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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« DE FINIBUS TERRAE, UN ANNO DOPOMEDITAZIONI IN ODORE DI ERESIA »

ECCE MATER

Post n°490 pubblicato il 08 Gennaio 2008 da bargalla

                              

Il “teologico istinto dell’arroganza” dei gerarchi catto-vaticani non conosce requie e “in virtù di una superiore prosapia”, per dirla con Nietzsche, continuano indisturbati a rivendicare “il diritto di guardare alla realtà con un senso di superiorità” ovvero a condizionare a loro piacimento il dibattito politico italiota e ad innalzare steccati, a scavare trincee fra gli scribi e i farisei come se fossero delle immonde discariche immateriali in cui per semplice gravità finiscono i cervelli portati all’ammasso da chi pensa per conto terzi, insieme al ciarpame ideologico di una religione e di un Paese che raccoglie il fior fiore del clericlume trionfante e la crema (più che rancida) del fariseume imperante.
Così che da una parte c’è chi preme per dettare l’agenda politica avendo la pretesa di imporre a suon di scomuniche e anatemi i propri diktat, con la sicumera data dalla fideistica “arroganza” di vederli accolti e dall’altra c’è la “malaethica” espressa dal farisaico mondo dei teo-dem…enti, degli atei-devoti e dei credenti per partito preso, senza dimenticare i numerari dell’octopus dei, tutti pronti a genuflettersi per baciare la pantofola del papa re e dei suoi eminentissimi attendenti fra i quali eccelle tal camillo ruini di professione cardinale e viceré papale, il quale, dopo un ventennio trascorso a scardinare la cosiddetta “laicità” di uno Stato in crisi di identità, non pago dei danni già fatti, continua nel suo disegno, per così dire eversivo, derogando sempre più da quelli che dovrebbero essere i suoi compiti e violando in particolare quel versetto evangelico che invita a dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, senza peraltro vergognarsi per il modo col quale  smaccatamente brandisce il suo dio per fare politica al posto di un “Cesare” delegittimato dai suoi stessi rappresentanti che antepongono la loro miserrima “cattolicità” a qualsiasi altro principio ispiratore laicamente riconosciuto come scevro da ogni influenza confessionale.
Il resto, considerato anche il soggetto che ha dato la stura all’ennesima crociata, è tutto grasso che cola (effetto del digiuno liquido) o, per meglio dire, percola (adotto volutamente un termine di così drammatica attualità) andando ad inquinare la residua laicità di uno Stato dipendente dal regno pontificio che ancora una volta, grazie agli immancabili ufficiali di collegamento, ha trovato il modo di sfruttare un dramma come l’interruzione volontaria della gravidanza, per ritornare a ribadire un concetto che prendendo a pretesto la “difesa della vita” richiama all’obbedienza i suoi affiliati impegnati in politica nel nome di una “libertà” che sulla bocca dei clericali suona di “negazione per le libertà altrui in nome dei princìpi loro”.
C’è chi si meraviglia per questo stato di cose, ma l’assunto appena citato, estratto da una considerazione ben più ampia di Gaetano Salvemini, ben riflette il vecchio vizio clericale di condizionare il vivere civile, piegandolo ai propri precetti.
Il signor camillo riuini, con la consueta faccia tosta ha recentemente affermato: “Nessuno è obbligato per legge ad esser cattolico, però se sono cattolico devo accettare la logica cattolica, e cioè che ci sia un’autorità, che non è solo del papa, ma che comunque ha un vertice nel papa, che devo rispettare”. Una “logica” disarmante che mette fuori gioco ogni altra “autorità” che non sia quella del papa: un attentato all’ordinamento dello Stato democratico che, evidentemente, riconosce, o dovrebbe riconoscere, ben altre “autorità”.  
