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RIMINI STRANA

Post n°65 pubblicato il 09 Maggio 2010 da appestato.am

Città molto strana, Rimini.
 

Un gruppo culturale cattolico ti vieta di parlare della storia degli Ebrei nella città, dopo averti incaricato di studiarla, ma poi invita a conferenziare dei massoni che pagano loro per essere presenti dappertutto, tanto poi detraggono dalle spese della ditta.

 
Città non molto strana, Rimini. In quest'Italia per nulla divertente.
 

 
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Vane ciance

Post n°64 pubblicato il 11 Aprile 2010 da appestato.am

Governo senza potere? Berlusconi sogna di essere un nuovo De Gaulle



Berlusconi_degaulle

Occhei, diciamo imitando gli americani. Ma il gesto dell'ok è made in Italy, come nel dipinto di Paolo di Visso (XV sec.) che ritrae san Bernardino da Siena. Con la mano sinistra mostra un libro aperto, nella destra unisce a cerchio pollice ed indice secondo il modo usato dagli insegnanti di retorica per precisare: i discorsi sono giusti. Lo spiega Chiara Frugoni nello studio dedicato alla "Voce delle immagini". Insomma, niente è nuovo sotto il sole, tutto ha una storia.

Il discorso vale anche per la politica italiana. Si prospettano riforme. La più complessa ed oscura è quella costituzionale. Si vuole introdurre un quasi sistema francese. Dico quasi perché i nostri cugini d'Oltralpe eleggono il presidente della Repubblica con il doppio turno. Noi invece vogliamo risparmiare e ci accontenteremmo del turno unico. Sabato 10 aprile il capo del governo si è dichiarato impotente: "L'esecutivo non ha alcun potere": deve sottostare alle Camere. Dove peraltro la sua maggioranza è forte. Il rimedio è appunto modificare la Costituzione.

Molti suoi colleghi di partito non sono convinti. Italo Bocchino è stato l'unico politico di destra (crediamo) a ricordarci che il presidente francese nomina il presidente del Consiglio. In Francia non tutto è sempre andato liscio, perché si sono avuti lunghi periodi di contrasto fra capo del governo e capo dello Stato. Berlusconi pensa di eliminare queste eventualità con il turno unico, forse con il principio che chi prende più voti (anche un 20%) merita il 51? Bocchino teme il turno unico, come Fini: avremmo un presidente della Repubblica che nomina il primo ministro e controlla di fatto la maggioranza.

Il sistema francese fu cucito addosso a Charles De Gaulle nel 1962, dopo la nascita della Quinta Repubblica (1958) conseguente alla questione d'Algeria. Sergio Romano in un libro di Storia lo definisce una "monarchia repubblicana". È questo che vogliamo anche per l'Italia? Noi soltanto a parole siamo alla Terza Repubblica. Per cambiare il numero si deve cambiare Costituzione. Siamo ancora alla Prima, e basta, nonostante le chiacchiere. Di cui si lamenta Bocchino difendendo Fini, e definendo Bossi traditore perché nel 2001 chiamò Berlusconi mafioso.

Dunque, nel governo si litiga mentre le urgenze del Paese reale sono lasciate in ombra. Berlusconi cerca applausi parlando di oppressione fiscale. Come la destra reazionaria francese. Con vane ciance si perde tempo, non si dà da mangiare.

[11.04.2010, anno V, post n. 92 (1183), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

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Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Sarei pure fascista

Post n°63 pubblicato il 02 Marzo 2010 da appestato.am

L'accusa per aver criticato il principino canterino e ballerino



Blog_sanremo

Un mio articolo apparso sul periodico riminese "il Ponte", pure pubblicato sul mio network internazionale di blog, ha provocato la scomposta reazione di un lettore del giornale. Si tratta della nota dedicata al cittadino Savoia, esibitosi al festival della canzone a Sanremo.

Il lettore mi accusa di non aver avuto cristiana pietà verso il suddetto cittadino Savoia. Di essermi lasciato abbacinare dalla condizione di "cattolico adulto". Di voler una Repubblica non democratica e non nata dalla Resistenza.

Per rispondere al lettore ho inviato al giornale tre righe di testo che riproduco in calce. E che spero di poter vedere pubblicate.
Intanto qui aggiungo qualcos'altro. Credo nel cristianesimo del farsi pusilli. Quel lettore vuol prendere per i fondelli il sottoscritto, inserendo la definizione di "cattolico adulto" per accusarmi di prodismo.

En passant osservo che l'accusa è un onore, ma soprattutto un onere. Perché vedo che insomma o da destra o da sinistra, il professore bolognese sta sullo stomaco a parecchie persone. Ed allora la situazione è molto divertente. Quando si rompono le palle del biliardo, allora è un grande successo personale.

