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DIVAGAZIONI IN FORMA DI BIT

Sono andati tutti via.
Resto solo ad assaporare il dolce gusto della solitudine e della quiete campestre.
Immerso nel silenzio sospeso di suoni che il vento e la pioggia intessono di nuove cadenze e languide armonie, respiro l’inebriante profumo del tempo perduto, di quello ritrovato e poi svanito. Vago e divago seguendo il filo dei ricordi, abbraccio con lo sguardo l’orizzonte e nel mare affogo i miei pensieri.
Sono andati tutti via.
Non v’è più traccia del vociare allegro e spensierato di amici e compagni che una volta l’anno si ritrovano come vecchi bambini festanti attorno ad un falò acceso per celebrare la fine di un’estate che inevitabilmente prelude ad altre stagioni e scava un solco incolmabile con un passato che brucia di passioni mai sopite e di illusioni vissute nel disincanto di un’età che, nonostante tutto, mi concede ancora di sognare.
Scrivere (e di cosa poi?) diventa sempre più difficile; non puoi nemmeno sfogarti con i fatti di cronaca o di cosiddetta politica senza rischiare di cadere nel risaputo o di scivolare nel turpiloquio, cosa ahimè naturale e inevitabile, considerando l’insulsa presenza sulla scena politica di un comitato d’affari, una dis…onorevole teppaglia che eccelle per idiozia e malvagità, una cosca di pregiudicati e spregiudicati politicanti insediatasi nei palazzi del potere per farsi gli affaracci propri e consolidare parassitarie rendite di posizione. Alla faccia di un popolo bue ammansito e distratto dal panem et circenses di un regime mediatico per nulla intimorito di essere assimilato al fascismo dal quale trae linfa e ispirazione.
Nonché habitus!
Il tutto con la benedizione del clericalume imperante che non perde occasione di ridurre all’obbedienza una classe politica pappona sensibile ai richiami papali, non certo espressione del popolo sovrano, ma immagine speculare del fariseume trionfante.
Ovvero il trionfo del malaffare e della falsità. Herr ratzinger e berlusconi: l’ipocrisia al potere!
Piaccia o no, la vicenda “Alitalia” da altri battezzata più propriamente “Alisilvio” va iscritta d’ufficio nelle pagine peggiori del rapporto fra politica e affari della storia italiota.
Alla faccia dei tanti piccoli imprenditori e dei loro operai che mandano avanti l’economia di questo povero paese senza l’aiuto di nessuno, men che meno dello Stato “centralista”.
Con “Alisilvio” non si decolla, si torna indietro di decenni, ma in un clima di regressione culturale e di revisionismo revanscista un giorno applicato alla storia e l’altro all’economia, la cosa non desta scandalo alcuno, né smuove le intorpidite coscienze del popolo bue obnubilato dai mezzi di disinformazione di massa, e pazienza se poi il medesimo popolo bue si ritroverà sul groppone un debito di un altro miliardo e trecento milioni di euro, e questo per consentire ad un branco di bovari prestanome e di capitalisti senza capitale di acquisire le attività più redditizie dell’ex compagnia di bandiera al modico prezzo di quattrocento milioni di euro.
Quando poi altri “concorrenti” avrebbero risolto il problema a condizioni più vantaggiose per lo Stato e, soprattutto, senza peggiorare le ricadute occupazionali i cui effetti non tarderanno a manifestarsi anche nella Pubblica Istruzione, settore finito in quel tritacarne demagogico rappresentato dal malgoverno berlusconi, il quale taglia in modo indiscriminato tutto ciò che ha una minima parvenza di pubblico, dandolo in pasto al famelico “privato”.
Gli insegnati precari sono comprensibilmente preoccupati per il loro futuro e dovrebbero esserlo anche i genitori per quello dei loro figli, le riforme annunciate dal ministro gelmini con la spocchia tipica di chi appartiene al malgoverno berlusconi, danneggeranno i meno abbienti.
La crisi economica non giustifica un comportamento così dissennato, si finanzia la scuola privata (perlopiù gestita dai preti) e nel frattempo si tagliano i fondi a quella pubblica aggravando un divario sociale che già è fonte di disagio. E non ci vuol molto a capire, e sperare, che potrebbe anche diventare una salutare fonte di protesta.
