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Messaggi del 14/08/2020

Le ultime novità dallo spazio.

Post n°3227 pubblicato il 14 Agosto 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Quali molecole si trovano nello spazio?

Sono centinaia, per lo più organiche, ossia composti del

carbonio, ma la relazione con l'origine della vita resta

incerta.

42-46202031_previewLa nebulosa di Eta Carinae: la spettroscopia rivela la presenza

di molecole formate da carbonio, azoto e idrogeno. |  

Sono oltre un centinaio, dalle più semplici (composte solo da

due atomi) alle più complesse, con catene di decine di atomi.

Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di composti del

carbonio (cioè di molecole definite organiche).

La prima, individuata nel 1937, fu il radicale metilidina (CH).

Tra le altre, acqua, ozono, fosfina, acido acetico, metano, ammoniaca,

ossido di ferro e di titanio eccetera.

Molte di queste sono molecole ben conosciute e stabili, come l'acqua

e l'ammoniaca, altre sono refrattarie, come il monossido di silicio,

ma circa la metà sono altamente reattive, e alcune di queste sono state

rilevate nello Spazio prima ancora che in laboratorio.

ZUCCHERO COSMICO. 

Vi sono anche diverse molecole di interesse biologico, come il più

semplice degli zuccheri, la glicolaldeide (C2H4O2).

Nel 2003 è stato individuato il più semplice degli aminoacidi (i composti

che unendosi in catene formano le proteine).

L'esistenza della glicina (NH2CH2COOH) non è mai stata confermata.

Le molecole, in genere, si rilevano nelle nubi interstellari usando la

spettroscopia, ossia la misurazione dell'energia emessa o assorbita dagli

elettroni degli atomi che le compongono.

La chimica organica su scala galattica rafforza l'ipotesi che forme di vita

basate sul carbonio siano diffuse nell'Universo, ma la relazione che

intercorre tra le molecole interstellari e l'origine della vita rimane

estremamente incerta, a causa dei violenti e complessi eventi che

accompagnano la formazione dei pianeti.

 
 
 

Le ultime dell'archeologia...

Post n°3226 pubblicato il 14 Agosto 2020 da blogtecaolivelli

23 GIUGNO 2019

ARCHEOLOGIA

federica v.https://notiziescientifiche.it

Isolotti artificiali creati 5600 anni fa, archeologi

cercano di chiarire misteroFOTOGALLERY

Potrebbero sembrare naturali ma i piccoli e

piatti isolotti, conosciuti anche come crannog

e presenti al largo delle coste o nei laghi scozzesi,

sono stati in realtà costruiti dagli esseri umani

migliaia di anni fa, alcuni di essi ben 5600 anni fa,

in piena era neolitica, ancor prima del periodo di

costruzione di Stonehenge, secondo un nuovo studio

pubblicato su Antiquity.

Si tratta di una datazione ben antecedente alla

stima precedente che faceva risalire questi isolotti

a circa 2800 anni fa.

Altre stime risalenti agli anni 80 facevano risalire

questi isolotti addirittura solo all'800 avanti Cristo.

Come riferisce anche Duncan Garrow, professore di

archeologia all'università di Reading, si tratta senza

dubbio di opere artificiali create con materiali di ogni

genere, dalle rocce alla torba per finire con il legno

degli alberi.

Queste piccole isole mostrano infatti evidenti muri,

alcune di esse anche piccole strade rialzate, segnali

del fatto che sono state costruite appositamente.

Queste isole artificiali hanno da tempo affascinato gli

archeologi non solo perché stupisce il fatto che siano

state costruite opere così massicce migliaia di anni fa

ma anche perché, da quando sono state scoperte, non

sono mai state in realtà studiate in dettaglio.

Dato che i ricercatori subacquei hanno poi trovato vari

frammenti di ceramica nelle vicinanze di molti di questi

isolotti (ce ne sono 570 solo in Scozia), si è pensato

che essi dovessero avere un significato speciale per le

popolazioni che li hanno costruiti e che hanno condotto

o comunque notevoli sforzi trasportando nelle acque

massi pesanti anche 250 kg.

Il sospetto è che ulteriori tracce possano trovarsi nel

sottosuolo di questi isolotti, larghi in media una decina

di metri, ma ancora nessuno scavo è stato effettuato.

Inoltre solo il 10% dei crannog è stato datato al

radiocarbonio e ciò fa pensare che bene possano

essercene molti altri anche più antichi.

Garrow, insieme al collega Fraser Sturt dell'università

di Southampton, ha studiato durante il 2016 il 2017,

alcuni di questi isolotti artificiali in tre laghi della Scozia,

Loch Arnish, Loch Bhorgastail e Loch Langabhat.

I ricercatori hanno scoperto che quattro di essi sono

stati creati tra il 3640 e il 3360 a.C..

I sommozzatori hanno inoltre trovato vari frammenti

di ceramica neolitica, alcuni dei quali bruciati, forse

risultato di un rituale che prevedeva il lancio di vasi

infuocati nell'acqua.

 
 
 

Le ultime notzie sul campo magnetico.

Post n°3225 pubblicato il 14 Agosto 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Nel campo magnetico c'è il "seme" che ha

consentito la comparsa di gran parte delle

piante e dei fiori oggi presenti sulla Terra:

a ogni sua variazione sensibile, infatti, ha

corrisposto la comparsa di nuove specie.

È la scoperta realizzata da Massimo Maffei

dell'Università di Torino e pubblicata su

"Frontiers of Plant Science".

