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PENSIERO DA UN'AMICA
vorrei...vorrei... vorrei... vorrei sulle onde del mare... adagiare le mie stanche membra....e rintemprar corpo e anima...rigenerare la mia linfa vitale...spesso stanca e consunta dai mille problemi del quotidiano...la vita è dura... e i sogni... sempre... sempre piu lontani....
Lu.
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ASPETTI STORICI E ARCHEOLOGICI NEL MONTIFERRU
Post n°19 pubblicato il 07 Marzo 2009 da bumpy2002
Selci scheggiate rinvenute nella Sardegna settentrionale, cronologicamente riportate al Paleolitico Inferiore (4-50.000-150.000 a.C.), costituiscono al momento la testimonianza più antica della presenza dell'uomo nell'Isola; resti scheletrici, umani ed animali, provenienti dal territorio di Oliena, confermano tale presenza nei tempi del Paleolitico Superiore-Mesolitico (datazione al C14:13590±140 a.C.). In campo religioso il principio femminile terra-madre, evinto dall'osservazione che la terra produceva quando fecondata dalla pioggia, che le mandrie si moltiplicavano fecondate dal toro e che la donna diventava madre attraverso processi analoghi, prevalse dapprima sul complementare principio maschile fecondante, simboleggiato dalle corna taurine, divenendo centrale nella religione neolitica: tra le numerose statuette che raffigurano la Dea Madre nuda, steatopigia e con accentuati attributi sessuali, si colloca quella calcarea da Su Anzu di Narbolia. Il perfezionarsi delle credenze, per le quali la morte altro non era che il sonno eterno, richiese sepolcri duraturi da affidarsi alla solidità della pietra: di provenienza orientale e diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, ma non solo, l'uso di seppellire in grotticelle prodotte artificialmente nella roccia conobbe in Sardegna, a partire dal Neolitico Medio, ma con maggiore diffusione nei tempi del Neolitico Recente e in quelli successivi del Calcolitico (2800-1800 a.C.), espressioni varie e notevolissime, interpretate dalla fantasia popolare come abitazioni di fate o streghe, le domus de janas. Dallo scavo di piccole tombe a forno (talora denominate furrighesos e ragione, al contempo, di tale diffuso toponimo), con pozzetto verticale d'accesso, si passò a tombe prodotte con scavo orizzontale e articolato in più ambienti (dromos o vano d'ingresso, anticella e cella per la pratica del culto ai defunti, cellette di deposizione) talora secondo un preciso disegno planimetrico: fra esse si annoverano, nel territorio del quale ci occupiamo, la domu II di Ispinioro di Scano Montiferro e la domu I di Serrugiu di Cuglieri. Di quest'ultimo ipogeo si conosce, oltre la denominazione di "Spelunca de Nonna", quella, oggi dimenticata, di "Sa grutta de su rugiu", la grotta del (colore) rosso, per la presenza di pitture parietali in ocra rossa, il colore del sangue, simbolo della sopravvivenza alla morte: riteniamo che sia stata proprio questa seconda denominazione della domu all'origine del toponimo. |
INFO
FIORE DE SARDIGNA
LIzu de monte, preziosu frore,
drucche comente una samaritana,
accheradi o bella a sa ventana,
reina de su eranu e de s'amore.
Virgine sarda, fiza'e su nuraghe,
cando moves donosa a sa funtana,
resuscitas un'epoca lontana,
profumada de ispigas de paghe.
LENTOS BOLOS
Parene fogos mannos,istasidos,
custos tramuntos longos de attunzu:
rampos troppu a traddu froridos,
cando su coro si lassat andare
a lentos bolos carrigos de ammentos.
Sunu 'olos chi andan cun sos bentos,
ninnade,abbellu,sa malinconia,
dae sas serras a sa marina.
E s'anima s'intregat a s'olvidu,
in cust'oru de Santa Caterina




Inviato da: lunaticanotte0
il 05/11/2014 alle 17:28
Inviato da: lucia1958
il 20/09/2014 alle 22:02
Inviato da: fatinamatta682
il 06/02/2013 alle 00:58
Inviato da: fatinamatta682
il 06/02/2013 alle 00:44
Inviato da: bumpy2002
il 30/10/2012 alle 19:47