Del federalismo non parlo, tanto in Puglia è buio” fitto” e un ministro che per definizione “è la protesi di berlusconi” dovrebbe almeno ricordarsi di essere figlio (sia pure degenere) di un Sud al quale il malgoverno di cui anch’egli fa parte, ha tagliato fondi e finanziamenti pari a tre miliardi e seicentomilioni di euro. Ma il Sud è solo serbatoio elettorale, fornisce carne da voto da affettare nelle macellerie sociali della premiata ditta berlusoni e soci.
Il malgoverno berlusconi, forse per assolvere ad una precisa norma contrattuale sottoscritta con bossi in qualche studio notarile, ha penalizzato un territorio (la Puglia) con grandissime opportunità di crescita tenendolo fuori dai programmi di sviluppo di Alitalia (c’è ancora?) e di Trenitalia. Poi il mago di arcore viene qui, inaugura la Fiera del Levante, si vanta e si imbroda come solo lui sa fare mandando in solluchero la solita claque e alla fine della sua esibizione, con un tocco di bacchetta magica, fa piovere tantissimo, ma così tanto da spingere la sua “protesi” a dichiarare che berlusconi in Puglia ha portato anche la pioggia.
Piove governo ladro!
Piove sulla sitibonda Puglia, regione a vocazione turistica, sempre più isolata e lontana dai circuiti internazionali.
Degli aeroporti di Bari e Brindisi non si fa menzione alcuna nel piano industriale della nuova compagnia di bandiera, di quello di Galatina-Lecce si è cancellato anche il nome e chissà che fine ha fatto la proposta di aprirlo ai voli civili, ai charter, almeno nei fine settimana quando la pista non è occupata dai voli militari. Lo scorso giugno hanno fatto atterrare il papa re, decollano spesso aerei di Stato e non capisco perché quell’aeroporto così strategico per lo sviluppo del basso Salento debba essere precluso ai comuni mortali.
In compenso ci regalano inquinanti centrali a carbone, la fonderia più grande d’Europa che sputa diossina h 24 e rigassificatori ad alto rischio ambientale.
E in prospettiva c’è anche una centrale nucleare. Il troppo stroppia, dicono da queste parti!
Qui intere generazioni sono invecchiate aspettando il doppio binario e l’elettrificazione della tratta Bari-Lecce e ora che quel progetto si è realizzato assistono impotenti all’ennesimo scippo perpetrato in nome non so più di che cosa. In Puglia, quasi per magia, sono spariti gli Eurostar, al loro posto sono comparsi i vecchi TEE degli anni ’80 ribattezzati Eurocity.
Treni sporchi e affollati che si guastano facilmente e accumulano ritardi inverosimili.
Trenitalia ha spostato gli Eurostar nel Centro-Nord con il beneplacito, evidentemente, del governo. Non pretendiamo l’alta velocità, ma dignità e pari opportunità di crescita e di sviluppo con un Paese che corre a due velocità per colpa di una classe politica miope e corrotta la quale ha penalizzato, ignorato e mortificato un Mezzogiorno in cui anche i treni e gli aerei viaggiano spediti verso la secessione.
Mi rendo conto che sarebbe troppo chiedere di volare a chi vorrebbe che restassimo con i piedi per terra. Vietato volare, vietato sognare nuove opportunità. La rassegnazione è sempre in agguato, il fatalismo così connaturato alla gente del Sud mi porta a cercare nel vento l’eco rassicurante di suoni familiari, volti e voci inconfondibili che rivedo e riascolto seguendo il filo della memoria, viva e bruciante, prima che il tramonto giunga a sciogliersi nel tenue acquerello di un mare che a settembre si dissolve nell’aria madida di mosto e di umore terragno e illumina l’orizzonte di obliqua luce morente.
Sono andati tutti via.
Ognuno ha lasciato qualcosa, sia pure il semplice ricordo, in questa “dimora vitale” in cui aleggia sovrana la presenza di una grande assenza da tutti avvertita come più viva e presente che mai, non fosse altro perché nei miei pensieri fulgida brilla come una stella ai confini del cielo ed io anche stasera ritorno a cercarla fra mille, mai certo di averla davvero trovata.
