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LESSICO ITALIANO AL TEMPO DEL CAIMANO

Puttanesimo come religione di Stato professata nel paese dei papi-papponi.
Leccaculismo: precettistica vigente nella repubblica del banana il quale si ingegna raddrizzarla infilandola ad libitum nel podice del popolo bue che si acconcia alla bisogna; banana più, banana meno, ormai non ci fa più caso.
Palus italicus (da non confondere con aste peniene et similia) ovvero paludoso pantano nel quale sguazza sovrano il caimano italiano, rarissimo predatore appartenente alla razza padrona.
Uber alles nella satrapia del satiro claudicante, nel regno del priapo viagrato, nel tele-sceiccato del bandana con harem aviotrasportato per il sollazzo del presidente del consilvio: più troie per me, ma non per tutti.
Minorenni per minorati e maggiorate per maggiorenti: farfalle, tartarughe e api regine, fauna per il fauno; ballerine e bagasce, veline sboccate, zoccole sbroccate; ciarpame senza pudore e vergini senza più imene offerte in sacrificio al drago, imperatore del suo pene.
Pessimi ottimati prezzolati, onorevoli subordinati e subornati, legulei cavillosi: mavalà, tutti hanno un prezzo! Parlamentari perversi, corrotti incalliti, ministre caligolate, mantenute, scherani, manutengoli, palafrenieri, scudieri, cortigiane, pennivendoli, marchette e marchettari: meno male che silvio c’è!
Partito del predellino partito per la tangente per instaurare la mignottocrazia: fregne e fregnoni al potere, lupanare, bordello, puttanaio, postribolo, suburra, certose, palazzi chigi, arcorosi e graziosi.
Regime mediatico mediato da madame coscritte e mezzani proscritti; pregiudicati, spregiudicati, inquisiti, referenti e legiferanti pro domo eius; politicanti da strapazzo, gerarchi catto-vaticani, puttanieri, pederasti, pedofili, cocainomani, drogati, tossici e delinquenti patentati “d’ogni risma e colore mettono sull’attenti compunti picchetti d’onore”.
Aspiranti veline, zoccole affermate, che la danno via, gratis et amore dei, compiono “l’impresa” affidando il loro “book” e le loro velleità “artistiche” politiche e imprenditoriali al grande impresario di una compagnia di giro, un abile gaglioffo che assomiglia sempre più al tenutario di una casa di appuntamenti, così simile a certe rappresentazioni del grottesco che pure dovrebbero suggerire di salvare almeno le apparenze approfittando anche del monopolio della disinformazia di regime e di quelle armi di distrazione di massa che ultimamente mingono, pardon, fingono un interesse per le lotte clandestine dei cani trascurando i maiali che si rotolano nel fango, e per le educatrici che adescano gli educandi minorenni e finiscono in carcere mentre un glande predatore irretisce le sue prede, regala loro dei bijou, le invita ad una partouze a trois sul talamo, omaggio dello zar putin, protetto da un’immunità che lo rende inindagabile e indifendibile.
Putin, compagno di merende, padre putativo delle putinate di silvio: scopate nel lettone a baldacchino, senza preservativi; un rischio altissimo per le cagne in calore alle prese con le docce ghiacciate del cane allupato; qualche mesata di stipendio a botta, esentasse naturaliter, come gratifica per la prestazione.
I comuni mortali a reddito fisso, pure quelli che l’hanno votato per mandarlo a puttane, sentitamente ringraziano con il rituale vaffanculo, perché finalmente si rendono conto che l’intero Paese è andato a farsi fottere, giacché il meretricio, il dare un prezzo ad ogni persona e cosa, costituisce un rischio per una democrazia, ancorché bloccata e incompiuta come quella vigente in uno Stato in cui il popolo esercita una sovranità limitata da un potere autoreferenziale che abusa delle sue prerogative per autolegittimarsi.
Le cronache in questi giorni indugiano in particolari, peraltro già noti, sulle performance del premier.