Non ho mai avuto tessere né da adulto né da infante della parrocchietta democristiana o post. Per cui il lettore riminese che ha protestato con il direttore del "Ponte", scrive cose inesatte, proiezioni di suoi fantasmi, metafore di una situazione che non mi appartiene.

Nessun partito mi avrebbe mai sopportato per più di tre giorni. Ho imparato la lezione da mio zio, che dopo la fine della guerra doveva essere il primo sindaco di Rimini. Ai compagni del partito (nel senso di compagni del pci) disse: "Ragazzi, chi ruba va in galera". Non lo candidarono.

Cattolici per cattolici, come suol dirsi, per fare paragoni. Meglio essere "adulti" e spiati da malfattori, che malfattori e fare le spie. Succede oggi (vedi caso Boffo), succedeva ieri (contro Prodi), e pure temporibus illis, quando personaggi adesso serenamente illustri, inviavano al ministero degli interni le informative sulle conferenze del dissenso cattolico tenute nella città.

Ecco la protesta del lettore de "il Ponte":
"Al Sig. Antonio MONTANARI. Complimenti per la sua alta concezione di carita' cristiana. Ora, se posso vorrei darle un parere, non un consiglio. Un cattolico adulto non ha bisogno di consigli. Prima di parlare di storia cerchi almeno d'informarsi un po'. Non molto un po'. Comunque, dal suo scritto, si evince che a lei questa Repubblica (costituzionale e resistenziale) non piace. Lei mira ad un'altra Repubblica. Cordialmente la saluto".

Ecco infine la mia risposta al lettore:
"Alla Costituzione nata dalla Resistenza, deve ispirarsi la Repubblica. Il lettore erra quando mi attribuisce mire verso un'altra forma di Stato. Ha sbagliato indirizzo. Forse non mi ha mai letto in precedenza. E non ha compreso nulla di quanto ho scritto circa il ridicolo principino canterino e ballerino. Da oltre mezzo secolo ho la cattiva abitudine di leggere e studiare libri di Storia. Per cui respingo al mittente l'accusa di non essere informato. Antonio Montanari".

[02.03.2010, anno V, post n. 62 (1153), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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Riccione, non basta la parola

Post n°62 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da appestato.am

Rodolfo Francesconi racconta tempo e spazio tra Romagna e Marche

 

Riccione_francesconi

 

A "Riccione nella Romagna" Rodolfo Francesconi dedica un ricco volume di ricerca storica (476 pagg., Raffaelli editore Rimini). Spiega nomi e caratteri geografici della città e del suo territorio, collegato a quelli che lo circondano anche dalla parte marchigiana. "Riccione nella Romagna" è soltanto la seconda parte del titolo, che inizia con "L'intelligenza del luogo". Ovvero un viaggio nel tempo, come osserva Piero Meldini nell'introduzione, alimentato "da una curiosità intellettuale onnivora".

Si parte dalla preistoria e si arriva al 2008, quando Riccione onora un suo figlio illustre, Igino Righetti, ben noto in tutt'Italia e non soltanto a Rimini, riservandogli una piazzetta. E cancella il nome di don Emilio Campidelli, che era stato posto ad un viale. Don Campidelli era stato cappellano a San Lorenzino nella parrocchia retta da don Giovanni Montali, e poi suo successore dal 1959 al 1981. Quando gli subentrò sino al 1994 il primo direttore de "il Ponte", don Piergiorgio Terenzi.


Una curiosità del 1969. Arriva in Consiglio comunale la proposta (8.9.) di intitolare la via Flaminia al polacco Jan Palach, il giovane uccisosi a Praga per protestare contro i sovietici che avevano invaso la sua patria. Il 25.11. via Jan Palach ridiventa via Flaminia (pp. 420-422). Ovvero il trionfo dello stalinismo puro e duro.


Il volume di Francesconi colloca ogni notizia locale nel contesto nazionale od internazionale. Ad esempio, ampio spazio è dato alla rivoluzione francese per meglio comprendere quanto allora successe a Rimini e dintorni.


Circa i nomi delle località, consideriamo il San Lorenzino citato, ovvero San Lorenzo in Strada. In Romagna, spiega Francesconi, di San Lorenzo con qualche aggiunta ce ne sono altri 12, mentre quelli "lisci" sono 6. Altri casi hanno alle spalle storie più complesse. Un solo caso. Dai "curopolates", i bizantini addetti al palazzo, deriva Corpolò.


