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UN GUSCIO VUOTO

Mia madre ieri sera ha visto il telegiornale e alla notizia del lodo alfa-nano (così lo ha chiamato) con effetto retroattivo, ha così commentato: "Spero di vivere abbastanza per vedere la fine di berlusconi, che di certo ora punta al Quirinale. Un imputato che scende a patti col diavolo per non farsi giudicare, rischia si diventare capo dei giudici. Te lo immagini uno come lui ascendere sul colle più alto (niente male per l'unto del signore) e diventare anche presidente del consiglio superiore della magistratura?"
Io non me lo immagino proprio poiché spero che il referendum confermativo abroghi un obbrobrio "costituzionale" che evito di chiamare lodo e legge, prim'ancora che il beneficiario unico di tale ennesima porcata possa fregiarsi immeritatamente perfino del titolo di presidente della repubblica diventando poi anche senatore a vita. Uno spregevole tycoon ai vertici delle istituzioni, il compimento di una beffa, una farsa in aggiunta alla iattura di una nazione che già ora può mutare nome e chiamarsi berlusconistan.
E poi c'è quel "retroattivo" che col suo effetto irriverente per il codice e quant'altro, sembra una colossale presa per il podice. L'ennesima alla quale suo malgrado deve sottostare l'omino di una vignetta di Altan, icona dell'italiano medio, che si rivolge con fare interrogativo a chi gli punta l'ombrello nelle chiappe sentendosi rispondere: non abbia timore, trattasi di effetto retroattivo!
Mi auguro soltanto che quando tutto questo sarà finito, qualcuno riesca a provare un po' di umana vergogna, non fosse altro per il servilismo dimostrato, anche se ben ripagato, a cagione di un intelletto che sembra aver perso il lume della ragione.
Da una parte la mania di grandezza e di onnipotenza, dall'altra l'insuperabile complesso di inferiorità che porta i suoi scherani e i suoi manutengoli a comportarsi peggio dei servi e delle puttane.
Ostentare sovrano distacco dinanzi alla sozzura legislativa prodotta dal ceto politico sarebbe quanto meno riprovevole, lavarsi le mani non servirebbe a niente specie nel momento in cui l'igiene istituzionale è a rischio e imporrebbe ben altre misure democratiche del più accomodante disimpegno qualunquista.
Pertanto si cominci almeno ad esprimere il proprio disagio, la propria civile protesta, dando il benservito ai sedicenti rappresentanti di un popolo così distratto e bue da non accorgersi dell'errore in cui è occorso quando ha deciso di mettere il proprio destino nelle mani di inqualificabili personaggi verso i quali è cosa buona e giusta manifestare ogni giorno il proprio disprezzo, a condizione che se ne abbia abbastanza da riuscire a ripagare con la giusta dose di biasimo gli eccessi e gli abusi di un potere sempre più arrogante, pervasivo e deleterio per le sorti non più della Nazione (ormai disgregatasi sotto le spinte secessioniste legaiole) quanto di quella che ormai solo per eufemistica convenzione, viene definita Democrazia.
Un termine che, al pari di altri come Libertà, Legalità e Giustizia, è stato scientificamente svuotato del suo profondo significato concettuale proprio per distruggere il Principio di Uguaglianza dal quale non si può mai prescindere, pena il graduale pervenire a uno stato di cose che lentamente corrode le fondamenta e intacca in nuce l'idea stessa di Res Publica, la pregiudica distruggendo il fine ultimo a essa sotteso, ovvero il perseguimento del Bene Comune, aprendo in tal modo la strada ad uno strisciante sistema totalitario i cui effetti nefasti si manifestano proprio con l'instaurarsi di un'oligarchia; così come in Italia accade, senza che tale mostruosa mutazione venga impedita innanzi tutto dai cosiddetti organi di garanzia, oltremodo corrivi, e poi da quel popolo divenuto entità astratta proprio perché esautorato e svilito dall'aver delegato ad un sistema eversivo e corrotto il compito di pensare (e agire) per conto terzi.