I destronzi accusano i sinistronzi di fare “politica” guardando dal buco della serratura. Se quella che “chiavano” politica la si fa in un boudoir, allora hanno ragione da vendere, soprattutto pensando al mercimonio praticato in certe case chiuse, in certe “camere” con svista dove c’è un vero e proprio mercato delle vacche e all’innegabile presenza di qualche gonzo ancora disposto a comprare un po’ di quella cosiddetta “ragione” venduta come se fosse “politica” in luogo della quale si veicola spazzatura prodotta da notissimi utilizzatori finali che su quel tipo di pattume hanno costruito le loro fortune.
Per sua stessa ammissione egli è “un presidente puttaniere” e questo credo sia l’epiteto più giusto per farlo passare alla storia: “presidente puttaniere” epitaffio migliore non potrebbe esserci per uno che sta facendo di tutto per crepare scalando il Mons Veneris. I farmaci che assume per potenziare la sua virilità fiaccata dalla senilità e dai postumi di un intervento alla prostata, agiscono sui vasi sanguigni e se ciò può rappresentare un vantaggio per i corpi cavernosi, di certo non lo è per il cuore e a poco gli servirà il pace maker di penultima generazione che prima o poi gli regalerà un bell’ictus.
Particolare rivelatore, ascoltando il sottofondo sonoro delle conversazioni fra la bella e la bestia si sente in sottofondo una canzone che la dice lunga sui gusti anche musicali del puttaniere: “zoccole, zoccole”.
Ed ha pure la faccia tosta di ironizzare sulla sua vita privata e così i vizi privati diventano pubbliche virtù da esibire come un fiore all’occhiello del falso perbenismo.
Truppe mammellate e movimenti tettonici finizzano la faglia bescurlonizzata dai sussulti napolitani, invano calano il bertolasso, cicchittescano spaghetti alla puttanesca, gasparreggiano rumorosamente e daddariano lascivi itali bocchini ai previti, ai lupi e ai formigoni.
Verdini di rabbia, i clan-destini padani dellutrescamente quagliarellano i maroni, la ruspa gioca alla guerra del pelo carfagno e rade al suolo l’aiola di bossi; i capezzoni schifanizzano la calderolistica porcata mentre nel lettamaio i rotondi gelminizzano la pubblica distruzione.
A sinistra veltroneggiano bersani verso lidi marini più franceschini e dalemizzati dalla serracchiana voglia di sfondare al centro, dove cesano i casini dinanzi ai quali dipietriscono i fassini senza grilli per le palle.
Intanto il fittonesco razzismo dell’erremosciante ministro tremontano finge di bonaiutare i conterronei brunettizzati dai sacconi pieni di frattini melloni e di incentivi alla rapida estinzione dei prestigiacomoni.
Sud, questione sottovalutata; sud, questione “sotto-sviluppata” e questo, visti i tempi (O tempora o mores!) potrebbe anche tornare utile.
Se la via della riscossa è quella indicata dall’italian premier, allora niente più elezioni, ma solo erezioni.
Leccaculo e leccapiedi, servi e ruffiani, sudditi, puttane, escort e figli di puttana, buffoni, puzzoni, fetenti e mascalzoni, magnaccia, prosseneti, paraninfi, paraculi, cupole e copule, oche giulive e bavosi pavoni; tv spazzatura, telecrazia, grandi fardelli, pupi e pupari, panem et circenses, un calcio in bocca come premium; evasione fiscale, elusione tributaria, degrado, immondizia, mafia, impunità, megalomane concupiscenza, complesso di superiorità, ipocriti devoti e sepolcri imbiancati di cerone, leggi ad personam, ronzini, ronzinanti, cavalli e figli di troia, lodi alfani, affaristi, camarille, lobby, logge e rogge, cloache massime intasate da leggi ad aziendam e da leggi-vergogna unicamente ponzate per coprire le inguardabili pudende del re-sola che per penitenza vuole andare, udite udite, da un certo padre pio.
Che qualcuno si decida a tirare lo scarico!

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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
Inviato da: ossimora
il 06/07/2014 alle 17:07
Inviato da: ossimora
il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33