Il signor camillo ruini, altrettanto evidentemente, propende per il riconoscimento di un’autorità “più alta” proprio come in certe teocrazie, la cui nefasta influenza si proietta anche alle nostre latitudini con tutte le complicanze che il fanatismo religioso comporta, non ultima la “teologica arroganza” derivante dalla certezza secondo la quale il mio dio è l’unico e solo (“quel Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocefisso-Risorto” non altri) e la mia religione, la migliore, la più universalmente degna di essere professata.
Vogliono rivedere le linee guida della 194, in senso evidentemente più restrittivo limitando se possibile anche l’aborto terapeutico e quello selettivo, vietano gli anticoncezionali, la pillola del giorno dopo, l’ingegneria genetica e la diagnosi pre-impianto; condannano l’uso del profilattico anche come mezzo per prevenire malattie sessualmente trasmissibili: fosse per loro abolirebbero anche l’orgasmo.
Dicono di difendere la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, mettono il loro veto sulle coppie di fatto, quando poi, loro per primi, scelgono di non sposarsi, si inventano il celibato e convivono “more uxorio” con perpetue tuttofare (adesso le chiamano “memores domini”) e con segretari molto, ma molto “particolari” affetti da qualche “vizietto” di troppo.
Mettere sullo stesso piano la pena di morte e l’aborto, invocando la moratoria per una legge dello Stato che tutela in primo luogo le donne, è indice di una disonestà intellettuale senza pari, criminalizzare chi decide di abortire per motivi comunque previsti dalla normativa vigente, offende la dignità delle persone e rivela una mostruosa perfidia concettuale. 
A corrente alternata, lormonsignori, aizzati dai latrati dei lupi mannari italioti, si improvvisano legislatori, filosofi, sessuologi, ginecologi e ostetrici, e un giorno sì e l’altro pure, la gerarchia ecclesiastica, notoriamente maschilista, misogina e sessuofobica, pretende di suggerire “le linee guida” in campi che esulano, almeno così dovrebbe essere, dal proprio campo d’azione, penalizzando scelte che competono esclusivamente alle donne.
La Legge 194 detta “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” e checché ne pensino il signor camillo ruini e compagnia cantando, è una Legge “civilmente avanzata” perché “lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e promuove la cultura della prevenzione”.
Forse chi invoca “la moratoria” sogna il ritorno delle medievali mammane provviste di ferri da maglia per “uccidere” il feto, da scucchiaiare poi con qualche mestolino arrugginito e prescrive ad libitum il prezzemolo da ingurgitare in quantità industriale per provocare copiose emorragie così da favorire l’espulsione del prodotto del concepimento, e pazienza se qualche donna muore dissanguata, giacché la sospensione di una Legge e di questa in particolare, porta i soggetti più esposti, a violare “la moratoria” ricorrendo all’abominio dell’aborto clandestino, con tutti i rischi del caso.
Di certo chi invoca la “moratoria” se ne fotte altamente di come vivranno i bambini non voluti, i bambini deformi che già nell’utero materno imprecano per esser già condannati a vivere, chi invoca la moratoria se ne frega allegramente del dolore di una mamma che per i motivi previsti dalla Legge interrompe una gravidanza sapendo che i soliti benpensanti hanno già pronunciato per lei una condanna per omicidio.
Quando sento i cosiddetti “maschi” parlare di problemi che riguardano in primo luogo le donne, avendo dalla propria la grassa spocchia clericale, mi viene in mente uno slogan che ha segnato la storia del movimento femminista e non solo: “l’utero è mio e lo gestisco io”.
Le donne dovrebbero nuovamente gridarlo ai quattro venti e scriverlo su tutti i muri.
Quando sento i preti parlare di donne, di maternità e di procreazione, non posso non pensare ad una vecchia copertina dell’Espresso, un’immagine, un’icona, che a me (al tempo ero poco più che un ragazzo entrato da poco in seminario) è rimasta impressa nella mente e nel cuore: vi era raffigurata una donna nuda, col pancione bene in vista, inchiodata ad una croce e una didascalia, molto efficacemente, sottolineava con “Ecce Mater” il dramma di un evento in cui il pilatesco moralismo di certi soloni pronuncia, ancor oggi, una condanna senza appello.