A chi volesse di noi, non servirebbe neanche ritornare sui passi perduti, né spingere appena quella porta così dolcemente socchiusa sull’ignoto divenire per entrare di nuovo in paradiso.
Le pareti dell’anima vibrano ugualmente di voci e sussurri, si bagnano di lacrime e di pianti di gioia. Faville nel cielo scuro alte si levano, lingue di fuoco lambiscono il buio della notte.
Raccolgo la cenere del falò, la pioggia l’ha rappresa in zolle di grigia malinconia.
C’è ancora quel silenzio quasi di meriggio assolato, quando d’estate il profumo dei gelsomini si spandeva nell’aria e dagli scuri serrati delle finestre socchiuse, il bagliore del sole disegnava sul pavimento lame di luce tagliente come pensieri svuotati dal dolce far niente.
O forse è il saettare di fulmini accecanti che precede il rombo del tuono a scuotermi dal torpore di passate stagioni, primo temporale che con violenza s’abbatte senza spegnere la brace che sotto la cenere cova la mitica Fenice.
Amici, compagni, come suona strano questo essere amanti traditi non dalla Storia, ma dal tempo presente feriti. Amici, compagni, siamo sempre tutti lì a cogliere un tempo che ci è stato donato, fatto di stagioni scolpite, di uomini, padri e fratelli, di donne, madri e sorelle, di figli e bambini da crescere con amore e fatica. E se anche dolore c’è stato, i rami delle nostre anime come querce secolari hanno imbrigliato e sanato cuori feriti, hanno chiuso disperanti ferite, rinnovando gli immacolati pudori nell’afflato di un abbraccio d’amore: corrispondenza d’amorosi sensi, dicevamo. Dicevi! Attribuendo a quel verso un senso opposto a quello per il quale il Foscolo l’aveva inserito nei suoi “Sepolcri”.
Illusi forse, di certo stoltamente romantici e idealisti siamo noi e in tempo d’abiure, di apostasie, di memoria volatile, di abili giravolte, di filibustieri in doppio petto e camicia nera non è cosa da poco mantenere la schiena dritta e con coerenza ispirarsi a principi oserei dire evangelici, divenuti ostici e inapplicati perfino in seno alla chiesa dei papi.
Cos’altro è infatti l’uguaglianza, e dove se non nel Vangelo è scritto “ama il prossimo tuo come te stesso” e ancora “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te stesso”?
Forse che amare il proprio prossimo è rincorrerlo con una spranga di ferro e ucciderlo perché ha rubato qualche biscotto?
Ipocriti opportunisti, arroganti “cattolici” e incoerenti revisionisti sono coloro i quali sproloquiano sul “male assoluto” volendo attribuire una scala di valori (sic) ad un fascismo tornato in auge in questa Italia in cui si violentano i ricordi e si uccide la Storia. I mandanti e gli esecutori di questa strage degli ideali calcano ogni giorno la scena, pretendono e ottengono impunità, si dicono liberali ma operano in regime di monopolio, favoriscono gli amici degli amici, secondo le regole della onorata società, delegittimano i magistrati, denigrano l’avversario.
Con la loro proteiforme presenza infestano le opere e i giorni, gli ozi e i negozi, inquinano le menti e le coscienze per meglio dominarle; e nel frattempo perfezionano la macchina orwelliana, la quale, abraso per sempre il passato e la Storia, indirizzi le scelte di ognuno conformandole al pensiero dominante e dominato dal demiurgo; cervelli portati all’ammasso nella discarica dell’etere, anonime esistenze lobotomizzate dalle indagini di mercato.
Numeri, cifre e percentuali, numeri, nient’altro che numeri freddi e anonimi, buoni solo per misurare lo share, l’audience e l’indice di gradimento del regime mediatico.
Ondivaghe divagazioni che salgono con la marea, schiumano di rabbia per quello che poteva essere e non è stato, s’infrangono fra gli scogli come tempeste inattese e si trasformano in bit per un post che, ancora una volta, lascia il tempo che trova.
P.S. Pippo Baudo aveva ragione, questo è proprio “un paese di merda”.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33