerico-integralisti della setta catto-vaticana, i quali, per bocca del signor betori, segretario del partito dei vescovi, ora si arrogano anche il diritto di discutere le sentenze della Magistratura italiana che ha permesso la diagnosi pre-impianto degli embrioni in un caso di fecondazione medicalmente assistita in cui la potenziale gestante risulta essere portatrice di anemia mediterranea.
I giudici di Cagliari hanno accolto il ricorso della donna: l’embrione a suo tempo congelato, sarà impiantato solo se sano.
Una sentenza che ha stabilito il diritto alla salute sancito dalla Costituzione, un diritto che è prevalso sul divieto di diagnosi per l’embrione istituito da una legge sciagurata e “inapplicabile” scritta sotto traccia catto-clericale, dal malgoverno berluskoni.    
Una sentenza dettata dal buon senso e dalla Ragione, la futura madre aveva già subito due aborti e non era psicologicamente in grado di reggerne un altro qualora il nascituro fosse risultato ancora malato.
Buon senso e ragione che, evidentemente, difettano grandemente  in chi coltiva la fideistica mala pianta della papalina morale dogmatica che obnubila la mente e il cuore, avendo in più l’universale, inconcepibile, pretesa che tutti debbano adeguarsi alla loro dottrinaria, strabica, visione. 
Penso che ogni genitore e, più ancora, ogni mamma, aspiri ad avere un figlio perfettamente sano e preferisca ricorrere, quando il caso lo richiede, alle tecniche che la Scienza mette a disposizione, per portare a compimento una gravidanza che già in fase embrionale dia la certezza di una prospettiva di vita degna di questo nome e davvero non riesco a concepire, uso questo termine appropriato quanto mai, chi sparla di difesa della vita in ogni sua forma, quando poi la calpesta permettendo o avallando il compiersi di ingiustizie che gridano vendetta.
Non è forse un’ingiustizia nascere sieropositivi perché si è detto no alla contraccezione?
Non è forse un’ingiustizia nascere con delle incurabili tare ereditarie sapendo che qualcuno ti ha condannato a “vivere” in anticipo una vita brevissima, per meglio dire una lenta agonia, senza altra aspettativa che non sia la morte?
Per i preti masochisti, più si soffre e più si è vicini a Dio.
Peccato che i preti non soffrano abbastanza per capire quanto Dio è lontano da loro!
Sparlano di eugenetica, facendo finta di non sapere che già Madre Natura, sia pure lentamente e per suo conto, applica e favorisce la selezione della specie; ubriacati dal creazionismo non riescono a vedere oltre il loro naso e dettano precetti che spengono sul nascere ogni tentativo di migliorare le condizioni di vita, fin dall’embrione, e lo bollano come contrario alla morale.
Ma, quale morale?
La loro naturalmente, quella che lascia milioni di esseri umani morire di fame, di stenti e di malattie nell’indifferenza generale, mentre il ricco Epulone banchetta con i suoi pari sul desco imbandito dall’ipocrisia catto-universale.
Non bastavano i preti puttanieri, pederasti, pedofili, eunuchi, filosofi, ostetrici e ginecologi da strapazzo, da ieri abbiamo a che fare anche con i preti legulei e giureconsulti che dall’alto della loro saccente arroganza si peritano di fare le pulci e la morale ai giudici accusandoli di violare la Legge e di non applicarla.
Da che pulpito viene la predica, proprio loro che ogni giorno con pensieri opere e omissioni, infrangono ed eludono tutti e dieci i comandamenti messi insieme, si permettono di dichiarare “illegittima la sentenza dei Giudici di Cagliari sul diritto delle coppie alla diagnosi pre-impianto”.
Sarà perché ho dei colleghi, mio malgrado credenti e praticanti, ai quali mi lega un’amicizia di lunga data, che stanno vivendo questo "dramma" (è difficile finanche pensare alla Maternità e alla Paternità come ad un dramma, ma tant’è grazie alla setta catto-vaticana) e la cosa mi coinvolge emotivamente; non riesco perciò a trattenere tutto il mio astio e il mio rancore verso una setta di parassiti dello spirito che con i loro assurdi precetti impediscono ad una donna di diventare mamma.
Credo che la Maternità per una donna sia nella natura delle cose, limitare l’innato istinto alla procreazione, per paura che la creatura superi il Creatore, o per chissà quale altra assurda motivazione, sia quanto di più deleterio e inumano possano pensare, e fare, gli uomini (faccio fatica a definirli tali) di chiesa.  
Francesca, così si chiama la mia collega, vuol esser solo mamma, non pretende il figlio perfetto, me l’ha ripetuto anche oggi dopo aver letto le strampalate dichiarazioni del signor betori, chiede soltanto di riuscire a diventare madre.
