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CONTRATTO A...TERMINE
Puntuali come i debiti, ad ogni tornata elettorale orde di vecchi e nuovi barbari invadono questo estremo lembo di terra italica alla conquista di quel consenso che più che spedirli nell'Urbe, il più delle volte dovrebbe mandarli a quel paese.
Gli aspiranti parlamentari e certi cosiddetti leader nazionali con relativo codazzo di strombazzanti scorte al seguito, qui si vedono solo quando devono riscuotere le decime (il voto), per il resto del loro mandato parlamentare si guardano bene dal frequentare i plebei e i servi della gleba del profondo Sud.
Occupati come sono a turlupinare e a prendere quotidianamente per i fondelli il Popolo Sovrano, volentieri dimenticano le promesse fatte nella precedente campagna elettorale e pur di partecipare al reality show parlamentare, sono disposti a firmare altre cambiali in bianco ben sapendo che difficilmente riusciranno ad onorare il debito contratto con i cittadini.
Qualcuno nel 2001 trovò anche il modo di spettacolarizzare la sua megalomane concupiscenza, finendo per stipulare in diretta televisiva un notarile "contratto con gli Italiani" la postilla del quale impegnava l'innominato estensore, a non ripresentarsi nel caso in cui non lo avesse rispettato.
Sappiamo tutti come poi è andata a finire.
Quel nobile contraente in anni cinque, ha pensato solo a risolvere i casi suoi (giudiziari e non) e quelli della sua cricca.
Da vero padrone ha usato la Res Publica, come se fosse res privata, facendola quindi diventare "cosa loro".
Impegnatissimo a legiferare pro domo sua, è ovvio che non sia riuscito poi ad onorare quel patto che così platealmente aveva quasi estorto alla controparte, cavalcando da vero cavaliere dell'etere quel cavallo di Troia che si chiama televisione.
Il contratto del Premier? Rispettato al 61% (è quanto emerge dalla lettura di "Tempo Scaduto" di Luca Ricolfi, ed. Il Mulino).
E' questo, in percentuale, il "percorso" totalizzato dal cavaliere e se lui, caro Lei, fosse un vero Uomo d'Onore, avrebbe già dovuto decidere, come da contratto, a non avanzare candidatura alcuna. Ma così non è stato e la veemenza verbale che caratterizza le teatrali esibizioni comiziali del "ghé pensi mi" manifesta tutto il suo disprezzo per chi ingenuamente ancora crede che "pacta sunt servanda".
Ora siamo al "redde rationem" e chi meglio del Popolo può democraticamente rescindere il contratto a...termine dell'infido teleimbonitore e della sua corte dei miracoli?
Da cavaliere ferrato nell'arte dell'uccellare, farebbe meglio a darsi all'ippica, forse solo col trotto la finirebbe una volta per tutte di abusare della credulità popolare.
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Inviato da: ossimora
il 16/02/2016 alle 10:03
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il 06/07/2014 alle 17:07
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il 23/03/2012 alle 02:52
Inviato da: chiaracarboni90
il 31/05/2011 alle 10:51
Inviato da: fantasista76
il 03/11/2010 alle 08:33