Creato da arzakk il 08/10/2008
Racconti erotici di un viaggiatore poco curioso - la lettura, per i contenuti scabrosi ed espliciti è riservata esclusivamente ad un pubblico adulto.

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« Mi presento...Roberta, bocca di miele ... »

Roberta, bocca di miele - prima parte

Post n°2 pubblicato il 10 Ottobre 2008 da arzakk
 
Foto di arzakk

All’inizio era solamente una collega. Bella, femminile, dal profumo di spezie africane. Più giovane di me di 15 anni, gentile nei suoi movimenti e nei suoi sguardi intensi. La sua bocca grande e carnosa ipnotizzava i miei occhi mentre parlava, così da fissarmi sul movimento delle sue labbra a volta increspate a volte lisce e gonfie, inumidite di tanto in tanto da un rapido colpo di lingua che le faceva diventare lucide. Il suo sorriso non era solo i suoi denti che facevano capolino mostrandosi nel loro biancore, ma anche il chiudersi di occhi allungati e verdi.

Parlavamo di poesia e letteratura io e Roberta. Ci guardavamo fissi e ci capivamo anche se spesso non stavo a sentire le sue parole, concentrato com’ero sulla sua bocca che si muoveva al ritmo di suoni leggeri o sostenuti.

Aveva un ragazzo, come io avevo la mia donna, e come accade in questi casi, quando nasce una passione non ci sono compagni che frenino. Sapevo che prendeva la metropolitana per tornare a casa, e la precedetti un giorno che ero in ferie. Era sorpresa e contenta di vedermi. La invitai per una passeggiata in un piccolo parco proprio di fronte la fermata, e vi andammo.

Mi prese sottobraccio e parlammo di cose che non ricordo, ma di cui rammento solo il suono della sua voce ed il suo braccio che mi stringeva. Ormai era quasi buio, ed alla flebile luce di un lampione decidemmo che sarebbe stato meglio sederci. La panchina era di marmo, semplicemente un rettangolo freddo senza schienale sopra il quale ci mettemmo a gambe larghe come se stessimo a cavallo uno di fronte all’altra. Parlare solo ci importava, guardarci negli occhi, vicini, troppo vicini, tanto che il mio cuore sembrava battere troppo spesso, ed avevo paura che coprisse il rumore del traffico lì vicino, che rivelasse il mio desiderio. Mi chiese qualcosa, non ricordo cosa, ma si fece più vicina ed abbassò gli occhi. Io li abbassai chiedendomi cosa fare, ma ricordo le parole che dissi “Roberta, se ti avvicini così poi corri il rischio che possa baciarti”, ma probabilmente non finii la frase che rimase nella mia mente. La sua bocca con uno scatto che ricorderò per sempre, seguiva i suoi occhi chiusi e si posava sulla mia. Era morbida, umida, grande, delicata e calda, chiusa e liscia: Io inebetito con un’esplosione nel cuore socchiusi le labbra, indeciso e senza fiato, ed improvvisamente impazzito quando la sua lingua iniziò a cercare la mia, con un sospiro ed un piccolo mugolio. Roberta si avvicinò il più possibile a me salendo sulle mie cosce e stringendomi forte. Io la strinsi passandole le braccia dietro la schiena e prendendole la nuca per sentirla di più e sentir stridere i denti mentre esploravo la sua bocca, respirando col naso e ad occhi chiusi concentrandomi sul suo corpo stretto al mio. I suoi seni sembravano allontanarmi come respingenti, ma le sue gambe al contrario mi stringevano per non cadere. Il mio sesso mi faceva male, costretto nei vestiti, imbarazzante avrebbe voluto uscire, forse scappare, forse volare via, ma certo non soffrire in quella situazione. Mi offrì il collo che baciai a lungo, annusando il calore dei suoi lunghi capelli sudati, come una medicina per la mia voglia di possederne l’odore. Come mi piaceva scivolare intorno la sua bocca, leccarne gli angoli ed entrare in essa per scontrarmi con la sua, rapida al contrario della mia, lenta, pesante, che si bagnava della sua saliva che mi sembrava di bere come alla fonte della gioia.

“Roberta ti prego sto impazzendo. Andiamo via di qui. Vuoi venire a casa mia? Sono solo stasera” le dissi staccandomi a malincuore dalle sue labbra.

“Va bene” rispose con voce calma “però non facciamo tardi. Avverto mia madre” e prese il cellulare per chiamare casa ed avvertire i genitori con i quali viveva ancora.

Ci alzammo dandoci la mano ed un piccolo bacio sfiorato e rubato ai secondi che passavano. Ora non eravamo più lenti e quasi non dicemmo più niente come se non avessimo più niente da dirci, assurdamente silenziosi. Quando c’è la fisicità sembra che non occorrano più le parole, ma solo uno stringere le dita ed una carezza leggera.. Andammo via in auto e lei mi pose una mano sulla coscia, accarezzandola mentre guardava avanti, verso la strada. Una volta arrivati sotto casa, si girò dal suo posto e mi mise le braccia intorno al collo, offrendo la sua bocca ai miei baci e poggiandosi a me che non dovetti fare altro che passarle le braccia attorno al corpo e stringerla e mantenerla dritta. Chiuse gli occhi. E mi spinse con forza indietro per farmi poggiare sul poggiatesta. Si bagnò le labbra facendo fuoriuscire la saliva con la lingua. Il liquido scese copioso dalla sua bocca finendo sulla mia. Sorpreso, rimasi bloccato con gli occhi aperti quando nel buio la vedi strofinare la sua bocca sulla mia come per verniciarla di acqua scivolosa e calda a labbra unite, bocca chiusa su bocca chiusa con un oscillare ritmico ma senza regole donandomi sensazioni e brividi mai percepiti prima d’ora. Le mie terminazioni nervose sembrarono urlare così eccitate e solleticate da movimenti inaspettati. E la sua lingua seguire le mie labbra mentre mi accarezzava ancora con le sue mani che stringevano la nuca ed i capelli. Io le passai le mani sulla schiena calda e nuda sotto un sottile maglione e mi incastrai le dita sotto il reggiseno che sembrava stringerla e toglierle il fiato. Non resistetti a non toccarla. La mia mano destra scese tra le sue cosce ricoperte dai jeans e stingendole carne morbida e calda, salì sul suo sesso stretto ricoprendolo con tutte le dita, ormai attanagliate senza la minima voglia di staccarsi. Lei gemette tra un sospiro e la ricerca della mia lingua con la sua. Sembrava fosse ricoperta di miele, che inghiottii vorace.

 Fine prima parte…

 
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