A lei e al marito Massimo non manca niente per essere una famiglia felice, se non fosse perché Massimo, pur non essendo sterile, non può avere figli in modo naturale, salvo che non ricorra alla procreazione medica assistita. E qui le cose si complicano perché di mezzo c’è la famigerata legge 40, varata tre anni fa, a mettere il bastone fra le ruote a chi desidera un figlio proprio, anche se non può averlo con un concepimento naturale. Un aborto di legge che ha suscitato fin dall’inizio una valanga di polemiche spaccando il Paese e l’opinione pubblica, con all’epoca il signor camillo ruini, di professione cardinale della setta catto-vaticana, a predicare a giorni alterni l’ingerenza, l’astensionismo e l’astinenza.
Le pressioni del vaticano mai come in questo caso, eticamente sensibile forse più di altri perché concerne la libera scelta della procreazione, sono avvertite da molti fedeli come un’indebita ingerenza; il fatto che la chiesa di ratzinger possa assolvere un assassino e condannare chi vuole soltanto avere un figlio, è a dir poco, agghiacciante.
In un Paese civile, forse rientra nel normale dibattito democratico che qualcuno esprima qualche perplessità sui Dico o sui CusCus senza il rischio di apparire ridicolo, ma non è ammissibile che il clericalume imperante, misogino per costituzione, si permetta il lusso di seminare scomuniche e anatemi in tema di fecondazione medica assistita. Giova ricordare che la setta catto-vaticana è un regime teocratico e maschilista, i cosiddetti “uomini” di chiesa hanno dimostrato, ancora una volta, di non saper capire le donne e di considerarle alla stregua di semplici incubatrici da programmare secondo i rigidi diktat clericali.
In molti vorrebbero una revisione della legge 40, ma il partito dei vescovi la difende e non ha alcuna intenzione di “tornarci sopra”.
Un’esplicita conferma dell’ingerenza esercitata da un organismo extraparlamentare, qual è la lobby clericale, negli Affari interni di uno Stato sedicente laico, poco indipendente e affatto sovrano, colonizzato e conquistato dal clericalume imperante.  
Ritorno all’amara esperienza dei miei amici e colleghi, dopo un anno di tentativi andati a vuoto, è cominciato per loro l’iter sfiancante e umiliante delle varie analisi.
Il verdetto, per quanto siano, siamo, degli addetti ai lavori, non è nemmeno dei più chiari; senza scendere nei particolari, dico solo che il problema dipende da Massimo.
Ben presto si rendono conto che l’unica soluzione è la fecondazione medica assistita.
Lei si sottopone alle prime inseminazioni intrauterine con relativa stimolazione ormonale per produrre più ovociti. Ma cinque tentativi in due anni non danno i frutti sperati. Fino ad oggi Francesca e suo marito hanno avuto la fortuna di essere assistiti da una struttura pubblica convenzionata e hanno dovuto pagare solo i ticket.
Adesso, però, grazie alla legge 40 voluta in primis così com’è dai preti, saranno costretti a rivolgersi all’estero, dove ogni tentativo costa tra i 4 e i 5 mila euro.
L’obbligo di impianto di soli tre embrioni, il non plus ultra dell’avarizia catto-vaticana applicato alla scienza di matrice clericale, costringe tante donne, soprattutto quelle vicine alla quarantina, come la mia amica, a tentare la strada della fecondazione assistita in un paese straniero.
La Svizzera , il Belgio e la Spagna sono i più gettonati.
In Italia, le possibilità per Francesca, diminuiscono di giorno in giorno, il suo orologio biologico batte inesorabile e se vuole diventare mamma dovrà per forza di cose andare all’estero per tentare la fecondazione eterologa, vietata nel nostro Paese grazie all’invadente oppressione del vaticano.
Le norme introdotte dalla legge 40 penalizzano non solo le coppie che necessitano di donazione di gameti o di diagnosi genetica pre-impianto che, come ha ricordato l’esimio betori, sono vietati dalla normativa italiana, ma anche le coppie che ricorrono a trattamenti omologhi semplici, contemplati ma resi ardui e inapplicabili, dai meccanismi farraginosi della legge 40.
Grazie alla legge voluta dal vaticano, le donne italiane che vogliono diventare mamme hanno, come ultima spiaggia, il viaggio della speranza in un Paese estero, dove la mala pianta dell’ingerenza clericale non ha trovato terreno fertile per attecchire e infestare il tessuto sociale.
Si va all’estero perché in Italia, una legge assurda e oscurantista, impone di non fecondare tutti gli ovociti che una donna produce né di congelarli, si va all’estero perché lì è possibile fare diagnosi genetica pre-impianto senza che sia un giudice a sentenziarlo a suon di carte bollate.
Si va all’estero perché in Italia c’è il vaticano.
Francesca a fine ottobre andrà in Belgio per diventare mamma.
Mi ha fatto vedere la brochure dell’Az-Vub di Bruxelles, il miglior centro europeo per la riproduzione assistita. C’è uno slogan che sa di ottimismo e allontana i fantasmi clericali: “La tecnologia aiuta a creare la vita, good luck, auguri”.
Bon chance, Francesca. 

 
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