Volevo corredare questo post con quell’immagine che da sola vale mille parole, ma non sono riuscito a trovarla.
Per tornare alle farneticazioni del signor camillo ruini, la chiesa non può certo rendere obbligatorio il cattolicesimo per legge, ma lo sforzo di far passare ad ogni costo leggi che di fatto costringono tutti i cittadini a vivere come se fossero cattolici (anche se l’ethos razionale imporrebbe diversamente, ovvero etsi deus non daretur – come se Dio non ci fosse), o meglio, a vivere secondo i suoi dettami, è più che evidente.     
Basta pensare a come è stato gestito il referendum sulla procreazione assistita, dove, di fatto, la ruinante chiesa di ruini ha imposto il suo punto di vista minoritario, predicando l’astensionismo, grazie al quale la famigerata Legge 40 continua a far danni.
Un dato relativo alla mia regione, la Puglia , dovrebbe far pensare quanti oggi s…parlano genericamente di “vita”. La quota di bambini nati, grazie alla normativa dettata dal vaticano, e convertita in legge dal parlamento italiota, nel 2004, regnante berlusconi silvio,  è, infatti, diminuita passando dal 24,8 al 21,2% per un totale di 1500 bambini non nati, proprio perché aumentano gli esiti negativi delle gravidanze da fecondazione assistita secondo i canoni fissati dal vaticano e puntualmente recepiti dal parlamento italiota che fissa anche il numero degli embrioni da impiantare e vieta la diagnosi pre-impianto.
E ancora, basta vedere i tentativi e i condizionamenti che la gerarchia ecclesiastica adotta (compresa l’esplicita richiesta di obbedienza ai parlamentari cattolici, binetti docet) per evitare ogni apertura legislativa alle coppie di fatto o l’adozione di norme concernenti l’omofobia, o, ancora, con quanta veemenza cerca di impedire che si emani una legge sul testamento biologico agitando lo spauracchio dell’eutanasia.
Nella nostra società, grazie a Dio, ci sono sensibilità e concezioni diverse, ognuna delle quali ha le sue buone ragioni da far valere su tematiche eticamente sensibili, pertanto difficili da imbrigliare nei rigidi schematismi dogmatici di marca catto-vaticana, ma su questi argomenti, comodamente definiti “valori non negoziabili”, la chiesa dei papi, supportata da politici terrorizzati dall’idea di perdere voti (il neonato partito democratico non sfugge a questa tendenza) fa di tutto per imporre il suo modo di pensare, laddove i cattolici praticanti, quelli che dovrebbero rispettare senza discutere “l’autorità” papale, sono soltanto un terzo (o quarto secondo altre stime)  della popolazione italiana.
E poi, anche per quel terzo (o quarto) di popolazione, siamo proprio così sicuri che il principio di “autorità” fissato dal signor camillo ruini debba avere veramente valore per tutti?
Parli per lui, per quelli della sua setta e per quel terzo di popolazione italiana che si dichiara “praticante” senza esserlo e lasci stare chi ha tutto il diritto di vivere, finalmente, in un Paese normale, nel quale la libertà di ognuno finisce dove inizia quella dell’altro e nessuno deve arrogarsi il diritto di sentirsi più libero di altri, tanto da limitare, in nome della propria libertà o dei propri egoistici convincimenti, quella degli altri.
La chiesa ha una struttura da monarchia assoluta che si è formata storicamente sulle rovine dell’impero romano, dal quale ha usurpato anche la lingua e, pur avendo il suo Fondatore dichiarato che “il suo regno non è di questo mondo” i suoi vicari hanno trovato il modo di costruirsene uno su misura che, sia detto a loro vanto, ha sfidato i secoli, restando graniticamente invariato e sordo ad ogni revisione, anche conciliare, anche “copernicana”, mentre tutto il resto della società si trasformava radicalmente sotto l’impulso della Ragione e della Scienza.
