Creato da bargalla il 30/01/2005
"PIU' DEL CLAMORE DEGLI INGIUSTI TEMO IL SILENZIO DEGLI ONESTI"

 

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IRREPERIBILE

Post n°223 pubblicato il 30 Marzo 2006 da bargalla
Foto di bargalla

Nuvole di polline vagano nel vento,
il soffio del cielo e il respiro della terra cullano la florida vita che verrà.

Una impalpabile coltre gialla copre i miei pensieri,
come un'ombra mi accompagna lungo il confine
di un altro giorno
che si perde per
sempre in riva al mare.

Ho scelto di vegetare con l'indolenza di chi ormai non aspetta più niente e nessuno, ho dato all'accidia la corporeità virtuosa dell'otium lasciandola impollinare dalla consapevole, peccaminosa, rassegnazione
dello spirito perché diventi semplice nolontà.
Un vago senso di incompiutezza torna a caratterizzare il mio agire, inizio mille cose per poi lasciarle alla mercé di un improbabile baro che
si diverte a mischiare le mie carte.
Se potessi dare invece uno sguardo alle carte del Buon Dio, forse vincerei qualche mano, ben magra consolazione per un perdente nato e vissuto rincorrendo un esercito di chimere!
Tra un turno di lavoro e l'altro, mi ritaglio uno spazio che sempre più di
frequente riempio con delle lunghe, interminabili, camminate e il bel tempo
mi invoglia a stare all'aperto più di quanto già di per sé non richieda la mia scelta di vivere in aperta campagna.
Ho imparato a coltivare l'arte del silenzio, mi piace la solitudine per quanto a volte rimpianga il tempo in cui avevo ben altra compagnia e i giorni in cui tutto sembrava condurmi verso quella grigia normalità
che ora considero eccezionalmente straordinaria.
Avessi potuto avere una famiglia tutta mia, una moglie, dei figli, avessi potuto vivere le comuni vicissitudini, senza per questo appiattirmi
in quella scontata, biasimata, quotidianità, che sembra poi banalizzare ogni rapporto che non sia fondato sull'Amore.
Mi sono messo in disparte, non mi faccio più trovare.
Mi sono chiuso in me stesso, ho buttato via la chiave.
Forse anche per questo nessuno più mi cerca e mi trova sotto questo cielo graffiato dal disincanto di una stella che ogni giorno sorge e tramonta
nell'intrigo di mille parole traslucide, macerate e perse nel vuoto ritmo di una storia, al di là della quale brilla sempre un pezzo del mio Paradiso.

 
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