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"IL SUONO DEL SILENZIO"
Con l’aria che tira, anche il semplice pensare in proprio può essere rischioso, più ancora lo è il manifestare le proprie idee ben sapendo che queste incontreranno l’ostracismo dei benpensanti. L’autocensura omologa i giudizi e le opinioni, le voci fuori dal coro vengono subito bacchettate o cancellate perché stonate e se il pensiero dominante e dominato si preoccupa così tanto da provare ad imbrigliare perfino quel refolo di libertà “virtuale” che ancora si respira nella rete, allora anche indignarsi diventa “pericolosamente” inutile, la protesta rischia di passare per sovversione e l’assordante “voce del silenzio” resta, perciò, l’unica forma di espressione ancora in grado di levarsi per rivendicare il diritto inalienabile alla Libertà di pensiero e di espressione.
A questo sembrano tendere alcuni progetti di legge chiaramente liberticidi che con la scusa di “regolamentare” l’editoria e “tutelare il pluralismo dell’informazione” imbavagliano e mettono sotto controllo “le voci fuori dal coro” specie quelle che “steccano” nel mare magnum della rete.
Il palpabile malcontento che riempie le piazze, anche virtuali, inizia a preoccupare un “re sempre più nudo”, le manifestazioni di dissenso, a fronte di una classe politica arroccata nella strenua difesa dei suoi privilegi, lasciano, però, il tempo che trovano o, al più vengono derubricate alla voce “peccato di lesa maestà” e finché il Popolo “sovrano” continuerà ad essere ciò che i mandriani vorrebbero che fosse, ogni rivendicazione, anche la più legittima, sarà inficiata dalla servile condizione di sudditanza.
Troppi re e viceré si identificano con l’istituzione che indegnamente rappresentano, dimenticando che sono in quel posto solo perché il Popolo bue non riesce a mandarli per sempre nel paese che tutti sanno, troppi bovari si avvicendano con i loro cani da guardia alla guida di un gregge soggiogato dal bastone e dalla carota, troppi pastori si ergono a guide spirituali e pascolano abusivamente invadendo spazi segnati dalla fideistica transumanza, quando poi basterebbe che lorsignori tutti, oltre ad essere arroganti, transumanti e supponenti, fossero anche un tantino transeunti per capire che tutti siamo utili e nessuno è indispensabile.
La giustizia sociale non è roba per i sepolcri imbiancati, i papi e i preti, né può esserlo per una camarilla di intoccabili politicanti che, come i farisei catto-vaticani, predicano malissimo e razzolano peggio, un esercito di filistei che combattono per i loro interessi, per affermare il principio della disuguaglianza sociale, preferendo gli onori agli oneri, gravami e “principi non negoziabili che volentieri” pongono sul basto del popolo bue e dei servi della gleba.
Herr ratzinger ha scoperto l’acqua calda affermando che “la precarietà del lavoro è un’emergenza etica e una piaga sociale”, un’ovvietà che se pronunciata dall’ultimo comunista viene aspramente criticata dal solito pierfurby e da chi ha tutto l’interesse a sfruttare non solo il precariato, ma il clima nel quale questa e altre ingiustizie sociali si compiono con la benedizione proprio del falso perbenismo clerico-borghese.
Sono reduce dalla grande manifestazione di sabato organizzata dalla Sinistra “radicale e massimalista” a Roma, per e non contro l’attuale governo, come alcuni pennivendoli destrorsi hanno scribacchiato sulle gazzette-megafono della “voce del padrone” cercando inutilmente in tal modo, di sminuire la portata di una grande manifestazione di popolo che non a caso aveva come slogan “Siamo tutti un programma…Contro la precarietà e per la Laicità dello Stato”.
Se avessero avuto un minimo di onestà intellettuale avrebbero dovuto confrontare la manifestazione di sabato scorso e quella dell’altro sabato organizzata dalle destre in cui il dileggio e l’insulto verso l’attuale governo hanno avuto il sopravvento su ogni altra forma di protesta e di proposta.
E intanto il “re travicello” continua a galleggiare e a manifestare un interesse di circostanza verso il mondo che lo circonda, a volte ho come l’impressione che lui si stia rassegnando al peggio e aspetti senza colpo ferire il ritorno del ricco epulone italiota. Sarà che ho un debole per gli ultimi, i perdenti e gli indifesi, ma Romano con quell’aria spaesata da vecchio curato di campagna, che ricorda don Abbondio (un vaso di coccio in mezzo a tanti altri vasi di ferro) a volte fa quasi compassione, ma ormai non servono a nulla certe impennate di orgoglio, considerando che niente, o quasi, del programma concordato con gli alleati è stato attuato e la manifestazione di sabato lo ha ricordato, rivolgendosi ai membri più distratti di un esecutivo vittima del suo stesso “sinedrio” e di un’operazione di ordinaria corruzione, un corto circuito politico-giudiziario che presto causerà un altro black out democratico.
Al foro boario dei “boni viri” è in atto la squallida campagna acquisti del solito riccastro che con i soldi ha sempre comprato tutto e da ultimo anche il voto di sette senatori che si apprestano a dare il colpo di grazia al “re tentenna”.
Non bastava questo, ci mette del suo anche un ministro di ordinaria ingiustizia che col suo atteggiamento persecutorio suscita più di qualche sospetto, dando l’impressione che i presunti potenti, per censo e per nascita al di sopra della Legge, cerchino scorciatoie e cavilli vari, per eliminare magistrati scomodi.
Di porcata in porcata si consuma l’ennesima farsa rappresentata dalla solita compagnia di giro nella repubblica delle banane dove c’è sempre qualcuno che pensa di raddrizzarle tentando di infilarle in quel posto ad un popolo che pecorinamente si acconcia alla bisogna.
Non resta che il silenzio della muta protesta, non rimane che leggere, ascoltare e applicare “le parole dei profeti scritte sui muri delle case popolari”.
IL SUONO DEL SILENZIO
Salve oscurità, mia vecchia amica
ho ripreso a parlarti ancora
perché una visione che fa dolcemente rabbrividire
ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo
e la visione che è stata piantata nel mio cervello
ancora persiste nel suono del silenzio.
Nei sogni agitati, io camminavo solo
attraverso strade strette e ciottolose
nell’alone della luce dei lampioni
sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità
quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una
luce al neon che attraversò la notte
e toccò il suono del silenzio.
E nella luce pura vidi
migliaia di persone, o forse più
persone che parlavano senza emettere suoni
persone che ascoltavano senza udire
persone che scrivevano canzoni che le voci
non avrebbero mai cantato
e nessuno osava disturbare il suono del silenzio.
“Stupidi” io dissi “voi non sapete che il silenzio
cresce come un cancro, ascoltate le mie parole
che io posso insegnarvi, aggrappatevi alle mie
braccia che io posso raggiungervi”.
Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia
e riecheggiarono, nei pozzi del silenzio.
E la gente si inchinava e invocava
il dio neon che aveva creato.
E l’insegna proiettò il suo avvertimento,
tra le parole che stava delineando.
E l’insegna disse “le parole dei profeti
sono scritte sui muri delle metropolitane
e sui muri delle case popolari.
E sussurrò il suono del silenzio.
Da “Il Laureato”
The sound of silence – Art & Garfunkel
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