Mi sembra sempre di ripetere gli stessi concetti, lo faccio soprattutto per me, inguaribile idealista soggiogato da un'idea di Libertà maturata nel buio di un seminario e illuminata dall'insegnamento di un professore di filosofia (per ironia della sorte figlio di un gerarca fascista) e dalla corrispondenza di amorosi sensi con una "compagna" di liceo, per nascita e censo arroccata sul fronte opposto al mio, con la quale intrapresi per così dire un percorso di formazione grazie al quale Nietzsche e Marx continuano a stringersi la mano prendendo il meglio di entrambi. Stento a ritrovarmi in una società che, tanto per dire, pensa di essere libera e democratica, magari si proclama anche cattolica e cristiana, ma poi vive prigioniera del falso perbenismo e si comporta in antitesi col dettato evangelico e con ogni altra dottrina ispirata dal concetto di aequalitas. Non è più questione di sola speculazione concettuale a fronte di una politica politicante (che in quanto ante e/o anti) antepone e contrappone se stessa e i propri interessi a quelli più generali della Polis essendo per l'appunto contraria (per principio) a quella che i Greci chiamavano eleutherìa, la Libertà che si sublima solo quando assicura la felicità, e siccome la seconda per taluni deve essere esclusiva di pochi, ecco manifestarsi in tutta la sua mostruosa nefandezza, l'anomalia tipicamente italiana di un presidente del consilvio che nel momento in cui sproloquia di libertà, la uccide proprio perché deve garantire la sua eudaimonìa, una felicità, nel caso in questione, comprata, effimera, falsa, costruita con l'inganno e il pregiudizio di chi con la frode antepone il proprio ego a quello degli altri.
Il guaio è che siffatta gentaglia assurge alle glorie del potere non per spirito di servizio, ma per servirsi dello Stato e delle sue guarentigie per (auto) legittimare le proprie malefatte continuando in tal modo a violare quella legge che viene all'occasione piegata a seconda delle contingenze del momento.
Un uso così strumentale del potere e della politica, che diviene mezzo e fine, forse non si era mai visto in un contesto apparentemente democratico dove quel che più conta è l'immagine percepita, non l'essenza di un discutibile portato individuale così incline a offrire di sé l'aspetto esteriore che, per quanto peggiore possa essere, viene edulcorato da un messaggio di pura propaganda mediatica che legittima l'illecito, specie nel momento in cui si perita additare al pubblico ludibrio la pagliuzza intravista nell'occhio del prossimo e si rifugge la gogna costruita dalla propria trave nell'immaginario collettivo così ben vellicato da un clima da basso impero che, tanto per dire, non sembra per nulla turbato dalla notizia di un diavolo dei paradisi fiscali che elude e raggira il pubblico erario facendosi anche beffa di quanti lo invitano a togliere il disturbo.
Con tante magioni sparse nel suo "parco" mondo, il poveretto non sa in quale andare e lo dice pure con l'impudenza tipica del pre-potente di turno che dovrebbe almeno fingere di spiegare l'origine delle sue inindagabili ricchezze, a meno che il compito non sia così improbo da rendere il suo intero impero frutto di malversazioni e ruberie e perciò meritevole di essere blindato con la corazza del privilegio. L'etimo delle parole, il valore semantico direbbe il mio prof di lettere, rivela più di ogni altro il carattere e, di conseguenza, l'azione dallo stesso ispirata per mettere in pratica ciò che ognuno si propone. Lascio ai più volenterosi il compito di andare a spulciare qualche dizionario etimologico, agli altri basti sapere che il privilegio di un singolo per certi versi nel diritto pubblico equivale a tutti gli effetti a quello delle plurimae leges ad personam. Qualcosa che nel caso del lupus in fabula rende perfino superati gli effetti degli arcana imperii annullati dalla boriosa presunzione di poter fare e disfare a proprio piacimento confidando nella fiduciosa dabbenaggine di una torma di cortigiani, ciambellani e buffoni di corte che si comportano come gli utili idioti di Lenin e gli regalano uno scudo giudiziario forgiato ad hoc con la fusione delle spoglie del fu Stato di Diritto.
E cos'altro è il privilegio di casta se non la presunzione data dall'essere legibus solutus?
Perché non dotarsi allora di un partito-azienda e investire sulla politica? Sembra la scoperta dell'acqua calda, eppure c'è chi l'ha fatto con estremo sollazzo e profitto unendo l'utile del potere, inteso in senso lato, al dilettevole degli interessi personali ancorché conflittuali con l'idea stessa dello Stato. Pinzillacchere per un famigerato self made man, ambizioso e dissoluto venuto su dal nulla e cresciuto come un fungo prataiolo nelle nebbiose opacità di banche fertilizzate dal riciclo di capitali sporchi olezzanti mafioso afrore. Ormai non fa più effetto (la puzza della discesa ponzata alla bisogna), eppure i suoi flatulenti coreuti la ripetono come un mantra propiziatorio quasi a voler esorcizzare il rischio di restare senza padrone. L'allocuzione scendere in campo dovrebbe far riflettere quanti sono caduti così in basso da scendere per l'appunto a compromessi con la propria coscienza, semmai ne avessero una, e con quella, puntualmente ingannata di un popolo ego-deferente dominato dal culto dell'immagine e incapace di discernere il grano dal loglio. Dio, come siamo caduti in basso!