Siamo proprio sicuri che quando Gesù parlava di “ekklesia” si riferisse ad un soggetto politico, ad uno stato pontificio con tanto di re, principi, segretari di stato, ministri e ambasciatori, ad una “chiesa” come “istituzione” temporale così regalmente strutturata come l’attuale?
In un passo del vangelo Gesù riconosce alle persone che lo seguivano la prerogativa di giudicare da sole il bene e il male, a rifuggire dagli “operatori di iniquità” che fingono di predicare la giustizia, a non comportarsi, soprattutto, come gli scribi e i farisei che impongono sulle spalle degli uomini pesi e gravami difficili a portarsi: “essi però non vogliono muoverli neppure con un dito”.  Altro che principio di autorità!
Non ha mai affermato che i suoi vicari sarebbero stati infallibili, non ha mai sostenuto che al clero sia riconosciuto un potere di discernimento maggiore di quello concesso ai laici, o che ad un papa sia dato un potere superiore a quello di un’assemblea sinodale; anzi, ha disposto espressamente che nessuno si definisse padre o maestro, deponendo in tal modo massima fiducia nella ragione e nella coscienza di ogni essere umano. Altro che relativismo ratzingeriano!
Nessuno può imporre la fede, né la morale, né i costumi; si può imporre solo il rispetto delle Leggi, cosa che, in verità, in Italia sembra essere un optional. Solo la società, il popolo e le Istituzioni, attraverso i suoi rappresentanti democraticamente eletti (non certo le “sette” o chiese che dir si vogliano) hanno il potere e l’autorità di sancire e ordinare i princìpi di libertà individuale e la convivenza dei cittadini. Chi ignora questi princìpi, sogna uno stato confessionale, teocratico e assolutista ed è fuori dall’ordinamento democratico.
Questa “setta” che chiamano “chiesa” contrabbanda i propri convincimenti, come se fossero gli unici secondo natura, la propria struttura verticistica e di potere come un ordinamento voluto da Dio, quando poi all’origine di tutto c’è un lascito sul quale il simoniaco commercio del sacro ha fondato la multinazionale dello spirito che si fa chiamare chiesa cattolica: “Ahi, Constantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!” e su quel lascito costantiniano la chiesa dei papi ha costruito le sue fortune continuando a pretendere privilegi, a governare i cuori e le menti, ad amministrare ricchezze, a vivere di rendita sfruttando il nome di Dio, avendo anche la spudoratezza di affermare di non essere un centro di potere "globalizzato" e di “essere di aiuto ai popoli sulla via della pace e del vero progresso” anche se poi ogni loro azione, opera e omissione, risponde a precise scelte politiche e tende a consolidare un potere svolto nell’esclusivo interesse di una setta nota per essere espressione della più universale ipocrisia clericale.
Mi chiedono perché me la prendo tanto con i preti e con la loro religione, in altri post ho chiarito i motivi, sia pure fra le righe, in questo ribadisco un semplice concetto derivante dall’aver conosciuto quel mondo così intriso di ipocrisia, di falsità e di aberranti perversioni, da spingermi a odiarli e finché loro stessi me ne daranno lo spunto, con le loro ignobili strumentalizzazioni, continuerò con estremo e vindice piacere ad esprimere la mia opinione.
Faccio volutamente di tutta l’erba un fascio, pur sapendo che in mezzo a tanta gramigna pretesca e clericale crescono a fatica le rarissime spighe “sacerdotali, ma essendo vittima dell’immorale vigliaccheria di coloro i quali predicano l’incantamento degli assoluti, non posso tacere dinanzi alla criminale, sadica protervia di chi strumentalizza la vita, il sesso, Dio e quant’altro è funzionale ai loro interessi, per predicare un umanesimo senza l’Uomo, nel nome di un Dio che se fosse Quello che loro dicono e l’uso e l’abuso che di Lui fanno, avrebbe più di un motivo per pentirsi d’esser morto inchiodato ad una croce: ecce Homo, ecce Mater.


 
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