Il progetto del libro è spiegato dall'autore con la volontà di raccogliere nella mappa dei nomi lo spazio dei luoghi e lo sviluppo della storia nel tempo. E' un'idea molto moderna. Vi ritroviamo riflessi il gusto vertiginoso per le liste di Umberto Eco, e le più moderne teorie di chi propone di leggere il tempo nello spazio. Per questi due elementi, molti lettori e non soltanto quelli non specializzati, dovranno essere grati a Francesconi per la sua fatica.


Ovviamente l'autore non è responsabile della bontà di tutte le citazioni. In certi casi, ad esempio sulla storia medievale, preferiamo ricordare vecchie letture (come quelle di Antonio Carile, 1975), meno portate a semplificazioni fuorvianti.

Foto: www.inriccione.info

[05.02.2010, anno V, post n. 42 (1133), © by Antonio Montanari / "Il Ponte" Rimini, 2010. Mail.]

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Web, unica trappola?

Post n°61 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da appestato.am

Il ridicolo delle università non è mai esaminato, altro che internet

 

Maggiani_manzoni_blog

 

La discussione sull'uso del web procede bene. Oggi Miguel Gotor dell'Università di Torino, ha scritto un bel saggio sul "Sole", "Il filo della Storia smarrito nella Rete". Pone un problema specialistico non secondario: "...chi e come filtra gli archivi che vanno on line?".

Domanda: come si controllano i saggi che docenti universitari dalla molta prosopopea e dalla poca accortezza pubblicano per mantenere la cattedra? Lo dicevo con un insegnante ormai fuori ruolo per età, e con un prestigioso passato. Non ha contestato la mia opinione. Negli Usa la produzione scientifica dei docenti è esaminata di continuo. Da noi non si fa nulla.

Da noi anzi si fa di peggio. Si creano cattedre non per giovani, ma per pensionati che mai hanno insegnato in precedenza neppure in una scuola media. E' un  sistema ridicolo, che umilia la cultura italiana. La cui sorte è affidata agli amministratori privati che finanziano gli atenei di periferia, ricavandone in cambio non effimero prestigio, ma ben precisi favori.
Fermiamoci alla constatazione, senza scendere in dettagli che non tutti possono decifrare non conoscendo i contesti in cui essi fioriscono. Di cose da dire e chiarire ce ne sono parecchie, eccome.

Web e giornali. Anna Masera nella sua odierna rubrica a p. 26 della "Stampa", scrive nel titolo: "Ma la carta resta indispensabile", riprendendo una ricerca americana.
Da cui emerge che si può aggregare soltanto ciò che si stampa. Giusto. Due riflessioni personali (se la definizione non è troppo ambiziosa). C'è  forse più gente che legge a scrocco i giornali al bar, di quanta sfrutti le edizioni on line. Però si vogliono tassare gli strumenti elettronici, e non le consumazioni al caffè.

Giornali stampati. Se un foglio scrive una cosa inesatta, e voi glielo fate osservare con tanto di nome e cognome, vi censurano. Il web avrà commentatori ispidi ed anonimi, ma qualcosa fa.
La "Stampa" non mi pubblicò una lettera sopra un articolo relativo ad un passo di Leopardi, frainteso da Sebastiano Vassalli (2008).

Vorrei scriverne un'altra oggi sopra l'articolo della "Stampa" firmato da Maurizio Maggiani, dove parla della mia terra, la Romagna, delle sue "piade e piadine" (piada è la parola giusta, piadina l'orribile nome industriale che ha corrotto la parola giusta nell'uso comune), la Romagna che ogni anno ricorda la "trafila garibaldina". Dalla quale Maggiani parte per chiedersi chi abbia la colpa di aver rubato agli italiani l'epopea del Risorgimento.

Maggiani pone tra i sospettati anche Manzoni, uno che allora (durante il Risorgimento), "dava alle stampe una storia secentesca sul ruolo della Provvidenza Divina come dispensatrice di Giustizia".
Quella storia, se Maggiani mi perdona l'impertinenza che limito al blog (rinuncio alla lettera che sarebbe cestinata), non è come lui la sintetizza qui. E Manzoni è un gran bell'intellettuale vissuto fra Lumi e conversione. Non lo si può liquidare miserevolmente, come lui ha fatto, inebriato dal ricordo della "piada e piadina" della mia Romagna.

Gianni-riotta Da vecchio manzoniano sono rimasto più amareggiato che stupito. Pazienza, è un'opinione fortunatamente non espressa sul web, altrimenti Gianni Riotta avrebbe fatto faville.

[17.01.2010, anno V, post n. 25 (1116), © by Antonio Montanari 2010. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
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