Chi è sottoposto alla legge e la osserva non dovrebbe avere alcun patema d'animo nel farsi giudicare, eppure c'è qualcuno che cerca con ogni mezzo di sfuggirle, ma così facendo non fa altro che avvalorare le notitiae criminis che lo riguardano emettendo egli stesso un verdetto di colpevolezza che nessuna depenalizzazione potrà mondare, meno ancora potrà lavare l'onta di vedersi condannato non da giudici compiacenti e prezzolati quanto dal giudizio vindice della Storia. Colui il quale non potendone più dell'afrore che emana l'accompagnarsi agli affanni e agli affari dell'onorata società e s'inventa un ritratto di statista per darsi un'aura di santità, non può che coprire l'odore dei soldi con l'ombra del potere.
Ho citato i titoli di due libri paradigmatici scritti anni fa, ma che ben rappresentano il momento presente. Sarebbe bene che qualcuno avesse l'onestà intellettuale di leggerli, ma dubito che la libertà dei servi (altro titolo) sia tale da far loro capire con chi hanno a che fare, dato che sarebbe come segare il ramo sul quale sono seduti. Cadere da così vertiginose altezze comporterebbe qualche rischio per gente priva di dignità e così si dimenano come ossessi fra un predellino e un trampolino, attenti solo a non precipitare in una piscina senza più l'acqua chiara della legalità, ben rappresentata da un'aula sordida e grigia trasformata in bivacco di manipoli dove la dittatura della maggioranza mette sovente a rischio l'ordinamento costituzionale e i suoi cardini, considerati d'impaccio dal loro signore e padrone.
Ho bisogno di aria pura! Chiudo i giornali che scrivono di spudorati premier scudati, di potenziali avanzi di galera divenuti legislatori, di infernali paradisi fiscali, di ville e villone di statisti villani, di diavoli off-shore, di cariche della polizia contro cittadini inermi, di notissimi padri e figli disonesti indagati per evasione fiscale: talis pater, talis filius...e via di questo passo verso una successione dinastica che sarebbe come dare il colpo di grazia ad una morente e incompiuta democrazia.
Ho bisogno di aria pulita, spengo la tv che da giorni trasforma in trash mediatico un orrore antico ed esco fuori, non importa se piove (il governo resta comunque ladro, ruba perfino la speranza ai precari).
A pochi chilometri da qui si è consumata un'agghiacciante tragedia familiare, qualcuno ha scomodato gli Atridi e Clitennestra, altri ancora Ifigenia in Aulide ed Euripide, ma anche se siamo in quella che fu la Magna Grecia, qui non c'è traccia di epos e pathos: ci sono soltanto la morte e la follia ingigantita dagli archetipi potenti e ancestrali dei legami di sangue.
Rivedo una dopo l'altra le immagini dei personaggi coinvolti, l'unica che sembra fuori luogo col suo innocente candore è proprio quella della vittima, sacrificale, ha aggiunto qualcuno quasi a voler ancor più psicanalizzare una situazione dai risvolti più che torbidi.
Piove a dirotto, voglio sentire il suono della pioggia sull'ombrello, la voce del vento e il mio calpestio sul selciato, prima di inzaccherarmi gli stivali di fango camminando senza meta fra gli ulivi.
Le foglie secche calpestate non crepitano più come d'estate, ora sono state ammucchiate in cerchi dai contadini seguendo la fronda degli alberi pronti a raccogliere il frutto dell'albero all'uomo donato da Atena-Minerva .
Ascolto la voce di Madre Natura, osservo i pettirossi saltellare sulle zampine mentre rincorrono le olive mature appena cadute dagli alberi scossi dal vento. Sembra ne vadano ghiotti, anche se altri preferiscono i vicini corbezzoli; noncuranti della mia presenza continuano a banchettare con i passeri che si confondono con loro, pronti anch'essi ad assaggiare qualcosa. Non c'è brama del possesso!
Penso a quanto accade in altri ambiti considerati a torto superiori (giusto per restare nel regno animale) e mi sovviene un passo dello Spirito delle Leggi di Montesquieu, laddove nel capitolo dedicato al Principio della Democrazia si parla di Virtù: "Quando la virtù cessa, l'ambizione entra nei cuori che possono riceverla e in tutti entra l'avarizia. I desideri cambiano oggetto: ciò che si amava, non lo si ama più; si era liberi con le leggi, si vuol esser liberi contro di esse; ogni cittadino è come uno schiavo fuggito dalla casa del padrone; quello che era massima, lo si chiama rigore; quello che era regola, lo si chiama impaccio; quello che era riguardo lo si chiama paura. E' la frugalità che passa per avarizia, e non la brama di possedere. Un tempo i beni dei privati formavano il tesoro pubblico; ma ora il tesoro pubblico diventa il patrimonio dei privati. La repubblica è un guscio vuoto; e la sua forza non è più che il potere di alcuni cittadini e la licenza di tutti."
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il 16/02/2016 alle 10:03
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