Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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BOLLITO

Post n°222 pubblicato il 29 Marzo 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Ogni volta che qualcuno solleva il coperchio del pentolone nel quale ancora bolle il passato dell'imprenditore "del nulla" certamente non si scotta ma finisce sempre per provocare la risentita rabbia di chi non vuole affatto rivelare l'origine "delle sue inindagabili ricchezze".
Invece di accennare ad una risposta che sia degna della carica che indegnamente riveste, il redivivo Napoleone, si rifugia nel saccente vaniloquio di chi ha tanto da farsi perdonare e altrettanto da nascondere.

A domanda risponde: "Tutte queste cose che lei dice sono delle basse insinuazioni, non degne di lei e non degne di nessuno".
L'interessato in questione è un ricco e potente signore che giusto ieri sera si è esibito nell'ennesimo, stomachevole, teletentativo di farsi passare come l'ideale salvatore di una Patria che ha ormai la nausea sia per gli imbonitori che per gli uomini della provvidenza.
Gli uni e gli altri sono quanto di più nefasto possa colpire la già provata (privata!)  democrazia di un  Paese a sovranità limitata.
A rigor di etimo se fosse il "candidato" che dice di essere dovrebbe avere la bontà di leggere, oltre al "libro nero del comunismo" anche uno solo dei cento e passa libri che ben descrivono il suo passato e il modo col quale è arrivato a prendere per il podice milioni di italioti.
Se preferisce invece guardare un film, gli suggerirei un dvd che sta andando letteralmente a ruba:
"Quando c'era Silvio".

Nell'intimità di una delle sue tante confortevoli magioni potrà senz'altro bearsi della vista dello speculare quanto grottesco autoritratto di colui il quale ha letteralmente addomesticato la "serva Italia" per regalarsi quello che per lui può essere un sogno, ma che per tutti gli altri è solo e soltanto un incubo.
Si accorgerebbe altresì che non è poi così intonso e trasparente come lui vorrebbe far credere e più ancora si convincerebbe che la "candida" veste che si è fatta cucire su misura è nera come la pece.
Per tornare all'etimo di cui sopra sarà bene considerare quanto si sia svilito il senso letterale di quel termine, quanto lo si abbia usurpato per il proprio meschino tornaconto, quanto lo si abbia calpestato e offeso per ricostruirsi un imene dopo l'altro.
Candidi come la neve, non avendo carichi pendenti, né sentenze passate in giudicato per reati caduti in prescrizione o cassati, i "brobi viris" potevano a ragione permettersi di avanzare la propria candidatura indossando la rituale "bianca veste" e chiedere così la fiducia dei cittadini, senza per questo nascondere dietro la maschera dell'ipocrisia l'inenarrabile passato. I reiterati tentativi di un infingardo pifferaio, per niente magico,  di ammaliare la solita platea con le solite ammorbanti flatulenze, sono come le avances di una decrepita battona ad una clientela per niente disposta a farsi circuire.
Il meretricio perpetrato è tale da meritare solo il pubblico disprezzo e ben comprendo quanti, inorriditi da cotanta megalomane concupiscenza, rifiutano di reggergli il moccolo.

 
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