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"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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« DOPO IL DANNO, LA BEFFADOMENICA PRE-ELETTORALE »

NICHILISMO SOTTO V...OTO SPINTO

Post n°495 pubblicato il 03 Febbraio 2008 da bargalla

               

Corsi e ricorsi storici direbbe qualcuno nell’inutile, amarissimo tentativo di dare una parvenza di normalità ad un’attualità politica così asfittica, abnorme e caotica come la nostra, da annichilire già in partenza ogni velleitaria interpretatazione di natura socio-ideologica, stante la perdurante, patologica presenza di un vulnus che più di ogni altra variabile (ivi compresa quella clericale) da quasi un ventennio, segna l’inevitabile declino di un’intera classe politica risucchiata nel sotto vuoto spinto del potere fine a se stesso che concute, corrompe, ingerisce e concupisce, e per questo destinata a sedimentarsi come accidente della Storia nella memoria dei posteri. Null’altro che scoria altamente inquinante da rimuovere e rendere inoffensiva con un salutare rigurgito di resipiscenza popolare, prim’ancora che gli Annales ne conservino la traccia registrando le sorti di un altro omuncolo della (sua) provvidenza  o di una repubblica mai stata prima né seconda o terza, ma solo desolatamente ultima, relegata al disastroso ruolo di semplice comparsa in uno scenario meschinamente popolato da preti, nani e ballerine al servizio dell’innominato dominus sceso in campo per difendere i suoi molteplici interessi e accrescere le sue “inindagabili ricchezze” e quelle del clericalume imperante.
Qualche altro, anche a costo di sembrare scioccamente patetico e originale, scomoderebbe la teoria dell’eterno ritorno dinanzi al nuovo che avanza a passo di gambero: nella fattispecie l’ex presidente del consilvio, che già pregusta il momento in cui varcherà da vincitore il soglio chigiano, una rivincita prodi…toriamente inseguita (e si spera non conseguita) anteponendo all’interesse generale, lo “particulare suo”.
Tuttavia, poiché la Storia non si ripete mai allo stesso modo, il periodico riproporsi di omuncoli, e regimi (dittatoriali e teocratici) abilmente travisati da ideologie falsamente libertarie e democratiche, va guardato con estrema circospezione e, se possibile, regolamentato ope legis così come suggerisce il motto “principii obsta” adottando cioè all’inizio quei rimedi essenziali e vitali per contrastare le malattie al loro insorgere, senza i quali la cosiddetta “democrazia” in mano a chi opera in condizioni di patologico predominio mostrerebbe (e mostra) il suo volto peggiore, restando irrimediabilmente in balia di chi è diventato forte sfruttando la debolezza altrui, con la benedizione del papa re e dei suoi cortigiani per i quali l’Italia è solo una colonia dello stato pontificio.
Forse non siamo più in grado di opporci all’azione fagocitante di un macrofago come silvio, giacché nessuno dei rimedi previsti è stato applicato dal governo dimissionato dai poteri forti eterodiretti dalla confindustria e dal vaticano, un esecutivo annichilito perché incapace di mantenere gli impegni presi, fra i quali figuravano la regolamentazione dell’assetto televisivo e il conseguente conflitto degli interessi rimasto colpevolmente irrisolto a tutto vantaggio del signore del biscione, mai così spavaldo nel rivendicare il proprio ruolo di impresentabile “candidato” nella repubblica delle ecoballe, reso ancor più insolente e sfacciato dalla mancata abrogazione delle plurimae leges ad personam dal medesimo partorite per garantirsi una sopravvivenza politica e modificare al di là di ogni ragionevole dubbio, il suo destino giudiziario e penale.
In questo senso va, per esempio, la depenalizzazione sul falso in bilancio, delitto per il quale l’imputato berlusconi silvio finisce alla sbarra ottenendo il proscioglimento “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”. La legge che non prevede più il reato di falso in bilancio, giova ricordarlo, è una delle famigerate leges ad personam e fu naturalmente approvata nel 2002 dalla maggioranza parlamentare di centrodestra con il signor berlusconi alla presidenza del consilvio.
Un provvedimento approvato anche grazie all’apporto di uno dei suoi avvocati di fiducia, nonché deputato del partito azienda e presidente della commissione giustizia della Camera dei Deputati.
L’assoluzione come atto dovuto, un altro pegno da pagare alla impunità di chi vorrebbe ritornare alla guida di questo povero paese per dare il colpo di grazia allo Stato di diritto, così come accade nelle repubbliche delle banane dove c’è sempre il solito signor qualcuno che cerca di raddrizzarle infilandole nel podice di quei malcapitati che si acconciano di buon grado alla bisogna. 
Fra qualche mese, sua impunità potrebbe soddisfare nuovamente il masochismo italiota, varando, come annunciato, una legge sulle intercettazioni telefoniche, limitandole alle indagini per terrorismo, mafia, camorra e criminalità organizzata, escludendo naturalmente la corruzione e altre amenità in cui potrebbe venir leso il malinteso senso della privacy che certi politici hanno.
