Creato da arzakk il 08/10/2008
Racconti erotici di un viaggiatore poco curioso - la lettura, per i contenuti scabrosi ed espliciti è riservata esclusivamente ad un pubblico adulto.

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« Roberta, bocca di miele ...Roberta, bocca di miele ... »

Roberta, bocca di miele - seconda parte

Post n°3 pubblicato il 15 Ottobre 2008 da arzakk
 

 Sotto i miei larghi pantaloni di velluto a coste indossavo i boxer. Il risultato fu che eccitato al massimo da quella situazione altamente eroticizzante per me, in breve tempo divenne visibilissima l’erezione come se nascesse una collina conica, un vulcano in mezzo ad una pianura a causa di un terremoto del massimo grado di qualsiasi scala di misurazione. Nella penombra dell’abitacolo della mia utilitaria, proprio sotto casa, in compagnia di una ragazza che mi stava baciando, alla mercé di una qualsiasi inquilina curiosa, eravamo abbracciati. Le mie mani sulla sua pelle, le sue mani sui miei pantaloni. Ma non ce ne fregava niente nel caso qualcuno ci avesse visti. Premeva e giocava con il visibile fardello al punto da farmi male, così rigido da essere d’impaccio, così preda del suo giocare quasi senza rispetto. Ma rispetto di cosa? Dopotutto in quel momento avrebbe potuto farmi qualunque cosa, in balia della sua bocca dolce incollata alla mia. “Tesoro mio non resisto, ti prego saliamo da me” riuscii a dire quasi divincolandomi. Si staccò con ancora gli occhi chiusi, sorridendomi. “Si, andiamo, voglio essere più comoda piuttosto che incastrata in questi sedili”.

Coprendomi con una borsa, a scanso di incontri sul pianerottolo o nell’ascensore, con pochi passi fummo dentro. Fortunatamente nessuno incrociò il nostro tragitto ed in un paio di minuti fummo all’interno del mio appartamento. “Accomodati, faccio in un attimo. Ti occorre qualcosa?” le dissi facendola sedere sul divano prima di recarmi in bagno per mettermi a posto. “No, niente, ti aspetto… Sbrigati ti prego!”

Una rapida lavata con acqua fresca ed abbondante sapone per togliermi la stanchezza della giornata mi vide assente per pochi minuti. Il tempo per entrare in salone e vederla spogliata, in biancheria intima, reggiseno mutandine brasiliane di seta grigia, basse dietro, poggiata sullo schienale del divano, in una posizione di trequarti alla mia vista impazzita dalle sue forme bellissime. “Faceva caldo…” mi disse sorridendo con un viso di femmina che sapeva il fatto suo. La sua schiena arcuata metteva in risalto un sedere un poco più grande della media, tondo come la Luna piena, invitante come una torta alla panna. La spallina sinistra era scesa sul braccio come se il peso del seno potesse averla spostata per mostrarsi bianco e morbido, teso verso il basso come un frutto maturo. Rimasi ad osservare il suo corpo ed il suo viso sorridente ed interrogativo e sembrava  stesse chiedendomi “Ed ora? Cosa aspetti?”. “Sei splendida, bellissima, mi sembra come se leggessi nei miei desideri più nascosti”.

Mi tolsi la camicia ed i pantaloni in un millesimo di secondo, rimanendo con i boxer che non riuscivano a celare il mio stato di eccitazione. Mi avvicinai alle sue spalle posandole le mani sulla schiena e carezzando la avvolsi sul davanti passando sulla sua pancia e risalendo sui seni spostando la seta sottile che la ricopriva. Presi a piene mani quelle bellissime forme, fresche e morbide, stringendole un poco fino ai capezzoli che subito diventarono rigidi e scabrosi fra le mie dita. La mia pancia ed il petto si strofinavano sulla sua schiena, forse facendole il solletico e sentire che la desideravo. La mia bocca sul suo collo caldo e profumato dei suoi capelli insisteva a mordere la nuca ed i lobi delle orecchie; baciava disperata la cervicale spostando i capelli con le guance mentre la stringevo forte. Lei spostò le sue mani che la sorreggevano e rimanendo solo inginocchiata sui cuscini le portò dietro di sé aggrappandosi all’elastico dei miei boxer e tirandoli giù, spogliandomi completamente, poi una sua mano impugnò ciò che aveva liberato, stringendolo. Per vendetta, scherzosa e tremenda, così catturato, le sciolsi il gancetto del reggiseno e mi attaccai ai lati delle sue mutandine, non prima di averle accarezzato la schiena e trascinato verso il basso la sua unica copertura.. Ora era lei a strofinarsi ancheggiando e cercando di sentire il più possibile me stesso.  Sospirava, ed anch’io; respiravamo forte ed io sentivo il suo odore sempre più forte: pelle calda e sudata, scivolosa sotto le mie mani, che scendendo prendevano e stringevano la sua peluria curata, facendo scivolare tra le dita come fili di seta da avvolgere e legare.

“Siediti qui al centro” mi disse con poca voce. Lo feci e subito mi salì sopra come se fossi una motocicletta, poggiandosi sulle mie spalle ed offrendo i seni alla mia bocca. Cominciai a succhiare e con le mani le strinsi la vita i fianchi e più giù le natiche fredde. Lei oscillò ancora per molte volte ed ondeggiò come scossa dal vento, e sentivo che pian piano sembrava entrare, e scomparire, ma era sempre lì fuori ed ancora ed ancora, mentre si muoveva sempre più piano, lenta inesorabile. Mi guardava negli occhi che non riuscivo a tenere spalancati. Era più forte di me il richiudersi  e l’umettarmi le labbra . Avrei voluto sprofondare il mio viso dentro di lei, ma volevo capire cosa volesse fare di me. Si fermò. Lo prese ancora una volta con una mano e lo indirizzò verso la sua apertura che mi sembrava caldissima, e iniziò a giocarci girandoci intorno. Senza attrito, bagnata come una torta di mele, si fermava sollevandosi e poi scendendo piano faceva entrare la punta e poi sfilava, e poi ancora ed ancora fino a che cadde di peso avvolgendomi completamente senza alcuno impaccio, veloce. E solo allora sentii quel grande calore che adoravo. Sentirmi preso, circondato aumentava il piacere della semplice posizione. E rimase ferma, ma sentivo che muoveva i suoi muscoli interni e mi sentivo stringere e rilasciare, stringere e premere, ed il calore aumentare. Poi si sfilò, alzandosi mentre io con il cuore a mille le toccavo il viso e sfioravo le labbra asciutte. “no!” le dissi “perché ti levi?” e lei rispose con poche parole: “Vuoi che lo faccia con la bocca? Ti prego! Lasciamelo fare…”. Non attese la risposta che già immaginava positiva. Prese un cuscino, lo pose in terra tra le mie gambe larghe e si inginocchiò comoda...

Fine della seconda parte - continua

 
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