Maffei, con Angelo De Santis dell'Istituto Nazionale

di Geofisica e Vulcanologia, ha dimostrato che, in

concomitanza con le fasi di inversione dei poli

magnetici, si sono verificati processi evolutivi specifici.

Quello del campo è un fenomeno complesso: non è

costante né uniforme nello spazio, ma con inversioni

dei poli che si verificano periodicamente ogni 300 mila

anni.

Protegge la Terra dal vento solare - le particelle

cariche provenienti dalla nostra stella - ma il suo

ruolo a favore della vita non si esaurisce qui.

Influenza, infatti, il mondo vegetale in due modi.

In primo luogo alterando il Dna: durante le

inversioni di polarità tutte le forme di vita sono

esposte a una più intensa radiazione cosmica,

capaci di produrre mutazioni genetiche che

sono la base per l'emergere e la selezione di nuove

specie.

In secondo luogo, le piante, più che gli animali,

sembrano essere ipersensibili alle variazioni del

campo magnetico, perché dotate di sistemi di

"magnetopercezione": sono quelli che trasmettono

i segnali al Dna, inducendo l'attivazione di numerosi

geni e causando cambiamenti nei processi di

accrescimento.

Questi possono alterare i cicli biologici, modificando

per esempio le fioriture.

Il tutto, a sua volta, ha forti ripercussioni sugli insetti

impollinatori e quindi sui frutti che la pianta produce

e, da ultimo, sulla forza di resistere alle pressioni della

selezione naturale.

Lo stress così ingenerato fa sì che solo le specie più

forti - dotate di mutazioni vantaggiose - diventino

quelle dominanti.

"Abbiamo analizzato i dati sulle variazioni del campo

tra 86 e 276, 5 milioni di anni fa - spiega Maffei - e

li abbiamo incrociati con quelli sull'origine di nuove

piante.

Risultato: esiste una chiara correlazione tra i due

fenomeni".

 
 
 

I geoglifi di Atacama

Post n°3224 pubblicato il 14 Agosto 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

I geoglifi più conosciuti al mondo sono

senza dubbio le Linee di Nazca, in Perù.

Eppure, nel deserto di Atacama in Cile,

c'è un altro gruppo di geoglifi altrettanto

notevole e impressionante.

Tra di essi, l'enigmatico Gigante di Atacama.

Il Deserto di Atacama è situato nel Cile

settentrionale, nella regione di Antofagasta

e la parte settentrionale della regione di Atacama.

È un paesaggio aspro e brullo, noto come il deserto

più arido del mondo.

Qui si trova un notevole gruppo di geoglifi al quale

i ricercatori cercano di dare risposta da anni.

Anche se i geoglifi di Atacama sono meno noti di

quelli del pianoro di Nazca, essi sono molto più

numerosi, più vari nello stile e coprono un'area

molto più grande.

Si tratta di una collezione di oltre 5 mila figure

geometriche, zoomorfe e antropomorfe.

Secondo le ipotesi più accreditate, i geoglifi di

Atacama sono stati tracciati tra il 600 e il 1500

d.C., ma altri pensano che possano essere più

antichi.

È sempre problematica la datazione dei geoglifi,

dato che non è possibile eseguire datazioni al

radiocarbonio.

Comunemente, si ritiene che la produzione dei

geoglifi di Atacama sia da attribuire a diverse

culture che si sono succedute nella regione, tra

cui quella Tiahuanaco e quella Inca.

I geoglifi sono stati tracciati utilizzando tre tecniche

differenti: estrattiva, additiva e mista.

La tecnica estrattiva prevede la rimozione dello

strato superiore del terreno, in modo da creare

l'immagine desiderata.

Questa è la tecnica più comune riscontrata.

La tecnica additiva, invece, comporta la raccolta di

materiale, quali pietre o ghiaia, che poi viene

accumulato sulla superficie del terreno per formare

il contorno della figura desiderata.

Infine, la tecnica mista prevede l'impiego di

entrambe le tecniche.

Fortunatamente, i geoglifi sono sopravvissuti al

passare del tempo e all'esposizione agli agenti

atmosferici.

Uno dei geoglifi più intriganti e controversi è il

cosiddetto Gigante di Atacama, il cui vero significato

e interpretazione continua ad essere oggetto di

dibattito tra gli scienziati.

Si tratta di una figura antropomorfa situata su una

collina conosciuta come la "Cerro Unitas".

Misura 119 metri di altezza ed è il più grande geoglifo

conosciuto in tutto il mondo.

È caratterizzato da una grande testa quadrata e da

lunghe gambe altamente stilizzate.

Da ogni lato della testa del gigante è possibile notare

l'uscita di quattro linee, simile a raggi luminosi.

Ad oggi, non esiste nessuna spiegazione o teoria che

sveli il mistero delle strane caratteristiche di questo

enorme geoglifo.

Secondo l'interpretazione di alcuni ricercatori, potrebbe

essere una sorta di calendario astronomico che

misurava il movimento della Luna.

Un altra ipotesi propone che sia l'icona di una divinità

sconosciuta venerata dalla popolazione locale.

Altre teorie suggeriscono che possa trattarsi della

marcatura di un percorso sacri di iniziazione,

l'indicazione di un antico linguaggio o la celebrazione

di un paleocontatto alieno.

Accanto al gigante è possibile osservare immagini di

lama, lucertole, gatti, uccelli e pesci.

In altri casi, sinotano sconcertanti figure geometriche

che non fanno altro che infittire l'enigma

sull'interpretazione e il motivo di una tale sconcertante

collezione di figure.

 
 
 

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