Ma se a corrompere e a concutere è un’intera classe politica (poiché “così fan tutti”) mi chiedo se già questo non configuri l’ipotesi di reato, solo l’ipotesi, che lorsignori facciano parte di un’associazione a delinquere e come tale soggetti ad essere almeno intercettati e possibilmente esposti, come meritano, al pubblico ludibrio, giacché nessuno meglio del tanto strombazzato “popolo sovrano” può valutare, giudicare e condannare l’operato della cosiddetta classe dirigente.  
Ed è di qualche giorno fa il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con il quale viene giudicato “contrario al diritto comunitario” il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva che “non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”.
C’è un giudice in Europa che ha riconosciuto e riportato in primo piano l’anomalia tutta italiana costituita dalla invasiva presenza di un tycoon che opera in regime di monopolio, un teleimbonitore che ha definito “criminale” il tentativo, ahimè fallito, di regolamentare l’assetto televisivo, ma che ora dovrà fare i conti con una sentenza che indirettamente lo condanna prima come politico e poi come imprenditore.
Questi signori parlano e sparlano di libertà avendo un’idea molto personale e schizofrenica del concetto di libertà: proprio perché si considerano più liberi degli altri, arrivano a violare norme e regolamenti, a depenalizzare reati, a promulgare la legge della giungla in cui l’arroganza e la prevaricazione diventano principi ispiratori. Sono concrezioni ideologiche davvero singolari (chiamarle ideologie sarebbe davvero troppo!) e dottrinali quelle che oggi rifiutano di prendere in esame la realtà dei fatti, la sostanza delle cose, proprio perché tendono smaccatamente ad affermare l’egoismo dei soliti noti, l’interesse preminente di lobby e oligarchie, il tornaconto e il profitto che favoriscono esoteriche confraternite di gruppi, partiti, camarille, consorterie e famiglie.
Si presentano, e spesso sono, più spregiudicate che pragmatiche in affari e in politica, pretendono di essere al di sopra della legge disconoscendo “dogmatismi” e orpelli di sorta, rivelando poi il vero carattere che le permea, un profondo nichilismo (altro che liberismo!) etico e morale, soprattutto perché il loro pragmatismo è un miscuglio di becero opportunismo e di volgare utilitarismo. D’altronde, così è per tutte le “verità” professate con la convinzione di produrre e ricavare da esse, reddito e consenso. Il discorso vale sia per il clericalume imperante che per il fariseume trionfante che ritornano come un ritornello in questi miei post che rispondono solo alla mia voglia di scrivere e dire qualcosa senza avere la pretesa di insegnare niente né di avere la certezza di essere nel giusto, ma dettate dall’amarezza e dall’indignazione nel vedere questa “Povera Patria, schiacciata dagli abusi del potere” alla mercé “di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene…Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni!”
A questo punto un po’ di sano giacobinismo non guasterebbe, tuttavia queste solo opinioni e come tali opinabili e soggette a critica specie da parte di chi, per convenienza e conformismo, presta il fianco al pensiero dominante e dominato.  
Si prenda, ad esempio, il concetto di verità espresso da Nietzsche: nessuna verità esiste in quanto tale (L’Essere manca, annuncia Zarathustra, con buona pace di ratzinger) sia quando il presunto “vero” si esprime nella morale, sia quando si esprime nella giustizia o nelle leggi.
La verità non la si scopre, la si crea seduta stante, per sostituire il Dio ucciso o il potente di turno.
La nozione di sostanza si sgretola, decomponendo anche l’Io col senso di responsabilità e di colpa che gli appartiene, nessun colpevole, tutti innocenti, poiché “così fan tutti”.
Principi fondamentali, quali Etica, Valori, Storia, Libertà, Giustizia, se volete anche Antifascismo, sono sostituite da certa politica dalla nozione di utilitarismo, omnicomprensiva negazione dei precedenti, che è spregevole volontà di potenza sciolta da qualsiasi legge, poiché non tollera poteri concorrenti né, tantomeno, lacci e laccioli.
Anche questo è tipico dell’imprenditore “ideologizzato” e prestato alla politica pro domo sua, il quale non intende veder confutata o limitata (legibus soluta) la propria inverosimile libertà o strapotenza mediatica: solo che oggi appare più spregiudicato e pragmatico del solito, e grida al complotto, invoca le elezioni come salvacondotto per sé e per i suoi tirapiedi, soprattutto quando qualcuno vorrebbe veder chiaro nei suoi imbrogli e porvi rimedio cassando la legge della giungla.
In pratica, l’ideologo-imprenditore, sedicente liberale e liberista, temendo la concorrenza del libero mercato, attua delle politiche liberticide soprattutto per limitare quelle degli altri in favore, naturalmente delle proprie; essenzialmente l’ideologo-imprenditore si riempie la bocca di libertà, ma non digerisce quelli che la coniugano con la Giustizia (“ La Libertà senza Giustizia è una truffa”. Moni Ovadia); l’imprenditore prestato alla politica ama apparire democratico, ma non sa che farsene della democrazia (ma forse sì, perché nelle sue mani diventa un mezzo) se per democrazia si intende qualcosa di più che il prevalere di una qualsiasi maggioranza, che possibilmente sia espressione di un partito unico e solo: il suo, naturalmente.
La “Democrazia” ha una storia lunga e dibattuta, per noi drammaticamente incompiuta, che accanto al volere maggioritario espressione del popolo sovrano, ha saputo instaurare, a partire da Montesquieu, un principio fondamentale che moltissimi soloni italioti ignorano o fingono di ignorare: “Perché non si possa abusare del potere, è necessario che il potere freni il potere”.
E’ un principio semplice e breve, che in Italia fatica ad essere accettato e applicato, forse perché ogni volta che si tenta di farlo, scatena qualche “allergia” di troppo, vedasi ad esempio la mancata regolamentazione del conflitto di interessi specie in un periodo in cui il più “interessato” e “allergico” di tutti è impelagato in evidenti conflitti di ordine non solo economico, ma anche etici e morali, ostentando spudoratamente interessi, cointeressenze, ricchezze e tenori di vita inarrivabili per i comuni mortali (uno schiaffo per quel popolo al quale chiede il voto) ed esclusivi status symbol perfettamente intrisi del capitalismo più straccione e arrogante.
Hanno un concetto molto elitario del sistema fiscale e tributario e di quella che un tempo si chiamava lotta di classe (“Continuano ad essere convinti che il fine del governo sia ridistribuire il reddito con le tasse, rendendo uguali il figlio del professionista e il figlio dell’operaio”. Ipse dixit belusconi silvio) e accampano privilegi sulle spalle di un popolo costretto ad essere più bue di quanto contrariamente impone la cosiddetta “democrazia”. Vorrà pur dire qualcosa se durante gli anni del malgoverno berlusconi il reddito dei lavoratori dipendenti è rimasto pressoché invariato, mentre quello degli autonomi è cresciuto del 13,1%. Vorrà pur dir qualcosa il fatto che in Italia, il 10% delle famiglie controlla il 45% dell’intera ricchezza netta.
Lorsignori conducono un’esistenza dorata in lobby e caste di cui condannano gli eccessi credendo, ipocritamente, di non farvi parte attiva e di non essere essi stessi la causa prima del degrado morale e civile: è come il classico gatto che si morde la coda senza accorgersi che la coda è sua.
Non mi meraviglia tanto il comportamento del dominus il quale, dopotutto, fa i suoi porci comodi, quanto il servilismo dei suoi attendenti che si prestano ad un gioco al massacro, pur di assicurarsi una fetta di torta e qualche briciola di potere.   
Perché da noi la questione im…morale si trasformi finalmente in qualcosa di eticamente fecondo, è necessario che alle storture italiane, si risponda con la dovuta determinazione, riconoscendole effettivamente per quelle che sono: anomalie, vulnus per la stessa democrazia, e non ricorrendo come al solito alla tattica collaudata della delegittimazione dell’avversario e della Magistratura, alla strategia degli scontri che trasformano tutte le “verità”, i comportamenti e le leggi in quelle che, per tornare a Nietzsche, egli chiama “supposizioni”, che nel gergo corrente, l’abbiamo visto recentemente, formano la parte meno nobile dell’insulto e persino dell’ingiuria. Quando non delle sentenze!
Caro silvio, occorre riconoscere che i poteri di controllo (“checks and balances”, controlli e contrappesi) sono utili e non malvagi o “criminali”, checks and balance, proprio perché “è necessario che il potere freni il potere”. Non a caso il premio Nobel per l'economia Robert Mundell ha sostenuto che di fronte agli scandali “è importante avere la reazione giusta” il che vuol dire, soprattutto, manifestare una vera, decisa indignazione pubblica; senza che il re, già nudo di suo, se l’abbia a male. Senza tacere o sminuire quelle “verità” che nel suo Decalogo Thomas Mann chiama “la quintessenza della decenza umana”.
Ormai siamo in piena campagna elettorale, circolano già le liste “bloccate” dei candidati e degli eletti secondo un ordine stabilito, come da porcata, dalle segreterie dei partiti, così come girano gli elenchi di ministri e sottosegretari, così come vorticosamente girano le rotanti sfere di chi assiste impotente alla massificazione nullificante dell’elettore che da cittadino regredisce a suddito.   
L’unto del signore ha scelto i suoi ministri, seguendo la visione messianica che ha di sé, ha deciso che saranno tredici, come gli apostoli, e si spera che fra loro ci sia anche un certo giuda iscariota.  
Si cerca lo scontro, il muro contro muro, mai il dialogo per il bene comune, nessuna volontà propositiva, emerge solo la ciarlataneria populista del demagogo che ormai ha fatto scuola anche a sinistra, insieme alla voglia di prevalere uno sull’altro, costi quel che costi (anche il bene comune, che sa troppo di comunismo!) e ogni occasione è buona anche una porcata di legge elettorale (ultimamente definita “un dono di dio” dal legaiolo che l’ha generata) per un tiro alla fune che alla fine potrebbe mandare tutti a gambe all’aria.

 
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